Tre anniversari in un solo anno non sono pochi. Loretta Goggi, donna dai tanti primati (è stata conduttrice, attrice, cantante, doppiatrice) e dalle molte rinascite, festeggia i 70 anni di vita (il 29 settembre), i 60 di carriera e i 10 come giudice di Tale e quale show, ripartito da due settimane su Raiuno. «Non sono una persona che fa bilanci», rivela Loretta a Gente.

«Anche perché mi è sempre piaciuto sfidarmi e ricominciare». Che momento della sua vita è? «Sto vivendo una terza giovinezza. Tra poco mi vedrete al cinema in ben tre film, dal 1° ottobre in Burraco fatale dove interpreto una suocera e a novembre in Ritorno al crimine e in Glassboy.

Con il cinema ho cominciato da poco, mi danno piccole parti, di solito signore anche più vecchie di me e la cosa mi diverte. Ma voglio imparare, così magari me ne daranno di più importanti». Lo spirito di voler provare cose nuove l’ha sempre contraddistinta… «Sin da bambina. Avevo nove anni ed ero malata di epatite.

I miei genitori mi tenevano nel lettone con loro perché non contagiassi le mie sorelle e io guardavo la Tv. “Voglio entrare in quella scatola”, dissi d’istinto. E così fu. Trovai un annuncio su un giornale: Anton Giulio Majano cercava una bambina per uno sceneggiato, mi prese. I miei genitori non ci potevano credere, ma mi hanno sempre sostenuto, bastava che studiassi».

Qual è stato il momento più fulgido della sua carriera? «Ce ne sono stati tanti. Fui la prima donna a condurre da sola il Festival di Sanremo nel 1986 e la prima a condurre un quiz Tv con Loretta Goggi in quiz dall’83 all’85. Erano anni particolari, non si dava spazio a una donna sola in prima serata». Lei è stata la prima artista a saper fare tutto.

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Chi vede oggi come sue eredi? «Sicuramente Paola Cortellesi e Virginia Raffaele: non sapevo che avesse anche studiato danza classica». Ci sono persone dello spettacolo a cui sente di dover dire un grazie particolare? «Il primo fu Anton Giulio Majano, il mio mentore per la recitazione.

Non solo mi lanciò da bambina, ma nel 1968 mi volle come protagonista nello sceneggiato La freccia nera da cui partì la mia carriera di attrice in Tv. Devo ringraziare anche Pippo Baudo, il primo che si accorse delle mie doti di doppiatrice. Stavo cantando una canzone e feci il verso a Patty Pravo e da lì emerse questo talento nascosto.

E infine a Carlo Conti, un amico vero. Fu lui che,dopo il grande dolore per la morte di mio marito [Gianni Brezza, scomparso nel 2011, ndr] insistette per riportarmi in Tv, prima a I migliori anni, per festeggiare i miei 50 anni di carriera, e poi a Tale e quale show.

Non volevo e lui mi disse: “Sono solo quattro puntate e se non ci sei tu alcuni concorrenti non accetteranno di partecipare”. Alla fine acconsentii. E lo ringrazierò per sempre perché è stata la mia rinascita». Lei ha definito l’amore per suo marito il più grande successo della sua vita. «Lo è stato e lo è anche ora. Lui era una persona libera interiormente e ha aiutato me, come donna e come artista, a crescere, a liberarmi dalle sovrastrutture».

Come fu il vostro primo incontro? «Lavoravamo insieme. Io avevo 29 anni e lui 42. Non nacque con la classica attrazione fisica, piuttosto come un forte legame mentale. Con lui potevo parlare di tutto, non mi annoiavo mai». All’inizio lui aveva moglie e tre figli. «Sì, per due anni e mezzo vivemmo in clandestinità. Mi trasferii a Milano per potergli stare vicino.

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Uscivamo con i colleghi e ci facevamo lasciare a metà strada per poter stare da soli. Non volevamo rinunciare a qualcosa che sentivamo vera ma prima di mollare tutto dovevamo essere certi dei nostri sentimenti. Poi, per anni, mi sono dedicata a questo amore anche mattendo da parte il lavoro». Guardandosi indietro ha rimpianti? «No! Non sono una persona da rimpianti. Sono una che vive “di pancia”, non con il raziocinio. Ho vissuto sempre la vita, fino in fondo, così com’ero. Un figlio? Ci abbiamo provato, non è arrivato.

Va bene così». E ora che progetti ha? «Tra poco sarò sul set della fiction Rido perché ti amo di Cinzia Th. Torrini. Inoltre ho scritto con mia sorella Daniela una sceneggiatura che parla di donne della nostra età che ricominciano dopo una batosta.

Con Daniela ho un rapporto più che fraterno, di affinità elettiva: lei è un’altra persona che non smetterò mai di ringraziare. E sto scrivendo un libro sui miei 70 anni». Ci anticipa qualcosa? «La mia infanzia fino ai 5 anni a Roma. I nonni, gli zii, la mia casa. Quello che sono lo devo a quegli anni». Ci sarà un’altra “Maledetta primavera”, ossia un nuovo amore? «No, ci sarà un nostalgico autunno. La mia dose d’amore l’ho avuta in abbondanza. E poi Gianni è sempre qui con me».

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