Meghan Markle è lei la Regina D’Africa

Con un’esclamazione, «Sono qui come madre, come moglie, come donna di colore e come vostra sorella», Meghan Markle ha sciolto in un baleno i cuori di mezza Africa, che l’ha quindi accolta con calore e affetto, conquistando anche chi in patria era restio a darle fiducia. Le polemiche e le critiche divampate nei mesi scorsi per i capriccetti da starlet di Hollywood, i viaggi su costosi jet privati di lei con Harry e baby Archie, le festicciole da parvenue con le amiche di merenda a New York, e, aiuto!, il disdegno con cui ha lasciato cadere l’invito a passare qualche giorno a Balmoral, su proposta della regina Elisabetta (voi direste mai a vostra suocera: «No, grazie, non vengo», se vi invitasse in vacanza?): tutto è sparito in un attimo. A Corte in molti hanno tirato un sospirane di sollievo: i duchi di Sussex sono tornati sulla retta via.

Il discorso fiero, con il quale per la prima volta da quando siede alla tavola dei Windsor ha fatto riferimento al colore della sua pelle, Meghan lo ha tenuto appena scesa dal volo di linea preso nottetempo con il principe Harry e il piccolo Archie davanti a un folto gruppo di ragazzine della città più pericolosa del Sudafrica, Nyanga. Nelle sue parole nessuna allusione alla fierezza di essere una femminista convinta, una donna indipendente, che si paga i conti da sola o cose di questo genere, dette in precedenti occasioni e che tanto avevano irritato la Corte, ma un’affermazione chiara e diretta: «Sono una donna normale e sono una di voi».

Quello in Sudafrica è stato un viaggio capolavoro, studiato per rinfocolare il rapporto tra la vecchia Inghilterra e il Sudafrica (tornato a far parte del Commonwealth nel 1994, senza però più alcun vincolo di sorta con la Corona britannica, com’era prima del 1961), ma anche per rilanciare l’immagine molto appannata dei duchi di Sussex. D’altronde hanno a loro disposizione una squadra di ex diplomatici e strateghi della comunicazione su cui nemmeno un capo di Stato può fare affidamento. Il principe, per anni il più amato dei Windsor tra i sudditi, durante l’estate aveva
perso lo scettro in favore della regina, tornata amatissima e prima in classifica, ma soprattutto Meghan, dopo due anni di grande passione con gli inglesi, aveva lasciato sul campo parecchie posizioni, facendosi superare da Kate Middleton.

Era necessario, quindi, correre ai ripari. A Palazzo fanno sapere che i duchi si sono lasciati consigliare e hanno detto di sì a tutto. Ed ecco, quindi, il secondo capolavoro realizzato dalla duchessa, che ha lasciato a casa tutti i gioielli, a parte la fede nuziale, e pure i vestiti da sera: si è presentata con un lungo foulard color cipria a coprire il capo (ma non i capelli sciolti e liberi) durante la visita con il principe Harry nella più antica moschea del Sudafrica, Auwal, a Bo-Kaap, un quartiere della popolosa Cape Town. Non era un gesto scontato: a noi turiste occidentali il velo viene imposto in ogni luogo sacro all’islam, ma può accadere che a una dama del calibro della duchessa di Sussex questo obbligo venga risparmiato per motivi diplomatici .

E vogliamo, poi, parlare della decisione di presentare baby Archie all’eroe nazionale, l’arcivescovo anglicano antiapartheid Desmond Tutu, premio Nobel per la pace nel 1984, come primo evento della sua vita pubblica? Non sappiamo a chi sia venuta l’idea, ma le immagini del pupo reale, cinque mesi il 6 ottobre, che entra in braccio alla mamma e accanto al papà nella casa di Cape Town dove oggi vive Tutu, ed emette un gemito di gioia giusto giusto davanti alla telecamera che sta riprendendo la scena, hanno fatto il giro del mondo e sciolto molti, moltissimi cuori. Erano mesi che sudditi, stampa e fan chiedevano ai duchi di Sussex di poter vedere Archie, tenuto nascosto ai curiosi per una qualche inspiegabile, e irritante, ragione. Ebbene, mostrato al mondo, abbiamo tutti visto la straordinaria somiglianza con papà Harry alla sua età, fotografato con la stessa espressione in braccio a Lady Diana.

Già, Diana, la principessa del popolo. Si è sentita forte la presenza della mamma di Harry durante questo viaggio africano. Di sicuro non c’era nessuna strategia nella decisione del duca di Sussex di ripetere la stessa passeggiata che nel 1997, pochissimi mesi prima di morire tragicamente a Parigi, fece Diana in mezzo ai campi minati dell’Angola. Il gesto della principessa del Galles segnò un solco indelebile per chi è venuto dopo di lei e per chi come lei ha deciso di dedicarsi alla causa umanitaria. E il secondogenito della principessa ha più volte detto che ha tutta l’intenzione di continuare il percorso che aveva intrapreso la principessa. Quindi, lasciati in Sudafrica moglie e figlio, Harry è volato nella stessa terra, oggi parzialmente sminata, e, vestito nello stesso identico modo di Diana, ha ripercorso quel tragitto, serio in viso, commosso di certo.

Poche ore dopo quei passi, il principe ha avuto anche l’occasione di parlare per la seconda volta con Sandra Tigica, la ragazzina che nel 1997 fece piangere Diana, quando incontrò la principessa nella capitale dell’Angola, Luanda. Molti ricordano che la principessa la baciò e le accarezzò il viso. Sandra, che aveva perso una gamba a causa di una mina antiuomo, è oggi una mamma di 35 anni con cinque tra figli e figlie. Una, la più piccola, porta il nome della principessa di Galles, in memoria di quell’incontro che le ha segnato la vita. Harry aveva incontrato Sandra nel 2007, ma ancora la piccola Diana non era nata. Ora, c’è da credere che a Harry, legatissimo alla madre, e papà da pochissimi mesi, nell’apprendere la bella notizia una lacrima di commozione sia scappata.

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