Brigitte Nielsen oggi? Paparazzata a Los Angeles

Solo chi cade può risorgere, e quando dopo anni vedi che una persona cui vuoi bene, che ha avuto anni difficilissimi ora è felice, rende felice anche te, soprattutto in un periodo come questo, dove abbiamo bisogno di buoni notizie, per alleggerire questa coltre ci cemento che sta opprimendo i nostri cuori.

La buona notizia mi arriva con un servizio fotografico dell’agenzia Ipa. Da Los Angeles mi sono state mandate queste foto paparazzate di Brigitte Nielsen. Certo struccata, spettinata, con addosso una tuta rosa (va bene, di Calvin Klein, ma pur sempre una tuta come quelle che in queste settimane tutti noi indossiamo per stare comodi in casa, io ormai le porto anche in redazione) con la sua cagnetta, che lei considera come una bambina, suo marito Mattia, che non ha mai avuto il complesso di essere più piccolo della moglie («Sono alta un metro e ottantatre», mi dice, ma a me sembra sempre più alta, perché è slanciatissima con quelle gambe chilometriche).

Nelle foto Brigitte spinge il triciclo della figlia Frida, nata il 22 giugno del 2018, la prima femmina dopo quattro maschi (uno dal primo marito danese come lei, uno da Mark Gastinau, e due da Raoul Meyer). Sono le foto di una mamma normale che è scesa in strada a fare una passeggiata col cane, che sistema il triciclo della figlia, e si guarda intorno per vedere se c’è altro in giro. Foto di una normalità banale, fatta di piccoli gesti, ma che in questi giorni acquistano un valore più alto, addirittura sono gesti che danno un perché alla nostra esistenza. E sono ancora più importanti per una donna come Brigitte, una persona buona, leale, ma che nella vita ha vissuto anche l’inferno dell’infelicità. Quando l’ho conosciuta era il 1987, due anni prima aveva sposato Sylvester Stallone e lo aveva anche lasciato. Era tornata in Italia dove l’avevano accolta i suoi amici di quando era una top model, tra cui Luca Rossi, che era stato il suo ragazzo. Era bellissima, una sorta di statua, alta, imponente, con quel seno enorme (non del tutto biologico). Ma era infelice.

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Poi si innamorò di Raoul Meyer, che accolse il suo secondo figlio Killian (il primo era già grande) come se fosse suo. E arrivarono Douglas Aron e Raoul junior. Ma era infelice. «Ho avuto problemi con l’alcol e con Raoul», mi confidò. Ci furono anche polemiche con il marito, ormai ex, ed io in quel periodo ho anche difeso Brigitte in più di uno scontro televisivo con Raoul, anche se devo riconoscere che come padre è stato straordinario e non ha mai trascurato i figli, anzi, è stato un riferimento importante per loro, li ha mantenuti, li ha aiutati anche facendoli lavorare nella sua azienda di drink. Intanto Brigitte aveva conosciuto Mattia Dessì, il suo ultimo (e credo definitivo) marito.

Mattia è una ragazzo sardo, che lavorava a Morcote, in Svizzera, in un ristorante. Un ragazzo forte, vigoroso, con un carattere tostissimo: «Non mi ha dato scelta: o ti rimetti in carreggiata o è la tua fine». La riabilitazione è stata lunga, faticosa, ma Brigitte ha vinto. Si sono sposati, dopo anni è arrivata Frida, in un’età in cui altre non pensano più a diventare madri, dopo quattro figli poi. Ed è arrivata Frida. Ed eccola Brigitte, in tuta rosa, col triciclo, così lontana dalle immagini di quando era una top model, eppure più viva, più vera, direi più bella, con quella serenità che cercava e che ha avuto. In questo credo di dover ringraziare anche Mattia. Queste foto sono il simbolo di una vittoria. La sua.

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