Sottolinea che occorre mappare gli spostamenti dei casi positivi con il Gps dei cellulari, lasciando da parte la privacy perché “siamo in guerra”.

Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, è molto chiaro nella sua analisi e invita le autorità ad “adottare il metodo coreano per rintracciare e isolare i positivi”.

Secondo il medico, siamo in un momento estremamente difficile e quindi “bisogna rispondere con tutte le armi che abbiamo”. Proprio per questo, Rezza spiega che il nostro Paese dovrebbe seguire il modello coreano e realizzare più test per accertare la positività al coronavirus. “Loro hanno effettuato test rapidi ed estesi ma mirati – prosegue -, utilizzando la mappa degli spostamenti di ciascun positivo accertato ottenuta utilizzando il Gps dei cellulari. Così sono riusciti a individuare e a isolare i soggetti a rischio”. L’epidemiologo precisa che in un secondo momento hanno utilizzato le informazioni per creare delle applicazioni. Queste app hanno consentito alla popolazione di identificare le zone di maggior passaggio di potenziali contagiati, in modo da evitarli e adottare le dovute cautele. “Una strategia efficace – evidenzia il medico – che ha consentito di ridurre molto la crescita della curva epidemica”.

Secondo Rezza bisogna considerare anche la trasmissione intra-familiare. A questo proposito, in un’intervista a La Stampa ricorda che ci sono moltissime persone in quarantena perché risultate positive o a rischio di esserlo, che non riescono ad assicurare la distanza necessaria dai propri familiari. “Se c’è un positivo – prosegue il medico -, questo dovrebbe dormire in una stanza separata, non mangiare con gli altri, usare un suo bagno e i suoi asciugamani. Difficile per una larga parte degli italiani. Se non teniamo conto di questo il fermo delle attività produttive non basterà”.

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In sostanza, Rezza è d’accordo con il modello cinese e ribadisce l’importanza di applicarlo anche in Italia. In poche parole, occorre isolare le persone che non sono in grado di fare la quarantena in casa, “magari requisendo alberghi e caserme”, come precisato dall’epidemiologo.

Sabato scorso all’Agi, Rezza aveva già ipotizzato l’idea di utilizzate tecnologie innovative per contenere il Covid-19. Il medico aveva detto che quest’ultima è un’ipotesi “concreta” e aveva quindi invitato a non fermarsi alla sola fase emergenziale. Infine, aveva precisato “è ancora presto” per vedere i primi effetti sulla curva dei contagi delle misure restrittive messe in campo dal governo.

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