Sono tre anni che conduco Le lene show. Ma questa volta tornare in trasmissione, inevitabilmente, sarà diverso.

Sarà un ritorno carico di emozioni. Avverto un grande senso di responsabilità nei confronti del pubblico, ma anche un po’ di paura, inconscia, nell’affrontare una edizione che sarà sicuramente impegnativa e piena di incognite.

Ma c’è anche la gioia immensa di tornare in TV dopo un periodo, quello del lockdown, che per me è stato molto difficile e in cui a volte, non mi vergogno a dirlo, mi sono sentito davvero disperato».

Cosi mi dice Nicola Savino, che dal 6 ottobre rivediamo su Italia 1 al timone di Le Iene show. Un programma che, anche in questa edizione, avrà due appuntamenti settimanali.

Lo vedremo infatti su Italia 1 sia il martedì sera, presentato appunto da Nicola Savino e Alessia Marcuzzi, con il commento della Gialappa’s Band, sia il giovedì sera, quando alla conduzione si alterneranno, come in passato, un trio maschile e uno femminile: il primo è formato da Giulio Golia, Filippo Roma e Matteo Viviani e il secondo è formato da Nina Palmieri, Roberta Rei e Veronica Ruggeri.

«A differenza dei miei “colleghi”, che sono già tornati in onda in primavera, io manco dalle Iene da marzo, da quando ci hanno messo tutti in quarantena dopo avere trovato uno dei nostri inviati positivo al Covid», ricorda Savino. «È successo tutto all’improvviso, allora non avrei mai immaginato che sarei rimasto lontano dal programma così a lungo.

O che, al mio ritorno, avrei trovato una situazione completamente diversa rispetto a quella cui ero abituato: adesso infatti, come tutti, per andare in onda dobbiamo rispettare rigidissime norme di sicurezza».

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Quindi che cosa fate? «Ogni settimana io, Alessia e tutte le persone che entrano nello studio delle Iene ci sottoponiamo a un test sierologico. E dobbiamo sempre mantenere le distanze, indossare la mascherina, lavarci spesso le mani. Anche dietro le quinte del programma è tutto cambiato: le persone presenti fisicamente in redazione sono ridotte all’osso, quasi tutti gli inviati lavorano “da casa”, cioè realizzano i loro servizi e poi li mandano, ma senza venire in studio.

Anche le riunioni ora si fanno tramite le videochiamate. E ovviamente non avremo il pubblico in studio. Insomma: una atmosfera totalmente diversa, lavorare così non è semplice. Però…». Però? «Sono ancora più motivato del solito a impegnarmi, a dare il massimo.

Perché, come le ho detto, avverto una grande responsabilità nei confronti del pubblico: la responsabilità di informarlo, con i nostri servizi, ma anche di portare allegria e leggerezza. Perché l’emergenza non è ancora finita e c’è ancora chi, a causa della pandemia, vive in situazioni difficili: a livello di salute, ma anche economico. Perciò spero davvero che potremo lasciarci alle spalle il prima possibile, e definitivamente, questo periodo orribile». Uh periodo che lei ha vissuto con particolare sofferenza: ha detto di essere stato addirittura “disperato”…

«È così. Non mi fraintenda: so bene che la vera disperazione è stata quella delle persone che si sono ammalate, o hanno perso i propri cari. Ma io il lockdown l’ho vissuto male, malissimo. Sono sempre stato una persona molto attiva, piena di impegni, che ama fare sport, viaggiare, stare all’aria aperta: dovere rimanere chiuso in casa per mesi è stato un incubo.

Per “sopravvivere” durante il lockdown cercavo di tenermi occupato il più possibile». In che modo? «La mattina, per fortuna, ho continuato a condurre Deejay chiama Italia, il programma che ho su Radio Deejay insieme con Linus: non andavo in radio fisicamente, mi collegavo da casa, ma è stato comunque un modo per rimanere in contatto con la realtà, il lavoro, gli ascoltatori.

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Poi, ogni pomeriggio, facevo una diretta su Instagram in cui, riesumando il mio vecchio lavoro di disc jockey in discoteca, mettevo dischi per intrattenere il pubblico dei social. Lo facevo alle 18.30, poco dopo l’arrivo del bollettino giornaliero in cui venivano comunicati il numero dei contagiati e quello dei morti: e a volte, mi creda, le cifre erano così spaventose da farmi passare la voglia di fare tutto.

Però sono andato avanti, anche grazie a mia moglie Manuela, che ha condiviso con me questa “avventura”: mentre io mettevo i dischi, infatti, lei ballava dietro di me. È stata una piccola cosa che, però, ci ha unito ancora di più e ci ha permesso di superare, insieme, la tristezza e l’angoscia per quei giorni terribili: giorni il cui ricordo rimarrà impresso nella mia mente ancora per molto, molto tempo. Ora, però, ho solo voglia di ricominciare, di tornare in pista: l’ho già fatto in radio e ora non vedo l’ora di farlo anche in TV, su Italia 1, con Le Iene show».

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