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Lo scudetto, anche se Antonio Conte ieri ha chiesto di mantenere ben pianta- ti i piedi per terra perché «non abbiamo fatto niente», è lì, dietro l’angolo. L’Inter nel girone di ritorno ha schiacciato il piede sull’acceleratore, ha scavato un solco con le avversarie che a nove giornate dalla fine sembra ormai incolmabile e se oggi raccoglierà altri tre punti a San Siro contro il Cagliari («faremo molta attenzione a Nainggolan perché lo scorso anno ci fece gol e pareggiammo 1-1»), il più sarà ormai fatto. Un’Inter che sta viaggiando a ritmi altissimi e che ha già stabilito un primo record per quanto concerne il campionato di Serie A da quando vengono assegnati tre punti per la vittoria: nessuno prima della squadra nerazzurra aveva vinto 10 gare su 10 nel girone di ritorno. Una striscia

iniziata il 30 gennaio a San Siro contro il Benevento (4-0) e che ha visto cadere, fra le altre, Lazio, Milan e Atalanta. Un primato per quanto riguarda il solo segmento del girone di ritorno, ma anche prendendo in esame le strisce più lunghe di successi consecutivi, già adesso questa Inter è entrata nella top-ten della Serie A. A quota 10 Conte ha agguantato il Milan di Sacchi del 1989-90 e se oggi dovesse vincere verrebbero raggiunte le 11 vittorie della Lazio di Inzaghi (’19-20), la Roma di Spalletti (’05-06) e di Andreaz-zoli-Garda (finale di stagione ’12-13 e inizio ‘ 13-14).

E’ probabilmente impossibile pensare al record di sempre, le 17 vittorie di fila dell’Inter di Mancini nel ’06-07, ma Conte, battendo il Cagliari – sarebbe la dodicesima affermazione consecutiva a San Siro, altra striscia niente male-, potrebbe raggiungere… Conte. Il tecnico salentino, infatti, nel ’13-14 con la Juventus arrivò a 12. Per farlo, però, oltre al Cagliari oggi, andrà superato il Napoli domenica prossima. Insomma, forse è guardare troppo in là.

«Non abbiamo ancora fatto niente, se non ridare eredibilità all’Inter, vista oggi come un’antagonista concreta in Italia e in Europa -ha spiegato l’allenatore -. Magari qualcuno se l’è dimenticato, ma la nostra finale dello scorso anno in Europa League è il maggior risultato di un’italiana negli ultimi anni nelle coppe. Riacquistata questa credibilità, ci manca ora l’ultimo step, il più importante, ma non lo abbiamo ancora fatto e sappiamo benissimo che delusioni ci possono essere dietro l’angolo. Ho grande esperienza per pensare al presente, eventualmente in futuro si parlerà di qualcosa di straordinario che è stato fatto.

Ma adesso non facciamo proclami, non sono abituato a farli, dobbiamo stare zitti e pedalare, non abbiamo ancora fatto niente a livello di vittorie e trofei». Conte sa bene che esaltarsi ora a nove giornate dalla fine con una quindicina di punti ancora da conquistare, potrebbe essere un autogol per una squadra che spesso, nel recente passato, ha avuto problemi proprio nella tenuta mentale. Per questo ieri, dopo i sorrisi arrivati dopo Bologna e Sassuolo, ha voluto mantenere un profilo più basso: «Dovremo stare attenti a non lasciare spazio agli avversari perché qualche scivolone può dare linfa a chi insegue. Mi è capitato di inseguire e di stare davanti. La cosa migliore da fare è vincere – ha tuonato Conte anticipando una sorta di slogan -, perché se stai davanti e vinci, chi è dietro prima o poi molla».

Conte è tornato anche sulla polemica sul gioco più o meno esteticamente bello della sua squadra e su quali prospettive potrebbe avere in Champions: «Dobbiamo pensare al presente sapendo che abbiamo l’opportunità di fare qualcosa di eccezionale vedendo quanto successo nell’ultimo decennio in Italia, dove ha vinto una sola squadra. Bisognerebbe dare enfasi e valore a quanto stanno facendo i ragazzi – ha sottolineato il tecnico – e non pensare se vogliamo vincere la Champions l’anno prossimo». Vincere per Conte sarebbe un’impresa. Lo ha già ribadito più volte e anche ieri lo ha rimarcato: «Venire all’Inter è stata la scelta più difficile che potessi fare, sotto tutti i punti di vista, però non sono una persona che vive nella zona di comfort, di rendita e di passato. Mi piace mettermi in discussione – ha chiosato Conte – e penso che l’Inter sia stata il non plus ultra del mettersi in gioco. Avevo e continuo ad avere tantissimo da perdere, ma ho la testa dura e vado avanti, pronto ad abbattere anche i muri con la testa».

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