Viene attribuita ad Albert Einstein, con scarsa attendibilità, questa frase: «Se le api dovessero scomparire dalla Terra, all’ uomo non resterebbero che quattro anni di sopravvivenza». Restano molti dubbi, come accennato, che il geniale fisico abbia pronunciato davvero queste parole, ma l’affermazione è efficace, come una delle sue formule, per riassumere l’essenza della vita sulla Terra e metterci in allerta.

Le api e gli insetti impollinatori hanno un ruolo fonda- mentale nel garantire la riproduzione delle specie vegetali e, di conseguenza, la base stessa della biodiversità a cui apparteniamo. Vale a dire che, senza di loro, si estinguerebbero gran parte delle varietà di piante, fiori e prodotti agricoli di cui ci nutriamo.

Lo sanno bene i reali di Svezia, che per lanciare un messaggio forte di amore e salvaguardia verso questi insetti, si sono fatti immortalare mentre visitano gli alveari di casa. L’occasione è stata la Giornata mondiale delle api, istituita dall’Onu nel 2017 e celebrata in più di 115 Paesi, con lo scopo di favorire la sensibilizzazione e combattere l’inquinamento globale e il massiccio utilizzo in agricoltura di pesticidi, insetticidi, funghicidi e antiparassitari chimici, tutti fattori che contribuiscono a fare volar via – per sempre – le api.

Qualcuno, poi, sostiene che i campi elettromagnetici prodotti dalle reti mobili di comunicazione causerebbero la perdita di orientamento di questi insetti e disfunzioni nel loro sistema immunitario, rendendoli più deboli rispetto agli agenti patogeni. Senza contare, infine, i cambiamenti climatici, che hanno un forte impatto negativo su tutto l’ecosistema.

Dalla “verde” Svezia, spesso citata tra le nazioni più eco-friendly d’Europa, arrivano dunque immagini esemplari. Victoria, come un’ape regina, impartisce una lezione nella natura ai due figli, Estelle e Oscar, e li porta a conoscere da vicino gli alveari di casa, quelli che nel giugno del 2010 le furono donati dall’Unione svedese degli apicoltori – di cui la futura regina è membro onorario dal 2002 – in occasione delle nozze con il suo ex personal trainer Daniel Westling.

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Le casette per le api – che inizialmente erano due ma con il tempo sono raddoppiate – sono sistemate nel parco del castello di Haga, residenza di 25 stanze su 2.800 metri quadrati protetta da un sistema di sicurezza costato 1,6 milioni di euro, dove la principessa ereditaria e il consorte conducono una vita familiare improntata alla normalità in attesa dell’ascesa al trono.

I nipoti di re Cari XVI Gustaf e della regina Silvia, già grandi appassionati della storia dell’Ape Maya, appaiono felici di questo incontro ravvicinato tra fuchi e operaie. Lo stupore è impresso sui loro volti e i loro dolci sorrisi non fanno che confermare questo entusiasmo. Sia Victoria che Oscar si cimentano con l’affumicatore, lo strumento che serve per calmare le api mentre si ispeziona l’arnia, una sorta di “anestesia”, per intenderci, che spinge gli insetti a non difendere la propria casa, quindi a non pungere.

Poi arriva il momento più ghiotto: quello dell’estrazione dei favi e dell’assaggio del miele, una merenda deliziosa e sana. Entrambi i bambini, così come la futura sovrana, indossano l’abbigliamento specifico per l’apicoltura – maschere, guanti e tute – e svolgono tutte le operazioni con estrema calma, come da prassi, sotto la supervisione dell’apicoltrice Lotta Fabricius Kristiansen, responsabile di Haga.

Ogni singola arnia della residenza può ospitare fino a un massimo di 60 mila api e in un anno le quattro colonie reali producono in genere tra gli 80 e i 100 chili di miele. Il raccolto viene poi venduto a Slott- sboden, il negozio di articoli da regalo e souvenir del palazzo reale di Stoccolma. Un barattolo di vetro da 240 grammi di miele “km zero” costa circa 12 euro. I profitti vanno a finanziare la Princely Couple Foundation, creata da Victoria e Daniel l’anno del loro “sì”, che si adopera per diffondere le pratiche di buona salute tra i bambini e i giovani della Svezia.

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