Jovanotti il viaggio in bicicletta verso l’ignoto

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Se il cantante americano Bruce Springsteen, detto il Boss, è “nato per correre” [Born to run è il titolo del brano che ne ha fatto un mito per milioni di fan, ndr], Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti è nato per pedalare. Fuori dalle sale di incisione e giù dai palchi dei suoi concerti (strepitosi quelli che ha tenuto l’anno scorso sulle spiagge più belle d’Italia), la grande passione di Jova è andare in bicicletta. Non si accontenta di un giro da casa al parco più vicino, anche se gode un sacco lo stesso.

A lui non si applica il proverbio secondo il quale è già sufficiente che qualcosa ci appaghi per poterci rallegrare. Jovanotti in sella alla sua mountain bike, con equipaggiamento essenziale, tra gennaio e febbraio ha percorso 4 mila chilometri da La Serena, sulla costa del Cile, passando per il deserto di Atacama, con rotta sulle Ande, la pampa e tappa finale a Buenos Aires, la capitale dell’Argentina. Lui solo, con la sua bici e i panorami più desolati e sconfinati del mondo.

Ma adesso tutti noi possiamo accompagnarlo, comodamente seduti sul divano del nostro appartamento davanti alla televisione. L’impresa di Jovanotti è ora online su RaiPlay, la piattaforma digitale della Rai che a novembre aveva reso possibile l’ennesimo successo di Rosario Fiorello, mattatore del programma Viva RaiPlay. «L’abbiamo definito un docutrip, perché è un po’ un viaggio, un po’ musica, un po’ avventura, un po’ follia e un po’ un modo per non perdere la voglia di fantasticare», ha spiegato Jovanotti. In realtà, si chiama Non voglio cambiare pianeta , montato e diretto da Michele Maikid Lugaresi, realizzato con Federico Taddia e prodotto da SoleLuna. Le 16 puntate dell’impresa, della durata ognuna di 15 minuti, andranno in onda dal 24 aprile.

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E siccome sono trasmesse da una piattaforma digitale sono visibili nel modo che si preferisce, perfino tutte assieme in una volta. Musiche originali, cover e improvvisazioni, ovviamente, sono tutte scritte e interpretate da Lorenzo. Il titolo è un inno alla bellezza della Terra, di cui i paesaggi visti da Jova sono una summa: “Non voglio cambiare pianeta” è il verso finale della poesia Il pigro di Pablo Neruda, una dichiarazione d’amore alla vita e alla natura. Lorenzo ci ha abituati a questi suoi exploit in sella a una bicicletta, verso la quale nutre un amore sconfinato: «Mi insegna ad ascoltarmi», ha sempre detto. Verissimo, visto che in viaggio sono sempre loro due soli. Nel 2017 Jovanotti si è fatto in solitaria 3 mila chilometri sulle due ruote in Nuova Zelanda, «il posto più lontano dove potevo andare», commentò allora.

Venti giorni indimenticabili on the road narrati in seguito nel documentario Vado a farmi un giro. Nel 1998 ci aveva stupiti con il libro Il grande boh! (Feltrinelli), che ci presentò un Jovanotti in versione Bruce Chatwin, il grande narratore di viaggi inglese. In quel volume Jova raccolse il diario di tanti suoi itinerari, compreso quello in Patagonia, naturalmente realizzato con il suo mezzo di locomozione preferito: “Raggiungerò la città più a sud del mondo con la bicicletta partendo da Puerto Montt [in Cile, ndr.], o perlomeno ci proverò”. Missione compiuta pure quella. L’avventura vissuta adesso involontariamente lo ha sorpreso più delle altre, complice la tragedia dell’epidemia del coronavirus. «Ho fatto un viaggio per cercare un po’ di isolamento nella natura. Sono tornato e mi sono trovato dentro a un altro isolamento, obbligato dalla natura stessa. Ho fatto un viaggio per preparami al futuro e sono tornato impreparato a questo presente. Ma ripensando a quei 4 mila chilometri a pedali mi rendo conto che neanche uno di essi è andato perduto, perché mai come oggi è chiaro a tutti che la nostra vita è un grande viaggio pericoloso nell’ignoto, anche stando chiusi in casa», ha riflettuto Jovanotti.

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E ha continuato: «Con RaiPlay abbiamo scelto di realizzare questa serie televisiva adesso, di non tenerla ferma, per avere sulla piattaforma un contenuto inedito, leggero, sorprendente, che può fare piacere a qualcuno che in queste settimane ha voglia di qualcosa di nuovo e di diverso: come è, appunto, il primo docutrip musical-avventuroso». Ha ragione, Non voglio cambiare pianeta è un affascinante mix di musiche, parole, panorami, salite, discese e tanto sudore, del Jova sui pedali. Una inziezione ricostituente – sappiamo quante forze ci occorrano in questi momenti – di energia e speranza, per partire e ripartire.

«In prospettiva di un tempo futuro, in cui dovremo avere tenacia, immaginazione e coraggio». Sembrano le doti alle quali ha dovuto far ricorso Lorenzo per macinare chilometri a forza di gambe negli scenari magici, a volte soverchianti per le condizioni di gigantismo paesaggistico solitario, del sud del mondo. Certo, potreste preparavi mentalmente con la carrelata di personaggi che formano la trama di Patagonia express del compianto Luis Sepúlveda, che il virus ci ha appena rapito. E con le storie di Pampa e gauchos narrate da Ricardo Güiraldes nel bellissimo Don Segundo Sombra (Adelphi) e da Osvaldo Bayer in Patagonia rebelde (Elèuthera). La stessa pasta, in fondo, di cui è fatto Jovanotti, ribelle, fuggitivo e sognatore che trasforma in realtà i suoi miraggi creativi. Con la chitarra e le parole e addirittura forzando sui pedali della sua biciletta.

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