Inter – Real Madrid streaming gratis come vedere diretta live TV (Ore 21.00)

Dzeko è sbarcato a Milano mercoledì 11 agosto a bordo di un volo privato, partito da Ciampino, insieme alla moglie Amra e al suo agente, Alessandro Lucci. Per diventare ufficialmente un calciatore dell’Inter ha dovuto però attendere tre giorni. Non tanto per le visite mediche, superate brillantemente nell’arco di poche ore, ma perché mancava l’accordo tra lui e la Roma per il pagamento di due mensilità (luglio e agosto 2021).

Alla fine il bosniaco ha chiuso la vicenda rinunciando a oltre 500.000 euro e il via libera dalla Capitale è arrivato in tempo sia per permettergli di essere in campo nell’amichevole contro la Dinamo Kiev sia per essere ufficializzato la sera stessa, un paio d’ore prima di ferragosto. Come detto, però, quello di questo agosto è stato solo l’ultimo degli assalti della Milano del pallone all’attaccante bosniaco. Nel 2009 Galliani si presentò addirittura a Sarajevo per convincerlo a trasferirsi al Milan e, grazie anche al “dono” che aveva con sé (una maglia di Ronaldinho e un bigliettino con su scritto dal brasiliano “Verresti a giocare a Milano con un Pallone d’Oro?”), ottenne il suo sì. Edin era appena stato eletto miglior giocatore della Bundesliga vinta con il Wolfsburg, ma i tedeschi non accettarono l’offerta del Diavolo.

Così Edin rimase in Germania per altre due stagioni e nel 2011 fu Mancini ad acquistarlo dal Wolfsburg con una proposta da 35 milioni: Dzeko divenne il bomber con il quale i Citizens festeggiarono per la prima volta nella loro storia la Premier League. Tornato sulla panchina dell’Inter, nel novembre 2014, il Mancio fece scattare il secondo tentativo di portare a Milano il centravanti. Successe in coincidenza con le difficoltà di rinnovo del contratto di Mauro Icardi, ma alla fine l’argentino rimase e il bosniaco, nell’agosto 2015, passò alla Roma per 4 milioni più 11 di diritto di riscatto. In seguito a fargli indossare la maglia nerazzurra hanno provato anche
Spalletti e in tre diverse occasioni Conte. Tutti “assalti” falliti. L’unico ad essere stato accontentato è stato Simone Inzaghi che ora se lo godrà.

La partita Inter – Real Madrid si giocherà allo Stadio Diego Armando Maradona domani. Sarà un’esclusiva DAZN, detentore dei diritti di 10 partite su 10 per ogni giornata di Serie A, di cui 3 in co-esclusiva con Sky Sport. La gara sarà visibile in streaming, attraverso il download dell’app ufficiale dell’emittente – con relativa iscrizione e abbonamento – o attraverso una qualsiasi Smart TV. Da quest’anno, con l’acquisto del DAZN box sarà possibile inoltre avere un canale digitale dedicato con i migliori contenuti scelti giorno per giorno. Si sconsiglia categoricamente l’utilizzo di siti pirata per la visione della gara. Sarà disponibile anche sul sito una diretta testuale per seguire la partita: un evento non solo attesissimo dai tifosi azzurri, ma che sarà seguito in tutto il mondo.

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Il pari con la Sampdoria è archiviato e la testa è sul Real Madrid. La missione è iniziata. Simone Inzaghi , in fondo, l’ha illustrata già lo scorso 7 luglio durante la sua presentazione: «Vorremmo fare un percorso in Champions migliore rispetto al passato perché se non ho visto male dalle statistiche, l’Inter non supera gli ottavi dalla stagione ’10-11, quella di Benitez e Leonardo ». E’ vero, di acqua sotto i ponti dal quel 7 luglio, ne è passata, perché oltre ad Hakimi , partito prima di quel giorno, è andato via anche Lukaku , ma l’obiettivo ottavi rimane. Inzaghi con la sua Inter vuole fare meglio di Luciano Spalletti e soprattutto Antonio Conte , ovvero superare il girone di Champions dopo tre cocenti eliminazioni consecutive.

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, quest’anno l’Inter non giocherà l’ultima partita del gruppo in casa. E’ già un sollievo, nelle tre precedenti esperienze, infatti, l’eliminazione è sempre arrivata a San Siro. L’11 dicembre 2018 la squadra di Spalletti pareggiò 1-1 con il Psv già eliminato e retrocesse in Europa League; vincendo avrebbe passato il turno ed eliminato il Tottenham che arrivò poi addirittura in finale. La stagione successiva, il 10 dicembre 2019, con Conte, ecco il ko per 2-1 con un Barcellona già qualificato e con tanti giovani in campo; anche in quel caso con una vittoria sarebbe arrivato il passaggio del turno a discapito del Borussia Dortmund (i nerazzurri poi arrivarono in finale di Europa League, perdendo 3-2 col Siviglia). Infine la delusione forse più grande, ovvero lo 0-0 contro lo Shakhtar il 9 dicembre 2020: in questo caso gli ucraini si giocavano addirittura la possibilità di arrivare secondi, ma con il pari furono loro a strappare per lo meno l’accesso in Europa League, con i futuri campioni d’Italia finiti addirittura ultimi. Questa volta l’ultima gara si disputerà il 7 dicembre al Santiago Bernabéu contro il Real Madrid, l’avversario di domani, e quindi sarà importante per i nerazzurri provare a strappare la qualificazione già prima. Vincendo domani all’esordio contro l’undici di Ancelotti , ma soprattutto rispettando i pronostici contro Shakhtar e i moldavi dello Sheriff. Facendo il proprio compito da testa di serie, l’Inter potrebbe chiudere il discorso già a novembre, evitando di trasformare la trasferta in Spagna in un nuovo “sanguinoso” dentro-fuori.

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Inzaghi, verrebbe da dire, sa come si fa. La sua percentuale di accesso agli ottavi di Champions è del 100%, anche se con la Lazio ha disputato il torneo solamente nella scorsa stagione. Dalla terza fascia, i suoi biancocelesti pescarono Zenit, Borussia Dortmund e Club Bruges. La Lazio, però, nonostante non fosse fra le favorite, ha concluso il girone al secondo posto con zero sconfitte, battendo in casa con due rotondi 3-1 sia i russi che i gialloneri di Haaland . Agli ottavi, poi, arrivò lo stop contro il Bayern. Detto ciò, Inzaghi ha voglia di rinverdire i fasti dell’Inter del Triplete e prendersi una prima vittoria nel confronto con Conte (approdato una volta ai quarti con la Juve ed eliminato per tre volte nei gironi). Certo, nessuno gli chiede di vincere la coppa, ma i reduci del successo del 2010 nelle stagioni successive riuscirono comunque a raggiungere prima i quarti nel 2011 con Leonardo in panchina e poi gli ottavi nel 2012 con Ranieri . Da dieci anni esatti, quindi, l’Inter non supera il girone eliminatorio: allora, nell’autunno-inverno 2011 lo fece da prima in classifica nonostante la sconfitta casalinga all’esordio contro i turchi del Trabzonspor (in panchina Gasperini , esonerato la settimana dopo per il ko a Novara). Inzaghi non ha campioni come Zanetti , Milito o Cambiasso , ma giocatori che in questi anni hanno capito sulla propria pelle cosa sia la Champions, più Dzeko , che nella coppa più importante ha segnato 22 gol. L’eroe del Triplete, Milito, giocando ovviamente meno partite, si è fermato a 9. Non sarà un appiglio decisivo, ma sempre meglio di niente.

Oltre a non essere una novità, l’ennesimo contrattempo muscolare di Gareth Bale (coscia destra) ha finito per dare a Carlo Ancelotti la possibilità di trovare la sua prima quadratura del cerchio. E già, perché l’assenza dell’esterno d’attacco gallese ha spinto il tecnico emiliano a ridisegnare il proprio Real Madrid, abbandonando il 4-3-3 d’ordinanza e scommettendo su un 4-4-2 che, in fase di possesso, si trasformava automaticamente in 4-2-3-1. Questa variazione al copione ha permesso a Carletto di lasciare il Vinicius junior sulla sinistra e di accentrare Eden Hazard , piazzandolo alle spalle di Karim Benzema , dirottando invece il motorino charrua, alias Fede Valverde , sulla destra. E non c’è che dire, almeno contro il Celta, l’esperimento ha funzionato. Le due piccole grandi distrazioni in difesa sono state rese molto meno gravi di quanto avrebbero potuto essere proprio dalla grande intesa dei blancos dalla cintola in su. E così, con Luka Modric a tenere in mano la battuta, l’avanguardia merengue si è improvvisamente riscoperta devastante.

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E se l’ennesima prestazione brillante di Benzema non può, oramai, sorprendere nessuno, l’incoraggiante ora di gioco disputata da Hazard ha restituito un po’ di speranza ai tifosi blancos che, loro malgrado, non sono ancora riusciti a godersi fino in fondo il fuoriclasse belga che, da quando è arrivato al Santiago Bernabéu, si è trasformato, causa infortuni, nella brutta e sbiadita copia del campionissimo ammirato allo Stamford Bridge con la maglia del Chelsea. Per 66 minuti, i suoi movimenti, il suo sguardo e la sua classe sono davvero parsi quella di una volta. Il tempo dirà se si è trattato o meno di un’illusione ottica, provocata magari dalla voglia di tutti gli amanti del pallone, a prescindere dalla bandiera, di recuperare le emozioni trasmesse in “blue” da quello che era unanimemente considerato uno dei migliori calciatori del pianeta.

Nel caso di Vinicius, invece, non si può proprio parlare di illusione ottica. La metamorfosi dell’attaccante brasiliano è evidente, lampante: il brutto anatroccolo che dribblava mezza squadra avversaria per poi sbagliare l’ultimo tocco – passaggio o tiro – è improvvisamente diventato un killer spietato. E se possibile, anche le sue spiccate doti nell’uno contro uno sono ulteriormente migliorate. Fermarlo senza commettere fallo sta diventando impossibile anche per i difensori più esperti. Lui e Karim hanno messo la propria firma su 9 delle 13 reti segnate da un Real che, in attacco, ha finalmente ritrovato una formula vincente: Benzema-Vinicius-’y otro más’.

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