Che cosa era successo: Adua Del Vesco e Massimiliano Morra, un tempo fidanzati (un amore, si scopre inventato da Alberto Tarallo, Enrico Lucherini e Teo Losito, dichiara oggi Tarallo), una volta ritrovati nella casa delGrande Fratello Vip, condotto con successo da un Alfonso Signorini più che in forma, parlando tra loro hanno definito «Setta» il gruppo di lavoro di Alberto Tarallo, il produttore della Ares, che aveva dato loro da lavorare in una decina di fiction in totale. E dopo la parola «setta» Morra aveva usato anche il termine «Lucifero». Cose da toccare ferro. Roba da matti.

Conoscendo Tarallo da quando eravamo ragazzi alle prime armi, ho fatto una rapida inchiesta tra chi lo conosceva bene, persone di mia assoluta fiducia. Tutti hanno difeso Tarallo, magari un produttore severo, preciso, magari anche insopportabile, ma dire che era il diavolo e il suo gruppo di lavoro era una setta (formata da chi, poi?) era un’accusa decisamente pesante.

Terribile poi mettere in relazione a questo il suicidio del compagno della sua vita (21 anni d’amore) Teo Losito. Certo le persone che si conoscono danno a volte enormi sorprese, scrivevo, ma poi dopo il mio articolo, ripreso da quotidiani come Libero e siti seguitissimi come Dagospia, sono intervenute anche Manuela Arcuri, «Sono arrabbiata come una iena, furente», mi ha detto, «Ho lavorato per Tarallo per 15 anni, ignobile quello che hanno detto su di lui quegli ingrati, non esisterebbero senza di lui e nessuno si sognerebbe di invitarli al GfVip se non fossero stati resi famosi da Tarallo».

Manuela è un personaggio, ma sullo stesso tono si sono espressi anche due veri miti, il già citato Enrico Lucherini, ha fatto da press agent anche a Sophia Loren e a Vittorio De Sica, e Ursula Andress. Ursula Andress (parlo di una diva internazionale) non solo conosce Tarallo, ma lo frequenta, ed è perfino sua vicina di casa a Zagarolo (Roma), ha scritto una lettera che è stata pubblicata anche da Dagospia, il sito di Roberto D’Agostino: “Da tempo non rilascio interviste e non mi espongo pubblicamente, ma questa volta sento che devo parlare. Voglio parlare di un amico, un gentiluomo.

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Conosco da molti anni il signor Alberto Tarallo e conoscevo anche il suo compagno di una vita, Teodosio Losito: una coppia esemplare. Ho frequentato assiduamente la loro casa. La prassi era una buona cena e poi tutti insieme a guardare un film. Durante quelle serate ho avuto modo di conoscere anche Morra e la Del Vesco che, insieme ad altri, mi sembravano completamente a loro agio in quella situazione.

Trovo ripugnante che pensando di restare sulla cresta dell’onda, certi personaggi inventino storie assurde come quelle di una setta dedita a Lucifero e altro ancora. È ignobile che certe trasmissioni possano infangare la reputazione di una persona come Tarallo solo per ragioni di audience, ma sono sicura, anzi so per certo, che i fatti gli daranno ragione”. Mi sembra impossibile che una ragazza seria come Adua Del Vesco si sia sbilanciata così tanto con il suo ex Massimiliano Morra.

Certo ci ha preso per il naso quando fingeva di essere la fidanzata di Gabriel Garko, che ha confessato di essere omosessuale (e non bisessuale come molti, me compreso, credevano), ma pazienza, certo (ma ha negato) pare che lo stesso gioco l’avesse fatto anche con Morra, strano visto che è fidanzato anche oggi con una bellissima ragazza, Dalila Mucedero, che lo difende. Dico che mi sembra impossibile che Adua possa dire bugie. È anche un’appassionata di teologia: «Ho iniziato a studiare teologia”, dice a Chi. «Una settimana dopo la morte, stravolta e in piena anoressia, ho fatto un viaggio a Lourdes: lì è scattato qualcosa, mi sono avvicinata alla fede ed è cominciato un percorso inaspettato».

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Lì ha incontrato Cristian Del Vecchio (un personaggio che ho conosciuto attraverso la cronaca (“La Chiesa assolve il santone dell’olio «Non è contro la religione cattolica»”, leggo sul Corriere della Sera e sono contento per lui, vedi pag. 78). Ora Adua gira per la casa con un rosario tra le mani (che le ha regalato Garko), da sempre affascinata da ciò che afferma il primato e l’autonomia dello spirito, il che la rende più interessante. Nella vita si può sbagliare, se ha sbagliato, soprattutto se ritiene di aver sbagliato (e sottolineo se, in entrambi i casi) può chiedere scusa. E saranno in molti a volerla sostenere in quel momento, compreso Tarallo che mi dice: «Alla fine mi fa pure tenerezza».

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