A solo 21 anni ha già più volte dimostrato di avere la stoffa del vero campione. E adesso è pronto per la sfida più grande: correre in Formula Uno come il padre Michael, il più grande pilota della storia, l’unico finora ad aver vinto ben sette campionati del mondo di cui cinque con il team Ferrari.

Un’eredità tostissima da raccogliere per il giovane Mick Schumacher, ma anche un’emozione straordinaria e uno stimolo grandioso a dare il meglio di sé. Per il suo esordio, il 9 ottobre, non avrebbe potuto trovare circuito e occasione migliore: correre per un giorno al volante dell’Alfa Romeo Racing C39 del pilota italiano Antonio Giovinazzi alle Libere 1 del Gran Premio di Germania al Nurburgring.

Un test importante che avviene proprio nella terra in cui Mick è nato e cresciuto e dove, rassicurato dai preziosissimi consigli di papà, aveva mosso i primi passi nel roboante mondo dei motori. «Sono felicissimo di questa possibilità. Fin da bambino sapevo di voler fare questo nella vita», ha raccontato. «Sono salito per la prima volta sui go-kart quando avevo tre anni, a otto correvo nelle corse nazionali e a dodici avevo capito che avrei voluto che questa un giorno diventasse la mia professione».

La solidità di un pilota professionista, Mick, oggi ha dimostrato ampiamente di averla. Entrato a far parte della prestigiosissima Ferrari Driver Academy, con la Formula 2 ha conquistato due vittorie ed è salito dieci volte sul podio. «Non c’è dubbio che Mick sia uno dei grandi talenti emergenti, i suoi recenti risultati lo dimostrano. Ci ha impressionato con il suo approccio e l’etica del lavoro», ha commentato il team principal di Alfa Romeo Frédéric Vasseur. «È veloce, ma anche costante e maturo: tutti segni distintivi di un campione in divenire».

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È drammatico pensare che oggi, in uno dei momenti clou della sua carriera di pilota, non possa avere il padre accanto a sé nei paddock, che non possa ricevere da lui una pacca di incoraggiamento o un abbraccio prima di fiondarsi in pista con l’adrenalina che scorre e affrontare le curve che si susseguono a velocità folle.

C’era anche lui quel maledetto 29 dicembre del 2013 a Meribel, in Francia, quando il padre Michael ebbe il tragico incidente sugli sci che cambiò per sempre la sua vita. Mick, allora quattordicenne, è uno dei pochi al mondo, oltre alla madre Corinna e alla sorella Gina Maria, a poterlo vedere e a conoscere il suo reale stato di salute, su cui la famiglia ha sempre mantenuto il massimo riserbo. «È circondato dall’amore della sua famiglia», ha confidato Jean Todt, amico intimo dai tempi della Ferrari, uno dei pochissimi autorizzati a incontrare l’ex campione. «Continua a combattere, come è nella sua natura».

Oggi Mick è molto orgoglioso di portare il cognome del padre, ma agli inizi della carriera, per un lungo periodo, ha preferito presentarsi utilizzando il cognome della madre, Betsch, per non farsi riconoscere. «All’inizio ho scelto di mantenere nascosta la mia vera identità per non sentirmi messo sotto pressione. Non volevo che i media mi dedicassero un’attenzione esagerata e nemmeno che qualcuno pensasse che ero “il figlio di”. In questo modo, ho potuto concentrarmi solo su quello che stavo facendo, fino ad arrivare dove sono ora».

Mick, che al volante sa dimostrarsi combattivo come papà, fin da bambino ha fatto tesoro dei suoi insegnamenti. «Papà mi ha dato molti suggerimenti e mi ha svelato alcuni trucchi», ha raccontato. «Ma mi ha anche concesso la libertà di commettere errori, perché sapeva che dagli sbagli si apprende molto. Mi ha sempre detto di restare equilibrato. Da lui ho imparato a rimanere concentrato sull’obiettivo e a non mollare mai». Per governare i bolidi su cui sfreccia in pista occorre non solo coraggio, ma anche forma fisica adeguata, per questo Mick si sottopone ogni giorno ad allenamenti intensi, in palestra e fuori: pratica anche corsa, bici e nuoto.

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Un’attenzione al corpo che ha ereditato: Michael Schumacher infatti è stato il primo pilota di Formula Uno a comprendere la grande importanza della preparazione atletica, tanto da volere con sé nei circuiti una palestra mobile per forgiare muscoli d’acciaio. Alle spalle di Mick, silenziosa ma sempre presente, c’è la madre Corinna: per lei e per tutto il team Ferrari è stata un’emozione grandissima vederlo, nel luglio 2019, sfrecciare sulla pista di Hockenheim per un giro commemorativo al volante della stessa Ferrari su cui il padre, nel 2004, vinse il settimo titolo mondiale. Ora sarà ancora più emozionata vedendo il figlio correre proprio al Nurburgring, il circuito in cui nel 1995 il marito Michael, che all’epoca aveva 26 anni, ipotecò il secondo titolo mondiale al volante della Benetton.

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