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Polizia in rivolta: non toccate i decreti sicurezza

Non solo le norme su migranti e Ong. La maggioranza giallorossa intende cambiare i “decreti sicurezza” firmati da Matteo Salvini anche nella parte in cui rafforza le tutele di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza impegnati nei servizi di ordine pubblico. In particolare Pd e LeU – nel corso nelle trattative per “cancellare” l’eredità lasciata dal leader della Lega al Viminale – si sono concentrati sulla norma che impedisce ai giudici di considerare “tenui” i reati di violenza, minaccia, resistenza e oltraggio ai pubblici ufficiali. Categoria nella quale rientrano non soltanto le Forze dell’ordine, ma anche – ad esempio – capotreni e controllori sugli automezzi pubblici.

Fino al 14 giugno 2019, giorno dell’entrata in vigore del “decreto sicurezza bis”, riassume Domenico Piane- se, segretario generale del sindacato di polizia Coisp, «i giudici, pur in presenza di una violenza ai danni degli operatori delle Forze dell’ordine, si limitavano a riconoscere la particolare tenuità del fatto». Risultato: tra giudizi abbreviati e patteggiamenti, chi oltraggiava o aggrediva le Forze dell’ordine la faceva sempre franca. «Ricordo che a Milano due ragazzi fermati per aver preso a caschi in faccia gli agenti durante una manifestazione sono rimasti sostanzialmente impuniti: il loro gesto è stato riconosciuto un modo per esprimere il dissenso. Lo stesso è accaduto, nel corso degli anni, a diversi militanti No Tav».

Per questo i sindacati di polizia hanno salutato con favore la svolta impressa da Salvini prima dell’estate. «Il suo decreto ha imposto all’autorità giudiziaria di non considerare tenui i gesti contro gli operatori della sicurezza. Basta impunità. Come Coisp erano dieci anni che chiedevamo l’introduzione di nome per salvaguardare le Forze dell’ordine», ricostruisce Pianese. «Da questa estate chi usa violenza, oltraggio o resistenza a pubblico ufficiale ne deve rispondere penalmente con una sanzione minima che parte da sei mesi», ha ricordato nei giorni scorsi Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato autonomo di polizia (Sap).

Poi, però, Salvini ha lasciato il Viminale e i nuovi soci di maggioranza del Movimento 5 Stelle, appunto Pd e LeU, hanno messo sul tavolo di Palazzo Chigi la modifica dei “decreti sicurezza”. Modifica che comprende anche «il ripristino della discrezionalità dei magistrati nel decidere sulla tenuità del fatto in caso di reato di oltraggio, violenza e minaccia a pubblico ufficiale». «Inaccettabile passo indietro nella tutela delle donne e degli uomini in divisa» attacca Pianese, «le garanzie in favore degli agenti dovrebbero essere aumentate, non ridotte».

Il segretario generale del Coisp rivela come si sono sentiti i suoi colleghi quando hanno letto cosa bolle in pentola: «In subbuglio. Ci siamo sentiti abbandonati dal governo. Chi si scaglia contro un poliziotto, verbalmente o addirittura fisicamente, non può e non deve pensare di poterla fare franca. Questa proposta è contro le Forze di polizia». Da qui la richiesta di «un pronto ripensamento di quelle istituzioni che tuteliamo quotidianamente. Ci aspettiamo che, tra chi ogni giorno rischia la propria vita per pochi soldi al fine di tutelare la sicurezza dei cittadini e i facinorosi, lo Stato scelga di essere dalla parte dei primi».

Del resto basta dare un’occhiata alla contabilità delle aggressioni agli uomini in divisa per capire come un passo indietro rispetto alla linea dura di Salvini possa rappresentare un «pericolo per gli operatori della sicurezza. Nel 2019, solo come Polizia di Stato, abbiamo contato oltre 2mila feriti». Altrettanti, come da report del comandante generale dei Carabinieri, Giovanni Nistri, ne ha denunciati l’Arma.

Mentre la Polizia penitenziaria, dall’inizio dell’anno, ha fatto i conti con oltre 40 aggressioni in carcere ai danni di agenti penitenziari (più altre cinque contro personale amministrativo). Escalation che ha spinto i sindacati di categoria – Uspp, Sappe, Osapp, Fp Cgil, Fns Cisl, Uilpa e Sinappe – a proclamare «con decorrenza immediata», lo «stato di agitazione di tutto il personale rappresentato». In cima alla lista delle emergenze, i rappresentanti dei baschi azzurri mettono le «continue, pericolose e intollerabili aggressioni messe in atto nei confronti del personale».
Salvini si schiera a fianco degli agenti in agitazione. «Vogliono perfino cancellare i “decreti sicurezza per abbassare le tutele alle Forze dell’ordine: il Guardasigilli (Alfonso Bonafede, ndr) si dimetta insieme al resto del governo».

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