Sembra un po’ la scoperta dell’acqua calda, almeno per i non addetti ai lavori. Perché, che la perdita di peso – nei grandi obesi, ma non solo – possa produrre effetti metabolici positivi pare una cosa di assoluta ovvietà e buon senso. Se non fosse per raggiunta: comunque la si ottenga.

E qui entra in ballo un assunto che molti hanno continuato a ripetere pur senza averne prove documentate, e cioè che la perdita di peso ottenuta nei grandi obesi con la chirurgia – con il bypass gastrico in particolar modo – portasse in sé un miglior profilo metabolico e in alcuni casi addirittura alla sospensione della terapia per il diabete.

Cioè che la più vantaggiosa situazione metabolica fosse effetto diretto della chirurgia. E di un suo possibile ruolo nella modifica del microbiota, degli acidi biliari e di alcuni aminoacidi. Ma un lavoro recente, pubblicato sul New England Journal of Medicine, di uno studioso che da anni si dedica al tema, Samuel Klein, direttore del centro per la Nutrizione umana dell’università di Washington, dimostra invece che le cose non stanno così: l’importante è dimagrire, e non importa come.

I ricercatori del gruppo di Klein hanno studiato 11 pazienti con obesità severa e diabete che si erano sottoposti a bypass gastrico perdendo il 18% del loro peso cor porco. Confrontandoli poi con altri 11 pazienti speculari nelle caratteristiche ma che erano dimagriti soltanto grazie alla dieta.

A peso perduto – e mantenuto per diverse settimane – sono stati tutti esami nati e, invariabilmente, i progressi c’erano stati, in egual misura: un più basso livello glicemico nel corso della giornata, una migliore azione dell’insulina in fegato, muscoli e tessuto adiposo, e soprattutto riduzione dell’utilizzo di insulina (in chi ne faceva uso) o di altri farmaci per il diabete. «Finora si credeva che la chirurgia del bypass gastrico avesse effetti terapeutici – spiega Klein – e un miglioramento metabolico che si traduceva in un controllo glicemico più preciso e in alcuni casi nella sospensione della terapia del diabete, e questo ben al di là degli effetti che ci si sarebbe aspettati di ottenere solo dalla perdita di peso. Invece noi abbiamo dimostrato che questo miglioramento è dovuto alla perdita di peso e che non ci sono differenze – né nella riduzione della terapia per il diabete né nella remissione della malattia – a parità di calo ponderale, in qualunque modo si sia ottenuto».

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C’è però un elemento importante da non sottovalutare. Perdere il 18% del proprio peso – se si pesa 120 chili – vuol dire buttar giù oltre 21 chili. Ed è una cosa di una difficoltà estrema, come sa chi ci ha provato, soprattutto se si considera che è molto facile riprenderli tutti. «E poi – ragiona Geltrude Mingrone, direttore dell’Unità di patologie dell’obesità alla Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma – un calo così consistente, come il 18%, è importante, ma maschera qualunque altra cosa. Confrontando inoltre i risultati della terapia medica Oa dieta) con il bypass gastrico e la diversione biliopancreatica, è quest’ultima ad avere risultati migliori poiché si ha un miglioramento della sensibilità insulinica dovuta al fatto che è l’intestino digiuno a produrre ormoni che provocano insulino- resistenza. Ma con la diversione si bypassa questo pezzo dell’intestino e quindi c’è un miglioramento.

La chirurgia bariatrica è certamente una terapia per il diabete nei pazienti sopra 35 di Bmi (indice di massa corporea) ma soltanto 1T% di chi potrebbe ricorre poi a una soluzione chirurgica». Il primo passo è sempre quello di tentare con la dieta. «Ma riuscire a mantenere la perdita di peso è tra le cose più difficili – continua la professoressa, che è autrice di molti studi internazionali su diabete e nutrizione – perché servono controlli continui che un sistema sanitario pubblico non riesce a garantire.

Un elemento positivo è l’arrivo non lontano di farmaci, attualmente in fase 2, che riescono a produrre un calo ponderale importante, del 15-20%. E fra questi, che però saranno molto cari, e una chirurgia mininvasiva endoscopica credo si possa riuscire ad avere un controllo a lungo termine. La chirurgia bariatrica – che non è per tutti, ma per pazienti selezionati – fa risparmiare nel lungo termine, sia sistemi pubblici, come il nostro, che privati. Non a caso negli Stati Uniti al dimagrimento si associa un premio più basso dell’assicurazione».

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