Saman Abbas condannata a morte dallo zio

Emergono nuovi particolari agghiaccianti nella vicenda di Saman Abbas, la 18enne pachistana scomparsa nel nulla il 30 aprile. Secondo il fratello minorenne, ritenuto il testimone chiave del brutale omicidio, la giovane sarebbe stata uccisa, smembrata e gettata via dopo una riunione di famiglia in cui sarebbe stata emessa la sua condanna a morte.

Saman non aveva alcuna intenzione di sposare un cugino di 11 anni più grande di lei che vive in Pakistan. La sua ribellione le è costata la vita. Su questa circostanza non sembra più nutrire dubbi neppure la Procura nonostante non vi sia stato modo a oggi di ritrovarne il cadavere.

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Sul punto concordo con quanto confermato dai giudici del Riesame, che hanno respinto il ricorso di uno degli indagati per l”omicidio, un cugino di Saman, quando scrivono che il movente del delitto è da ricercare «in una temibile sinergia tra i precetti religiosi e i dettami della tradizione locali».

Secondo l’ipotesi della Procura, quando la madre scrive a Saman per convincerla a tornare a casa la sua condanna a morte sarebbe già stata decisa. Ed era stato già individuato anche chi quella condanna l’avrebbe eseguita.

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Ci avrebbe pensato lo zio Hasnain Danish, 33 anni, il membro più spietato e temuto della famiglia, quello a cui non si poteva dire di no. Quello che teneva in scacco l’intero gruppo familiare proprio per la sua ferocia. Hasnain Danish non è mai stato uno che aveva paura di sporcarsi le mani. Ed è a lui che Saman viene consegnata dai suoi genitori a pochi passi dall’abitazione della famiglia Abbas.

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