Chi è Michele Morrone, vita privata e biografia

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L’Oscar può attendere. La fama no: quella Michele Morrone l’ha già conquistata con un film che, in modo inatteso e clamoroso come una vincita al SuperEnalotto, gli ha cambiato la vita, laureandolo oggetto del desiderio in mezzo mondo e re dei sex symbol dell’estate 2020. Pazienza se la pellicola in questione è 365 giorni, la produzione polacca, versione mitteleuropea di Cinquanta sfumature di grigio, della quale tutti parlano, che tutti vedono su Netflix – da settimane è nella top ten dei titoli più gettonati della piattaforma streaming – e nessuno sembra apprezzare: un soft porn di dubbio gusto, basato sul romanzo (non ancora tradotto in inglese né tanto meno in italiano) di Blanka Lipinska, dove Morrone interpreta un mafioso siciliano che rapisce la donna dei suoi sogni, la turista Laura arrivata da Varsavia, per farla innamorare in un anno con metodi alquanto opinabili.

La trama è quello che è, i dialoghi non sono esattamente brillanti, i luoghi comuni si sprecano: sarà anche tratto da un libro, ma dell’afflato letterario proprio non c’è traccia. Ci sono invece violenza in abbondanza, sesso a gogò, un rapporto malato tra la vittima e il carnefice che qualcuno chiama, più che sindrome di Stoccolma, bieca apologia dello stupro. Si grida allo scandalo, si inneggia alla censura e alla messa al bando. Ma intanto 365 giorni resta uno dei film più visti del momento. E se qualcosa si salva, forse è proprio il bel Michele. Perché non sarà l’attore più consumato del mondo, ma diamogli tempo. Tutto sommato anche Sergio Leone diceva del primo Clint Eastwood che avesse solo due espressioni, con il cappello e senza.

Lui pure ne ha un paio: con i vestiti e senza. Il che non è poco, visto che Morrone, classe 1990, è un adone di un metro e ottantacinque o poco più, perfetto dai lobi delle orecchie alla punta dei piedi, con i muscoli scolpiti e gli addominali cesellati, lo sguardo tenebroso che a tratti si fa languido, labbra carnose e una miriade di tatuaggi da duro. Un macho latino da manuale, insomma, che trasuda le sue origini pugliesi da ogni poro nonostante sia cresciuto nella poco evocativa Melegnano, a sud di Milano.

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Professionalmente non è nato ieri: dopo aver studiato recitazione al teatro Franceschini di Pavia, ha esordito nel 2013 nella fiction Come un delfino 2 al fianco di Raoul Bova, per poi collezionare una serie di particine in altre produzioni televisive: Che Dio ci aiuti 3, Squadra antimafia 6, Provaci ancora prof, fino ai più recenti Sirene e I Medici 3. Il primo vero assaggio di celebrità, però, l’ha avuto nel 2016 partecipando a Ballando con le stelle, lo show di Milly Carlucci dove fece faville in coppia con la maestra Ekaterina Vaganova. Si classificarono secondi, ma intanto Michele si era fatto conoscere e amare per il physique du rôle, messo in risalto da costumi di scena striminziti, e per la sua umiltà, che ai tempi gli faceva dichiarare: «Essere bello è utile ma solo per i primi quindici minuti, poi bisogna avere qualcosa da dire».

Non voleva passare per il tronista di turno, a Vanity Fair confessava le sue aspirazioni letterarie – scrive poesie da quando era adolescente – e il suo orrore all’idea di essere bollato soltanto come “il ragazzo dalle braccia tornite”. Del suo passato, degli anni prima della Tv, parlava già allora a spizzichi e bocconi, accennando alla morte del padre nel 2003, quando lui aveva dodici anni, e alle difficoltà di superare il trauma della perdita. «Ho avuto una gioventù rock», ha raccontato in modo vago, «attacchi di panico e tumulti interiori». Anche sugli affari di cuore si pronuncia con una certa avarizia.

Ai tempi di Ballando era legato a una stilista libanese, Rouba Saadeh, conosciuta durante un viaggio nel 2011: l’aveva sposata con rito civile nel 2014, ma di lei si decise a parlare solo dopo la fine del programma. «Era la più bella del reame ma a conquistarmi è stata soprattutto la sua intelligenza: me ne sono innamorato subito», rivelò all’epoca. «È una donna forte, il mio punto fermo: la vita senza di lei non riesco a immaginarla». Di lì a poco, però, si è trovato a farlo: anche se le premesse erano buone, la storia non ha funzionato e la coppia si è separata nel 2018 dopo aver avuto due figli, Marcus e Brando. «A un certo punto mi sono reso conto di aver bruciato le tappe nella mia vita, di avere fame di libertà», ha ammesso.

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Oggi i bambini vivono con la mamma a Beirut e Michele non li vede spesso: per i tanti impegni lavorativi – tra cui i primi film per il cinema, Bar Giuseppe di Giulio Base e Duetto con Giancarlo Giannini – è rimasto lontano da loro anche sette mesi di fila. Ospite di Eleonora Daniele a Storie italiane, l’anno scorso raccontava con rammarico di sentirne moltissimo la mancanza: «La cosa peggiore è che, a differenza di Marcus, con cui sono stato di più perché è più grande di Brando di tre anni, il piccolo non capisce ciò che dico perché, ora che inizia a parlare, sta imparando l’arabo e il francese».

Ciò nonostante cerca di essere per loro il miglior padre del mondo, anche se a distanza. Certo, ora che è richiestissimo sarà sempre più difficile andarli a trovare: oltre a gestire l’ondata di fama che lo sta travolgendo – pensate, il suo profilo Instagram veleggia verso gli otto milioni di follower – e a rispondere alla pioggia di critiche di chi gli dà dello stupratore perché ingenuamente lo identifica con il suo personaggio in 365, costringendolo a ribattere che nella realtà non alzerebbe mai il dito su una donna, ha appena girato il nuovo spot di Dolce e Gabbana e intanto si prepara al sequel del film di Netflix, che si chiude con un finale aperto che più aperto non si può. E l’amore? Si è chiacchierato per la sua amicizia con Barbara D’Urso e con Giuliana De Sio. Ora Michele sembra molto vicino a Elena D’Amario, ballerina di Amici. Ma il nostro tiene la bocca sigillata. Omertoso come un vero mafioso che si rispetti.

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