Streaming Gratis Milan – Fiorentina diretta live tv: dove e come vedere

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Dove e come guardare la partita

Milan Fiorentina si disputerà questa sera, domenica 29 novembre 2020, alle ore 15.00  La partita sarà visibile sui canali Sky e nello specifico sui canali Sky Sport, sia sul satellite che sul digitale terrestre ed ancora Sky sport Arena al numero 204 del satellite. Ovviamente chi vorrà potrà seguire anche il match in diretta streaming. Gli abbonati potranno affidarsi a Sky Go per poter vedere il match, scaricando l’app su dispositivi mobili quali computer e notebook o ancora tablet e smartphone. Ci sarebbe ancora un’altra possibilità, ovvero guardare il match su Now Tv, il servizio di streaming live e on demand di Sky che da la possibilità di poter assistere ai più importanti incontri di calcio, ovviamente dopo aver acquistato uno dei pacchetti offerti.

Non è mai facile, per un milanista, festeggiare le vittorie dell’Inter. E lo è ancor meno in prospettiva, visto che sicuramente, a lungo andare, fa più paura la squadra di conte che non il Sassuolo. Tuttavia, il successo dei nerazzurri in Emilia, almeno nel breve periodo, pone il Milan nella piacevole condizione di poter riprovare una piccola fuga, in campionato.

Quella stessa fuga che si era bloccata per il rocambolesco pareggio contro la Roma e che oggi, contro la Fiorentina. Potrebbe tornare di attualità. Sarebbe un clamoroso autogol non sfruttare il calendario rossonero, che nelle prossime partite propone appunto i viola subito oggi, quindi la trasferta di Marassi contro la Sampdoria, poi il Parma a San Siro poi ancora il Genoa in trasferta prima di ripiombare in due partite sulla carta sicuramente più complicate come il Sassuolo a Reggio Emilia e la Lazio a Milano.

Se dunque la squadra sta facendo tutto quello che è nelle sue possibilità, e se possibile anche qualcosa in più, per dare nuove soddisfazioni ai tifosi che da troppo tempo sono stati relegati nell’anonimato, anche in società di respira aria di consolidamento. E ieri, a tal proposito, sono arrivate le parole di Ivan Gazidis e di Paolo Maldini, intervistati da Dazn, a dare ulteriore slancio alle speranze di tutti i milanisti.

Certo, Gazidis, da buon dirigente, la mette sempre un po’ sul filosofico, pur sapendo anche lui come tutti che i gol e le prestazioni non arrivano con i buoni pensieri, ma con le ottime azioni: «La nostra visione non è ancora così diffusa in Italia, ma può portare a grandi risultati, bisogna crederci fortemente e allora tutto può diventare possibile. Dovremo imparare dagli errori che ci sono e ci saranno, restando uniti, condividendo un progetto comune per rimanere sempre il Milan. Ai nostri tifosi abbiamo chiesto di avere pazienza e credere al progetto su cui stiamo lavorando.

All’inizio non è stato facile, ma ora tutti iniziano a vedere la direzione che vogliamo percorrere». C’è soddisfazione, ovvio. Al punto da rivedere anche certe considerazioni del passato, riconoscendo che la svolta l’abbiano data un “vecchietto”, Ibrahimovic, poco in linea con la linea verde gazidiana, e un tecnico, Pioli, che stava già preparando le valigie per l’arrivo di Rangnick.

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Ancora Gazidis, che fa un po’ di indiretta autocritica: «I successi di un club non vengono costruiti solo con giovani calciatori, servono anche elementi di esperienza, sia in campo che nel management. Nei nostri atleti più giovani riconosciamo l’attitudine e il talento per giocare in un calcio moderno, ma non si deve sottovalutare il carattere e la personalità. Pensiamo a Romagnoli e Donna rumma, hanno leadership ed esperienza nonostante l’età. Nel Milan ci sono tanti leader». Non ci sono obiettivi immediati, a livello di vittoria o di classifica. O, se ci fossero, sono tenuti nascosti.

Ma il progetto a lungo termine è molto chiaro: «Nel breve vogliamo continuare a sviluppare l’ambito sportivo, mentre a livello aziendale vogliamo aumentare i ricavi, attraverso i risultati sportivi, le sponsorship. Di fondamentale importanza per il futuro sarà il nuovo stadio. Se vogliamo essere un club moderno e vincente, abbiamo bisogno di uno stadio adatto alle nostre esigenze. Che possa abbracciare tutte le diversità e coinvolgere tutti i nostri tifosi, di oggi e di domani. Il nuovo stadio sarà fondamentale anche per l’evoluzione della città di Milano, per tutti i milanesi».

Tocca invece a Maldini puntare il dito sugli sforzi effettuati per andare a rastrellare in Europa i migliori talenti emergenti, a prezzi ancora “possibili”: «Con il reparto scouting devi conoscere quello che ha funzionato statisticamente negli ultimi 5 anni rispetto ai 5 precedenti. Parliamo ad esempio della difesa. Un difensore per me è abbastanza facile da leggere, ma prima veniva richiesto un giocatore che stesse bene in un reparto, adesso andrei a prendere un giocatore che è forte nell’uno contro uno». Non è un difensore, ma Saelemaekers è emblematico di come funzioni il reclutamento al Milan: «E’ stato frutto del nostro scouting, non conoscevo Alexis. Cercavamo un terzino destro in quel momento lì, o uno che in previsione un giorno potesse giocarci. Abbiamo visto questo ragazzo che giocava a destra, a sinistra, come terzino, da numero 10, con un’intensità tale che quando gli dai la palla, lui c’è». E poi, ad amalgamare il tutto, ecco Pioli: «Nel trasmettere i suoi pensieri, lo fa con un vigore che da una persona così pacata non ti aspetti. A volte dobbiamo frenarlo un po’ noi e dargli uno zuccherino».

Date a Cesare quel che è di Cesare…Beh, fosse per Prandelli allora non ci sarebbero dubbi: oggi contro il Milan capolista lui si prenderebbe i tre punti per mettere così un primo mattone verso la fatidica quota 40. Inutile girarci attorno, il tecnico della Fiorentina non ama vendere fumo quindi, problemi e classifica alla mano, parla apertamente di salvezza. «Cerchiamo di arrivare in fretta a 40 punti, una volta fatti potremo parlare di altri obiettivi». Dopo la figuraccia col Benevento che ha macchiato il suo ritorno in viola dopo 10 anni e catapultato la squadra a ridosso della zona-retrocessione urge una svolta anche se pensare possa arrivare in questa sfida appare quasi blasfemo: i rossoneri sono ancora imbattuti e viaggiano a ritmi-record. Però stavolta avranno qualche assenza, su tutte quella di Ibrahimovic…«Con o senza lo svedese il Milan resta molto forte – taglia corto Prandelli – Dipenderà da noi approfittare della sua assenza, dobbiamo provarci». Messaggio chiaro. L’avrà recepito questa Fiorentina senza vittorie in campionato da un mese e senza gol in A da 309′? Il tecnico bresciano attende risposte («Col Milan sarà un test significativo») sperando di sfruttare anche l’onda della qualificazione in Coppa Italia ottenuta pur con fatica a Udine: «Ho chiesto di diventare squadra e acquisire spirito di gruppo, non voglio vedere risolvere da soli le partite. Niente voli di fantasia, servono poche idee ma chiare, così potremo magari bruciare le tappe e fare a Milano una grande prestazione». L’ultimo successo esterno da allenatore viola è stato il 14 marzo 2010 proprio contro una big, 3-1 a Napoli, doppietta di Gilardino e gol di Jovetic. Mentre l’unico ottenuto contro Pioli, fra i grandi ex della sfida (pur assente perché ancora in quarantena) risale al 2016: Fiorentina-Parma 1-0, rete di Mutu. Da allora i due si sono confrontati solo nel 2018 a Marassi, Pioli sedeva sulla panchina viola, Prandelli su quella del Genoa: finì 0-0. «Con Stefano ho sempre avuto un buon rapporto, è un ottimo allenatore capace di far giocare le sue squadre sempre in modo propositivo. Se può lottare per lo scudetto fino alla fine? La Juve per me resta la favorita, ma il Milan come altre squadre può spezzarne l’egemonia. Bonera? Lo conosco bene, non mi sorprende, già da giocatore era un tipo ‘pensante’, la sua carriera l’ha fatta con la testa».

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Spirito di gruppo

Adesso però i pensieri di Cesare sono tutti per la Fiorentina: «Bisogna diventare squadra e acquisire spirito di gruppo trovando identità e continuità». Intanto a Milano s’è portato 26 giocatori, non manca nessuno, neppure il baby Montiel autore del gol-partita mercoledì, tornano poi Bonaventura alla prima da ex dopo 6 stagioni in rossonero («E’ fra i nostri giocatori più esperti»), Callejon alla prima convocazione dopo l’uscita dalla quarantena e Ribéry che l’anno scorso contro il Milan segnò e incantò. «Franck deve essere il protagonista della Fiorentina e trasmettere il suo entusiasmo senza intristirsi o isolarsi in una zona del campo, ma non dobbiamo esserne dipendenti» – dice Prandelli senza sbottonarsi sul suo impiego dal 1’ come su quello di Borja Valero: «Io ragiono come avessi 18 titolari e i 5 cambi possono fare la differenza». La notte lo aiuterà a risolvere i dubbi che riguardano perlopiù centrocampo e attacco.

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