Maria De Filippi, la confessione sul suo cane

Lo sa che i miei cani riconoscono la curva della strada mentre andiamo al mare? Giuro, dovete credermi. Mi spiego. Mentre percorro in automobile l’uscita della via Aurelia, loro lo sanno che stiamo andando al mare. Lo capisco perché, dal sonno profondo, si alzano su con la testa e questo avviene nel momento preciso in cui appare la scritta del cartello stradale: Ansedonia. Per loro il mare sono le lucertole, gli scoiattoli da inseguire per giocare. Ugo abbaia alle onde ed è convinto di gestire la marea, anzi, il mare in toto.

E io li rincorro se una vespa li ha pizzicati divento veterinaria se devo fare iniezioni di cortisone… La sa una cosa? Io non potrei vivere senza i miei cani! Non credo che riuscirei a vivere senza un cane. No. Decisamente no, non riuscirei». La chiacchierata estiva con Maria De Filippi, regina della televisione italiana (il suo programma più recente, Temptation Island, ha registrato il record di share), questa volta non verte su argomenti legati alla tv, vedi alla voce anticipazioni, protagonisti del piccolo schermo, progetti futuri… Con Maria parliamo – anzi, a parlare è solo lei – di amore. Che, nel suo caso, prende il nome di Ugo e Filippa, i suoi adorati cani.

Un racconto a cuore aperto, un lato inedito, una versione (quella di Maria che diventa a volte veterinaria silenziosa, a volte paziente ansiosa) mai conosciuta finora. Scopriamola insieme… «Partiamo dall’inizio. Sa, io non ho mai scelto uno dei miei adorati cagnolini, né sono mai andata in un allevamento, ho sempre accettato ciò che mi veniva proposto. Ho lasciato fare alla vita, se si può dire così. Perché scegliere… no, non ce l’avrei mai fatta, ed è così che è nata la mia grande famiglia allargata.

Quando sono andata a prendere Filippa per la prima volta, mi sono ritrovata nel suo stesso albergo, cioè sono salita appositamente perché sapevo che sarebbe arrivata. Lo sentivo. All’improvviso ho visto uscire un “frugolo” piccolissimo avvolto in una copertina rosa con su scritto il suo nome. Quella sensazione che si avvicina alla magia legata al concetto di bellezza di vita, forse è difficile da spiegare. Ma è la vita con i suoi pro e i suoi contro. Con il bello. Con il brutto. Poi c’è Ugo. Lui ha 15 anni. Ha avuto due tumori ed è sopravvissuto a tutto (si emoziona, ndr) e per me è stata paura e sofferenza. In quel caso il mio lato da veterinario sparisce. Il mio ragionamento diventa terribile, lo ammetto. E spiego perché: se l’umano decide per se stesso che cosa è giusto fare o meno, per il cane invece la decisione la prendo io. E mi sento davvero male, malissimo.

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Mi metto in un angolo, mi metto in attesa e non riesco quasi a parlare con nessuno quando succede un avvenimento simile. Nella mia testa frulla solo la domanda: “Ho fatto la cosa giusta?”. Terribile per me. Questa sofferenza si chiama senza dubbio amore. Ma il dolore di quel momento per il mio veterinario diventa una rottura di scatole incredibile. Io chiamo, disturbo, voglio sapere tutto subito e magari lui sta operando.

Quei momenti li ricordo vivi. E io sono una rottura in quei momenti da… “statemi alla larga” perché è come se mi toccassero il cuore. Mi sento responsabile per le decisioni sulla loro salute e sto sempre molto attenta. Per esempio: quando Filippa torna a casa dopo una giornata in cui ha corso e si è divertita, vedendola in pace, provo un grande senso di serenità. Dovete sapere un’altra cosa. Durante il periodo di lockdown i cani hanno percepito ogni cosa. Ma non si tratta della paura proveniente dall’esterno. Quando io ho la febbre o sto male fisicamente, oppure sto attraversando un periodo emotivo particolare, Filippa e Ugo lo capiscono subito.

Vi faccio un esempio: durante la quarantena portavo Filippa fuori, lei era felice, ma percepiva il silenzio intorno come d’abitudine, quando andiamo in giro per le nostre passeggiate “silenziose”. Non sentiva la paura, ma la normalità della sua vita. Per il mio Ugo, invece, in passato avevo cercato una compagna. Quando lo portavo a spasso, mi ero accorta che gli piaceva una cagnolina ed era proprio simile a Filippa. Almeno, io l’avevo immaginata così. Appena Filippa, quella vera intendo (sorride, ndr), è arrivata, ero piena di sensi di colpa perché non avrei mai voluto traumi per Ugo. Ho temuto la gelosia di riflesso. Pensi che la prima sera che Filippa ha dormito in casa avevo messo un recinto esterno al letto, frontale, così da separarli e accarezzare prima Ugo e poi lei. Tornata a Roma ho montato il recinto laterale al letto così da tenere una mano su Filippa e un’altra nel letto su Ugo.

Per me quest’immagine, questa scena di vita reale è vicina alla felicità. Piano piano Filippa cresceva e, una sera, è saltata sul letto! Io ho pensato: ora Ugo la caccia o s’innervosisce. Ho fatto finta di nulla e l’ho lasciata lì… avevo capito, sentito che Ugo l’aveva già accettata. Questione di secondi. Questione di amore. Ugo è un buono, un generoso di cuore. Filippa ha un carattere particolare, è tanto curiosa, ha un senso di possesso spiccato ed è molto gelosa del suo zainetto perché ha capito che al suo interno ci sono tutte le cose che servono a lei. Inoltre non sopporta chi si muove nei miei spazi perché li ritiene suoi. È così piccola che mi viene naturale proteggerla.

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ùQuando è fuori casa, a passeggio e lontana dal nido sicuro, è talmente indipendente che si esprime in modo naturale al cento per cento da sola. Per esempio: se corre dietro a una lucertola, a lei non interessa se la chiamo, se le dico di non farlo, perché in quel momento sa che quello è il suo posto naturale. Mi piace farle scoprire le cose, l’ho detto, è una curiosona, chissà da chi ha preso… e spesso la prendo in braccio per farle vedere il mondo dall’alto così da farla sentire importante. Lei allunga il collo come per dirmi: ho capito. Rido molto con Filippa. D’estate, quando trova una biscia, le ringhia ed essendo consapevole di essere piccolina, sale sulla sedia o su un tavolo, così da diventare più alta.

Questa è una scena che si ripete spesso. E io, mentre la guardo, sorrido ancora di più. L’amore per i cani ha ragioni lontane. Il mio primo cucciolo l’ho preso con mio papà e non lo dimenticherò mai. Essendo lui cacciatore, lo faceva dormire in giardino. Per me era una sofferenza. Mi creda, non riuscivo a dormire. Sa che cosa facevo? Appena papà usciva di casa, io andavo fuori e lo portavo al sicuro dentro perché forse in quel momento chi aveva bisogno di sicurezza ero io. Ieri come oggi… Gliel’ho detto che senza un cane non riuscirei a vivere! Sa che nella mia vita non farò mai un programma legato agli animali? Ho portato Saki (il cane di Alessio Sakara, campione di arti marziali, ndr) alla fine di C’è posta per te, durante i titoli di coda, per lanciare un messaggio. Per mostrare quanto fosse un bonaccione nonostante, se lo incontri per strada, possa farti paura. Era un gesto di amore.

Del resto, se il tuo cane cresce in un mondo di amore, lo percepisci guardando i suoi occhi: occhi come quelli di Saki, buoni e carichi d’affetto. Ma niente programmi sui cani. In questo racconto però ho omesso di dirvi che c’è, nel mio nucleo familiare, una persona più ansiosa di me: mio marito Maurizio. Lui ha un gatto, si chiama Filippo. Ma attenzione: anche per lui il gatto rappresenta un punto fermo nella sua vita. Maurizio non sposterebbe mai dalla sua dimora Filippo. Se io ho l’ansia, lui ne ha il triplo di me. Mi viene da ridere… Lo sa che quando Filippo va a fare le vaccinazioni forse è l’unico momento in cui Maurizio non lavora? Ecco, questi siamo noi, semplicemente. Una famiglia allargata che vive e si tuffa nell’amore per gli animali».

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