L’attore torna in tv con la serie di successo “Doc. Nelle tue mani”, che era stata sospesa a causa del Govid. Nel frattempo, a maggio, è diventato papà della piccola Nina Speranza: «Sono pazzo di lei. È il primo figlio e quindi sono ancora un principiante». «È stato un po’ particolare vivere con la mia compagna la fase della gravidanza e del parto durante una pandemia.

Per fortuna è andato tutto bene e siamo molto felici». Ora mancano solo le nozze che lui, ira l’altro, aveva già pianificato… E Cristina lo conferma in tv: «Ci sposeremo prima dell’estate!»

La prima parte della serie tv Doc. Nelle tue mani è andata in onda in pieno lockdown conquistando oltre 8 milioni di spettatori e ora Luca Argenterò torna su Rai Uno, dal 15 ottobre, con la seconda parte, nel ruolo del dottor Andrea Fanti che, dopo aver perso la memoria di 12 anni di vita, deve ricostruirsi un’identità nuova, come uomo e come medico.

Un ruolo e una fiction “rischiosa”, considerando il periodo della pandemia, e per Argenterò la soddisfazione più grande è arrivata proprio dai medici, contenti per come la serie ha mostrato la loro professionalità. E di medici ne ha visti l’attore in quel periodo perché a maggio è diventato papà di Nina Speranza, avuta dalla compagnia Cristina Marino. La coppia stravede per la piccolina, e ora pensa alle nozze.

Lui aveva già detto che il matrimonio era in programma: «Appena possibile ci sposeremo. È nei nostri piani da un po’». E lei lo ha appena confermato in tv: «Ci sposeremo prima dell’estate, mi piacerebbe fare una festa d’amore», ha detto a Verissimo, svelando che Luca aveva pensato di organizzarle un matrimonio a sorpresa prima del parto, poi saltato perché hanno chiuso l’Italia. Che emozione ha provato a tornare sul set e nelle case degli italiani con Doc dopo la pandemia? «È stato bellissimo rimettere piede sul set, perché tornare a lavorare, come è successo per tante categorie, significava tornare un po’ alla normalità, anche se una normalità strana. C’era tanta euforia nell’aria, forti anche del risultato che avevamo avuto nella prima parte.

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Quando siamo stati bloccati dal lockdown ci mancava veramente poco per concludere la prima serie, non vedevamo l’ora di completare questi piccoli francobolli che mancavano della storia e fare in modo che il pubblico vedesse finalmente la fine di questa prima stagione ». Per lei è stato un lockdown molto particolare tra ansia e gioia: il 20 maggio è diventato papà di Nina. Che padre è? «Sono pazzo di Nina. È il primo figlio quindi sono ancora un principiante!

È stato un po’ particolare vivere con Cristina tutta la fase della gravidanza e del parto durante una pandemia mondiale. Per fortuna è andato tutto per il verso giusto, quindi abbiamo fatto prima un grandissimo sospiro di sollievo e adesso ci stiamo godendo dei mesi stupendi.

Io e Cristina siamo davvero entusiasti e molto felici ». Quanta responsabilità ha sentito nell’aver interpretato un medico in pieno Covid-19? «Parlarne oggi, a metà stagione, siva un po’ sul velluto perché siamo forti del buon risultato ottenuto, ma quando abbiamo presentato la serie non eravamo certi del riscontro, c’era una grandissima preoccupazione nel raccontare una categoria che non puoi approssimare. Siamo usciti nel momento più delicato dal secondo dopoguerra a oggi, raccontando di una categoria che era sotto la luce dei riflettori.

Io sentivo un gran senso di responsabilità tecnico, speravo che un medico rivedendosi sullo schermo non si sentisse mal rappresentato nel suo lavoro, ma per fortuna abbiamo fatto una lunga preparazione, avuto dei consulenti sul set che ci hanno dato una mano nel non sembrare goffi anche solo a fare un’iniezione o a mettere una flebo. C’è stata sempre grande attenzione al particolare, quello scrupolo in più affinché tutto sembrasse verosimile.

Ha avuto qualche riscontro da parte dei veri medici? «Non ho ricevuto critiche da medici e infermieri di nessun genere, sia social o per strada. Personalmente, avendo avuto una bambina, ho frequentato gli ospedali nel frangente e nell’immediato dopo la serie e il lockdown. Di personale medico ne ho incontrato tanto ed erano contenti di come abbiamo rappresentato la loro professionalità. Quella per me è stata la soddisfazione più grande!».

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La serie le è entrata nel cuore? «È una delle primissime volte nella mia carriera che riesco a godermi qualcosa che ho fatto seduto davanti alla tv aspettando la pubblicità per alzarmi, con lo stesso entusiasmo con cui hanno visto la fiction miei amici insospettabili che non guardano una serie da anni». Il personaggio che ha interpretato, il dottor Fanti, in qualche modo le somiglia? «Francamente no, neanche un po’. Non farei mai il medico neanche sotto tortura.

C’è proprio uno scarso percorso di affinità elettive, è quanto di più lontano possa immaginare da me stesso. Ho confermato la stima che avevo nei confronti di persone che scelgono di dedicare la propria vita agli altri, persone di cui spesso ci dimentichiamo, e forse in questo periodo storico, vedevo anche quello che succede in giro per il mondo, ci siamo ricordati che viviamo in un Paese dove i medici sono una vera eccellenza.

E quindi ho un sentimento molto positivo». Come è cambiata la sua vita tra set e famiglia e le ansie del Covid? «Ormai mi sono abituato al protocollo che c’è sui set. Adesso sto girando un altro film e praticamente faccio tamponi ogni volta che metto piede fuori da casa per la sicurezza di tutti, personale familiare e lavorativa. Gli attori che arrivano sul set hanno un buon livello di sicurezza. Ci stiamo adeguando un po’ tutti a questo modo di lavorare in attesa di cercare di capire bene cosa sia questo Covid e arrivi un vaccino».

Nella prima stagione avete girato Doc prima della pandemia, ambientandola nella Milano contemporanea di cui è voluta essere specchio. Nella seconda serie si parlerà anche del Covid? «Il Covid-19 ne farà parte. Se c’è una cosa che caratterizza Doc è che è ambientato nella modernità. Non raccontarlo sarebbe un segno di scarsa responsabilità e non renderemmo onore al lavoro dei medici di fronte a questa emergenza globale».

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