Le femministe contro il modulo per circolare

Le femministe in quarantena si sono ritrovate ad affrontare un terribile problema oltre il coronavirus. Un nemico insidioso che si annida tra le righe del burocratico modulo di autocertificazione per uscire di casa. Cosa cela di così minaccioso? «I modelli di autocertificazione si avvicendano… ma sono tutti rigorosamente declinati al maschile!».

Già, è questa la surreale polemica (scovata da Il Primato Nazionale) del collettivo“Non una di meno”, che davanti a una tragedia che sta costando la vita a migliaia di persone non ha pensato di meglio che denunciare – come si legge nel post su Facebook poi misteriosamente rimosso – «un altro virus che aleggia indisturbato da secoli: il patriarcato ». Testimonianza plastica del clima di oppressione degli uomini nei confronti delle donne, persino sotto la rigida quarantena, sarebbe quindi «Il sottoscritto, nato a, domiciliato in, etc.», ossia il genere con il quale è stato redatto il modulo.

Per le femministe si tratta di un affronto: «Quello che viene chiamato “maschile universale” – denunciano – e che nella lingua italiana ci viene propinato per neutro, è in realtà un chiaro segnale di chi sia a dominare e a perpetrare lo status quo». Non finisce qui. Per ovviare alla disposizione governativa “maschilista”, le ultrà femministe hanno riscritto il modulo rigorosamente senza discriminazioni: ossia con gli asterischi al posto dei generi, come fanno gli sponsor della teoria gender con le fiabe da leggere ai bambini. «Diffondiamo una versione con asterischi del modulo, in modo che il senso di responsabilità che si è chiamat* ad esprimere possa trovare una forma realmente adeguata a ciascun*», concludono le attivista di “Non una di meno”. E pensare che in questo momento un “maschio” da sconfiggere ci sarebbe davvero: un tal Covid-19…

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