Marcell Jacobs chi è? Età, madre, padre, figli, moglie o fidanzata, vita privata, carriera e Olimpiadi Tokio

UN SOGNO REALIZZATO Tokyo. Marceli Jacobs, 26 anni, mostra l’oro nei 100 metri vinto alle Olimpiadi con il tempo strabiliante di 9 secondi e 80. «Mi sono accorto dei rivali solo al traguardo», ha detto. I

L RIAVVICINAMENTO AL PADRE E STATO DECISIVO Jacobs esulta al traguardo dei 100 metri. Qui sopra, due immagini di Marcell bambino con la mamma Viviana Masini, oggi 45 anni (in alto, avvolta nel tricolore), e il papà Lamont Marceli Jacobs, 47. Di lui il campione ha detto: «Lo odiavo perché ci ha abbandonato, poi ho cambiato prospettiva e ho vinto»

Per Marcell Jacobs l’oro nei 100 metri sa di autentico riscatto. Perché è riuscito ad agguantare il sogno dopo una vita tortuosa, tutta sacrifici e difficoltà. E lo ha fatto alla velocità della luce, tagliando il traguardo in 9 secondi e 80.

Una vittoria straordinaria – quella di domenica primo agosto – se si pensa che mai, in 125 anni di Giochi olimpici, un italiano si era qualificato per la finale della competizione più attesa. E ha conquistato il podio undici minuti dopo che un altro azzurro – il marchigiano Gianmarco Tamberi – aveva vinto l’aurea medaglia per il salto in alto. Evento, questo, che ha dato a Marcell la carica decisiva: «Non avevo nulla da perdere e quando ho visto Gimbo [Tamberi, ndr] vincere, mi sono gasato di brutto dicendomi “perché non posso farcela anche io?”».

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Ma chi è il fenomenale sprinter incoronato in Giappone? Venuto alla luce il 26 settembre 1994 in Texas, a E1 Paso (nome bizzarro per la città che ha dato i natali a un velocista di tale portata), il nostro si chiama proprio come suo padre, militare americano dei Marines che, un mese dopo la nascita del figlio, ha abbandonato la famiglia, spedito in missione in Corea del Sud dall’esercito statunitense. Invece mamma Viviana Masini è veneta e ha conosciuto il suo uomo a Vicenza. All’epoca lui era in forze presso la locale Caserma Ederle. Sposatisi giovanissimi, hanno visto naufragare la loro storia d’amore con quel trasferimento.

Dall’età di un anno Marcell è cresciuto con la mamma a Desenzano (la donna gestisce l’hotel Florence nella vicina Ma-nerba del Garda) e ha iniziato a misurarsi con l’atletica leggera dopo aver giocato a basket e calcio, ma correva più veloce del pallone. Dal 2013 si è distinto nella categoria juniores e ha raggiunto ottime prestazioni fino a giugno del 2016. Poi un infortunio al quadricipite femorale sinistro gli ha impedito di partecipare alle Olimpiadi di Rio. La rivalsa arriva adesso, con questo oro guadagnato a Tokyo.

Tenace e umile, l’atleta delle Fiamme Oro ha chiesto aiuto alla mental coach Nicoletta Romanazzi che si è spinta dove nessun altro ha osato, ha sbloccato il rapporto irrisolto di Marceli con il padre intimandogli: «Devi parlare al tuo sangue americano». Lui, che sa l’inglese a stento, lo ha chiamato ricorrendo al traduttore di Google. E la dichiarazione: «Lo odiavo per essere scomparso, poi ho cambiato prospettiva e ho vinto» è il primo di una serie di pensieri positivi.

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Alla stregua di questa confessione: «Papà mi ha dato la vita e muscoli pazzeschi. Prima della gara mi ha detto: “Puoi farcela, sono con te, ti guarderò”. Ora capisco che i risultati dipendono dall’impegno e dal lavoro». Questo a dimostrazione che la locuzione del retore romano Giovenale “mens sana in corpore sano” è il suo mantra. Lo sa bene il suo allenatore, l’ex triplista azzurro Paolo Camossi, che fa scendere in pista Jacobs dodici volte a settimana d’inverno e sette destate. Altrettanto consapevole della tempra dellatletaè mamma Viviana che ha gridato: «Sono felicissima. Marcell ha coronato un sogno. Se lo merita. Da bambino gli dicevo che avrebbe conquistato il mondo e ce l’ha fatta.

Il prossimo obiettivo è il record del mondo». Persino Fedez ci ha visto lungo quando nel 2018 lo ha ingaggiato tra gli assi della Doom Entertainment, la sua agenzia di talent, che ne curerà l’immagine e gli interessi (si parla già di guadagni milionari).

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Sempre incoraggiato dal nonno Osvaldo poi scomparso (a lui ha dedicato la medaglia), Jacobs ha fatto tesoro del passato puntando tutto sugli affetti. A casa lo aspettano i tre figli, Jeremy, 8 anni, frutto di una precedente relazione, Anthony, 2, e la piccola Meghan di dieci mesi, avuti dalla fidanzata, l’ecuadoregna Nicole Daza che presto sposerà. «E stato amore a prima vista, lui è il mio numero uno. Al suo rientro ce ne andremo tutti e cinque a Cancun, in Messi-co», ha dichiarato lei. Conosciutisi a Milano in discoteca, i due abitano con i tre pargoli a Roma, in zona Collina Fleming.

Jacobs è una statua greca, è alto un metro e 88, pesa 79 chili e il suo fisico è pieno di tatuaggi: su petto, addome e bicipite i nomi della compagna e dei figli, una tigre sulla schiena, citazioni di Charlie Chaplin sul coraggio al pettorale sinistro e la dedica ai suoi cari “Dove nasce la vita” sulla spalla sinistra. Del resto Marcell sa bene cosa conta davvero. Lo ha dimostrato ai blocchi di partenza. Aveva un espressione serena, era concentrato su se stesso e si è accorto dei rivali solo al traguardo. Da piccolo voleva diventare archeologo o astronauta, invece eccolo qua. Con loro al collo e i piedi ben piantati a terra è entrato nella Storia volando come un razzo sulla Luna.

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