Orietta Berti chi è: Età, Figli, Marito Osvaldo Paterlini, Malattia, Vita Privata

Evviva, il tampone è negativo, finalmente sono guarita dal Covid! Non è stata una passeggiata, ma più di me ha sofferto Osvaldo, mio marito, che ha avuto la febbre a 40 e ha ancora una forte otite.

Eravamo stati attentissimi, ma una trasferta a Roma in un piccolo studio televisivo per registrare un’intervista ci ha tirato un brutto scherzo. Dovevo presentare il mio libro Tra bandiere rosse e acquasantiere, che racconta la mia infanzia e un mondo meraviglioso che non c’è più.

È nato così: un giorno mi telefona Iva Zanicchi e mi dice che in Rizzoli stavano pensando a una mia biografìa. Tra le serate e la preparazione del nuovo cofanetto non avevo tempo. Ma è arrivato il primo lockdown e, chiusa in casa, ci ho ripensato. Quindi, sono subito andata a scavare nei miei ricordi.

Sono nata in Emilia, a Cavriago, il paese più “rosso” d’Italia dove c’è ancora il busto di Lenin. La nostra terra, come la mia famiglia, era divisa tra rossi e neri. Papà (si chiamava Mafaldo, in onore di una sorellina morta in fasce) era un commerciante di foraggi e un uomo di chiesa.

Organizzava le processioni che erano bellissime, con il paese addobbato a festa grazie ai drappi ricamati e alle bellissime tovaglie che ognuno esponeva. A me piaceva partecipare, ma frequentavo anche la Casa del Popolo e accompagnavo mamma Olga ai comizi.

Era comunista, vendeva Noi donne, il giornale femminile del partito, e preparava bandiere e tortelli per la festa dell’Unità. Papà la guardava scuotendo la testa, ma andavano d’accordo. Era proprio come nei racconti di Guareschi, avete presente Don Camillo e Peppone? Mamma lavorava alla pesa pubblica, un grande spazio in cui arrivavano i camion carichi e dove io mi sentivo libera. Giocavo con gli altri bambini e andavo in bicicletta.

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A un certo punto dell’anno veniva il circo con le sue carovane e noi ci incantavamo tra le gabbie degli animali. Era un mondo diverso, ma molto più bello. Anche se c’erano rivalità politiche, quando qualcuno aveva bisogno lo aiutavano tutti. Solidarietà e umanità erano all’ordine del giorno.

Oggi, invece, nessuno conosce il vicino di casa. Quando ero bambina, il pomeriggio le donne mettevano le sedie fuori dalla porta e chiacchieravano cucendo. Ci si divertiva con niente. Sapete che a me non piacevano le bambole? Soprattutto quelle più costose, con il  viso di porcellana, mi mettevano una gran paura.

La passione è venuta dopo, quando ho conosciuto Osvaldo. Per il mio primo compleanno da fidanzata me ne ha regalata una bellissima, vestita in stile Via col vento. Da allora ho cominciato a collezionarle. E tra acquisti e regali, alla fine ho riempito anche la soffitta. Tornando al mio libro, avevo iniziato a promuoverlo e a firmare le copie. Ma dopo due tappe il virus ha bloccato tutto.

Peccato, perché amo parlare con la gente e appena sarà possibile ricomincerò. Sono previsti 80 appuntamenti in tutta Italia, durante i quali sicuramente incontrerò tante persone deliziose. Come la signora che mi ha raccontato di suo papà che, nei viaggi da Milano a Rimini dove portava la famiglia in vacanza, metteva i nastri con le mie canzoni. Ne ho incise molte e ho deciso di raccoglierle in un cofanetto, per festeggiare i miei 50 anni in musica. Saranno sei cd, di cui uno conterrà i miei duetti (con Lodo Guenzi, gli Extraliscio e altri). Mentre nell’ultimo ci saranno 20 brani nuovi, uno più bello dell’altro. Per esempio, Quando ti sei innamorato, che porterò a Sanremo.

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