Nicola Porro, positivo al Coronavirus, lancia un appello

SONO SENZA SINTOMI DA GIOVEDÌ, MA IL TAMPONE È POSITIVO. DA DOMENICA A GIOVEDÌ HO AVUTO FEBBRE ALTA, CURATA CON LA TACHIPIRINA. DA VENERDÌ AL GIOVEDÌ SUCCESSIVO SONO STATO SENZA FEBBRE E TOSSE, SENZA SINTOMI. SONO STATO MOLTO MALE PER 5 GIORNI E RELATIVAMENTE BENE PER ALTRI 5. HO FATTO IL TAMPONE DI CONTROLLO, RISULTATO ANCORA POSITIVO

Allora il giornalista prima di guarire pienamente deve fare ancora un percorso lungo e tutto in salita. A ciò aggiunge un dubbio inquitante, infatti Porro si chiede:

MENTRE SIAMO AGLI ARRESTI DOMICILIARI POSSIAMO CHIEDERCI QUANTE PERSONE SENZA TAMPONE HANNO AVUTO UN PÒ FEBBRE E TOSSE POI SONO USCITI A FARE LA SPESA O IN UFFICIO? COME SI FA A EVITARE LA PANDEMIA SE NON FACCIAMO I TAMPONI A TUTTI O AL MAGGIOR NUMERO DI PERSONE POSSIBILI? IO STO BENE DA UNA SETTIMANA MA SONO ANCORA CONTAGIOSO

Di certo una domanda pienamente condivisibile. Forse, però, per mettere fine a questo terribile momento ciò che suggerisce Porro “tampone per tutti”, è così sbagliato?

Nicola, il peggio è passato? «Beh, ora sto bene». Dalla casa di Roma dov’è chiuso da domenica 8 marzo, la voce di Nicola Porro, conduttore di “Quarta Repubblica” su Rete 4 e vicedirettore di “Il Giornale”, suona energica. E tradisce la soddisfazione di chi vede tornare le forze dopo essere stato contagiato dal coronavirus.

Il suo caso ha fatto parlare, perché la notizia della positività è arrivata nel momento in cui l’Italia iniziava a “chiudersi in casa” e quindi ha fatto scalpore. Lui, poi, ha scelto di raccontare la malattia in prima persona sui social. Ora sentiamo le sue parole per capire meglio la situazione. Che cos’è successo? «In sostanza ho avuto la “malattia”, con febbre alta e tosse, da domenica 8 marzo per quattro, cinque giorni.

Domenica sono stato male, ma non mi sarei sottoposto a un test, perché quando uno fa televisione sa che deve farla anche con la febbre. C’erano però due differenze: il coronavirus è considerato una sorta di peste e non una normale influenza, e poi Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, aveva deciso che chiunque avesse avuto “contatti” con Milano nei 15 giorni precedenti dovesse stare in “quarantena”. Le due cose e i miei sintomi hanno fatto sì che potessi fare un tampone.

All’ospedale Spallanzani di Roma, una struttura organizzatissima, mi hanno detto di farlo già domenica notte. Poche ore dopo mi hanno comunicato che ero positivo». Ha avuto paura? «Zero. Non voglio fare lo sbruffone, non sono particolarmente coraggioso, ma la prima cosa a cui ho pensato è stata che non avrei potuto vedere moglie e bambini per un po’ di giorni, poi ho pensato ai problemi del lavoro». La famiglia dunque non è con lei… «No, loro erano già in montagna e ci sono rimasti».

La solitudine è pesante? «Nei giorni in cui sono stato male arrivavo alla sera stravolto, quindi ho dormito molto e non me ne sono accorto. Ora faccio tremila cose, sia per il mio sito nicolaporro.it, sia per “Il Giornale”. Comunque ho scritto sempre». La notizia era lei… «Avrei preferito di no. Però devo dire una cosa: ci lamentiamo sempre dell’Italia, ma vedete come sta funzionando bene la rete mobile? È un po’ come la salute e la libertà: dell’importanza di certe cose ti accorgi solo quando vengono a mancare.

Non è una minuzia: io posso vedere tutti i giorni i miei figli, posso lavorare…». Aveva la dispensa piena? «Avevo qualcosa, sì. Comunque non hai per niente fame, non mi è tornata tanto neppure ora, e hai le papille gustative un po’ “addormentate”. La mia famiglia produce olio e quindi ne avevo tantissimo: l’ho usato in mille modi, dal riso all’olio alle bruschette. Mi hanno mandato migliaia di suggerimenti. Se li avessi seguiti tutti mi sarei ammalato di qualcos’altro, quindi ho scelto di mangiare le solite cose e mi sono fatto molto tè con miele e limone». Informazioni, suggerimenti: sono davvero troppi? «L’informazione non è mai troppa, ma ora bisogna stare attenti. Cerchiamo di tenere le cose nella giusta misura.

È sui casi molto gravi che si deve lavorare in maniera straordinaria. Il caos fa male a chi sta davvero male». Il primo segnale di ripresa qual è stato? «Quando ho visto la febbre scendere da 39° a 37,8° ho capito che poteva essere finita, anche se ero ancora debole». Ora che cosa succede? «So che devo fare altri due tamponi e che dovranno essere negativi». Come ha detto della malattia a chi lavora con lei? «Lunedì mattina ho chiamato i vertici di Mediaset, poi la curatrice e la produttrice della trasmissione e hanno bloccato la messa in onda. Dopo ho chiamato tutti i collaboratori, uno per uno. Non era certo una situazione banale».

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Author: Redazione

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