Parliamo sempre di numeri, di statistiche, ma ci dimentichiamo, spesso, che dietro la matematica ci sono dolori, famiglie spezzate, morte. E non si tratta solo di persone anziane o con pregresse patologie (come se la cosa poi potesse essere una sorta di sollievo), ma anche di giovani o adulti nel pieno della loro esistenza. Tra coloro che hanno perso la vita a causa del Codiv-19 c’è anche Jessica Barcella, 43enne di Pedrengo, comune di circa 600o abitanti in provincia di Bergamo.

La Bergamasca è ormai da giorni la provincia più colpita dal Coronavirus: i casi erano arrivati ieri a 5869, i decessi sono centinaia, così tanti che le camere mortuarie degli ospedali sono sature, il cimitero e il forno crematorio di Bergamo non riescono a gestire il grande numero di salme e da giorni l’esercito trasporta le bare dei defunti in altre città. In questa enorme tragedia il quotidiano locale “L’Eco di Bergamo” ha raccontato la storia di Jessica, giovane madre di due figli di 13 e 16 anni. È stato proprio il figlio più piccolo, lo scorso 10 marzo, ad accorgersi che qualcosa non andava. La madre non si svegliava.

 

Poi la chiamata dell’ambulanza, il trasporto d’urgenza all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove le viene diagnosticata una forma aggressiva di polmonite e le viene fatto il tampone per il Covid-19, risultato positivo. Jessica purtroppo non ce l’ha fatta: nonostante il ricovero e le cure, è deceduta giovedì 19 marzo. La sua storia è anche quella di tante persone che, soprattutto nella provincia di Bergamo, stanno affrontando in questi giorni la malattia. Jessica aveva infatti iniziato a stare male già sabato 29 febbraio, per quella che all’inizio era sembrata un’influenza.

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Martedì, a seguito di un peggioramento delle sue condizioni, il marito l’aveva accompagnata all’ospedale di Seriate dove le lastre avevano rivelato la presenza di una “Polmonite con versamento pleurico sinistro”. Nonostante si sia in un territorio in piena emergenza per Coronavirus, alla donna a quanto pare non era stato fatto il tampone, ma era stata rimandata a casa con una terapia antibiotica.

La donna l’aveva seguita, i risultati erano sembrati incoraggianti fino all’improvviso aggravamento del 10 marzo, quando la situazione è precipitata in un baratro purtroppo per lei senza fondo. “Non ha mai avuto un’influenza nella sua vita, eppure si è ammalata ed è morta”, è la drammatica testimonianza resa dalla sorella all’Eco di Bergamo: “L’aspetto più straziante sta anche nel non poter vivere il lutto – ha aggiunto la sorella della vittima -. A me dà fastidio vedere la gente che balla e canta sui balconi, semmai si preghi. Bisogna chiudere tutto. Non uscite o moriremo tutti”. Addio, Jessica.

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