Renzi vuole incontrare Conte ma non gli vota la fiducia

Giuseppe Conte e Matteo Renzi si vedranno la prossima settimana. Per chiarire. Ma questo non vuol dire che, automaticamente, torni il sereno nella maggioranza di governo. Anzi. Il presidente del Consiglio ha già bollato come irricevibili le proposte presentate ieri da Italia viva: sblocco dei cantieri, presidenzialismo, no al giustizialismo e cancellazione del reddito di cittadinanza. Quindi se Renzi si impunta, stanno punto e da capo.

Ed è questo il motivo per cui Palazzo Chigi non ha interrotto la caccia ai «responsabili». L’intenzione contiana resta sempre quella di allargare la maggioranza per spuntare le armi dell’ex premier.
Ufficialmente i due ieri si sono scambiati un ramoscello d’ulivo. «Io sono sempre disponibile, la mia porta è sempre stata aperta e sarà aperta, sicuramente ci vedremo la settimana prossima», dichiara Conte da Bruxelles rispondendo alla richiesta di un vis à vis da parte renziana.

Quanto al pacchetto di riforme annunciato da Iv, il capo del governo Irena. Soprattutto sul cosiddetto «Sindaco d’Italia»: «Non entro nel merito di questa iniziativa, ho letto le agenzie, mi attengo alle posizioni ufficiali: i delegati di Iv sono in parte anche promotori di una proposta di legge elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 5 per cento. Su quello la maggioranza ha costruito un’iniziativa di riforma. È stata presentata, calendarizzata. Poi se ci sono altre iniziative estemporanee non le commento».

Pace, insomma, non è. E manco armistizio. Ieri Renzi non ha partecipato al voto di fiducia in Senato al decreto legge sulle intercettazioni. Mancava lui, e anche il neo acquisto Tommaso Cerno.
È il senatore di Rignano a ricostruire la complessa relazione in corso con il premier. Mercoledì, riferisce, «dopo il mio intervento in Senato mi ha inviato un gentile messaggio». Così Matteo si è fatto avanti, chiedendo un appuntamento. «Noi», precisa, «non abbiamo il desiderio di rompere, ma cerchiamo di trovare dei compromessi finché sarà possibile».
Ieri il partito renziano ha presentato «Italia shock», il pacchetto di proposte per il governo che sarà alla base dell’incontro con Conte. «Gli porteremo», spiega Renzi, «il nostro decreto per lo sblocco dei cantieri e lui farà le valutazioni che crede e noi faremo le nostre. Italia Viva si è caratterizzata in questi mesi come l’unico luogo di presentazione di proposte serie. Noi vogliamo un’Italia viva e non un’Italia che vivacchi».

Proposte, quelle di Iv, strutturate nei quattro grandi temi: lo sblocco dei cantieri, l’elezione diretta del premier, la lotta al giustizialismo e il superamento del reddito di cittadinanza. «Il nostro obiettivo è dare una mano al Paese, sia che continuiamo a stare in maggioranza sia che la maggioranza sia un’altra, come evocato da chi pensa alla sostituzione di Italia viva coi “responsabili”, cosa del tutto legittima. In ogni caso, noi daremo al governo questo nostro lavoro, anche se saremo all’opposizione».

Ieri comunque non sono mancate le polemiche tra i giallorossi. Come nel caso del dl intercettazioni, su cui l’aula del Senato ha votato la fiducia, che per Pietro Grasso (Leu) era una sorta di voto di fiducia per il Guardasigilli Alfonso Bonafede: «Pernoi votare oggi la fiducia al dl intercettazioni non è votare la fiducia a un singolo ministro». Il titolare della Giustizia resta nella lista nera di Renzi. Che attacca pure su Autostrade: «Io sono perché paghi, e paghi tanto, per quello che è successo. Ma spero che non ci sia chi, in nome del populismo, faccia una battaglia per cui alla fine sia lo Stato a pagare Autostrade».

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