Redazione 25 Giugno 2020

È tornata la “Pazza Inter” Contro cui, come tradizione vuole, il Sassuolo a San Siro va a nozze. Il goldi Magnani, arrivato quando Antonio Conte, grazie al guizzo di Borja Valero, pensava di averla sfangata, rischia di essere la pietra tombale ai già risicati sogni scudetto dell’Intel: Un’Inter che il 6 gennaio, dopo aver sbancato Napoli, era in testa al campionato al pari della Juventus. Da allora ha perso otto punti dalla squadra di Maurizio Scirri in appena nove giornate in cui, oltre a fallire gli scontri diretti, ha mancato tre fondamentali vittorie a Lecce, a San Siro con il Cagliari (partite finite 1-1 dopo che i nerazzurri erano pure andati in vantaggio) e ieri sera con il Sassuolo. Partita pazza, di quelle che un allenatore metodico quale è Conte, odia visceralmente: con lui, aveva giurato dopo aver cancellato da San Siro filino dell’Intervoluto da Moratti, f Inter non sarebbe più stata tale. Si sbagliava.

REGAU NON SFRUTTATI

Questo anche per l’eccessivo turnover pensato dall’allenatore che ha coinvolto ben cinque giocatori rispetto a chi era stato titolare con la Samp: Ranocchia per De Vrij in difesa, Moses e Biraghi per Candreva e Young sulle corsie esterne, Borja Valero per Barella in mezzo al campo e Sanchez per Martinez in attacco. È vero, De Zerbi di giocatori, rispetto al ko con l’Atalanta a Bergamo, ne ha cambiati ben sette, rivoluzionando tutta la difesa e finterò centrocampo, però è altrettanto vero che il livello della rosa del Sassuolo è più omogeneo rispetto a quello dell’lutei: Un’Inter che, per giunta, non è riuscita a capitalizzare i regaloni offerti dal Sassuolo. I neroverdi infatti, dopo aver dominato il primo tempo trovando il gol con Caputo, hanno concesso (con Boga) un rigore generosissimo che ha rimesso in carreggiata l’inter (che ha addirittura trovato il 2-1 prima del gong grazie alla combinazione Sanchez-Biraghi, con il diagonale vincente dell’azzurro). Non contenti, quando il match sembrava inchiodato sul 2-2, hanno pure regalato l’ennesima occasione di sorpasso agli avversari grazie all’amnesia di Defrel che ha dimenticato nel cuore dell’alea Borja Valero, non esattamente un cecchino.

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SCIAGURATO GAGLIARDINI
In una partita ricca di emozioni ma pure di orrori, merita un capitolo a parte il palo centrato a porta vuota da Roberto Gagliardini nel tentativo di sfondarla (la porta) anziché limitarsi ad appoggiare il pallone in rete, sarebbe stato il 3-1 e forse saremmo qui a commentare un’altra partita. Non da meno è stato Ashley Young, il cui impatto sulla gara è stato sconcertante: l’inglese, nel giro di tre minuti, ha prima rischiato il rigore su Muldur (braccio largo, ma l’ha salvato il movimento teso a sottrarre l’arto dal contatto con il pallone), poi ha pensato bene di atterrare l’avversario, regalando il 2-2 a Berardi, infallibile quando vede nerazzurro (quello di ieri è stato il 6° gol in 11 gare contro la squadra per cui tifava da piccino). A chiudere il cerchio, l’errore della difesa nella sua totalità sul 3-3 quando su Magnani si è ritrovato Lautaro, che l’ha ovviamente perso. Amnesie che sono diventate una costante nella seconda parte della stagione per f Inter, se è vero che la squadra nelle ultime 16 partite f Inter ha regolarmente preso gol, tranne che in due occasioni – a Udine e a Razgrad contro il Ludogorets – anche questo deve far riflettere.

BESTIA NERAZZURRA

Fa sensazione pensare che f Inter a San Siro non riesca a battere il Sassuolo dal 14 settembre 2014 quando, con Mazzarri allenatore (preistoria) finì addirittura 7-0. Da allora soltanto sconfitte (ben tre) e due pareggi, il che fa della squadra “inventata” da Giorgio Squinzi, indimenticato patron di Mapei, grande tifoso milanista, l’avversario più ostico nella storia del campionato dopo la Juventus. Un avversario che due campionati fa, per poco, non fece perdere la Champions a Spalletti, mentre ieri sera (a meno di suicidi di massa nelle zone alte della classifica) può aver fatto deragliare le residue speranze scudetto di Conte. A cui probabilmente resterà soltanto l’Europa League per non chiudere la prima stagione nerazzurra con “Zero titoli’.’ Sinceramente, quando si era insediato ad Appiano godendo di pieni poteri come mai nessun allenatore all’Inter, ci si aspettava ben altro.

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