Enrico Ruggeri racconta gli anni 80 di Mina

Buon compleanno Mina! Per celebrare le ottanta candeline piene di ritmo ed energia della regina della canzone italiana, quelli di Una storia da cantare hanno voluto giocare d’anticipo – la ricorrenza cadrà il 25 marzo – con una puntata speciale tutta dedicata a lei. Così, grazie a Bianca Guaccero e a Enrico Ruggeri, in prima serata su Raiuno possiamo riascoltare le canzoni più belle dell’inossidabile “tigre di Cremona”, interpretate da amici e colleghi, oltre che dai padroni di casa: da Tintarella di luna a Grande grande grande, da Un anno d’amore a E se domani, passando per Città vuota e Sono come tu mi vuoi, fino all’ultimo successo, Luna diamante, scritta da Ivano Fossati.

«Sono contento e anche un bel po’ emozionato nel raccontare Mina: un caposaldo d’Italia negli ultimi 50 anni», confida Ruggeri a Gente. «Al di là di tutte le qualità vocali e interpretative che ben sappiamo, Mina ha saputo intercettare un Paese. Nella musica, nel costume, ma anche nel mondo della comunicazione». Il conduttore si riferisce al ritiro dalle scene, oltre 40 anni fa, forse unico caso al mondo di una artista che pur non concedendosi mai ai media, a ogni nuovo disco conquista stabilmente i primi posti in classifica. L’ultimo esempio è l’album di inediti Mina Fossati, pubblicato a novembre, disco di platino e tuttora ai vertici delle hit parade.

Era l’estate del 1978 quando Anna Maria Mazzini, in arte Mina, salì per l’ultima volta sul palco della Bussola, in Versilia, dove aveva debuttato quasi per scherzo nel 1958 mentre era in vacanza con la famiglia a Forte dei Marmi. Accompagnata dall’orchestra del maestro Pino Presti, in quell’ultima memorabile estate, Mina si esibì per 11 serate affiancata da comici come Walter Chiari, Gino Bramieri e talenti allora emergenti come Massimo Troisi, Enzo De Caro e Lello Arena.

E in occasione dell’ultima serata, il 23 agosto, registrò un disco dal vivo e una ripresa televisiva che ormai sono entrati a far parte della storia dello spettacolo. «Certo, Mina è un monumento», continua Ruggeri. «Ma mi piace sottolineare che non celebriamo solo un grandioso passato, ma anche il presente di un’artista poliedrica, curiosa e sempre alla ricerca di nuove sonorità. Non a caso lei ha voluto interpretare molti dei nostri cantautori». L’ultimo in ordine di tempo, come dicevamo, è Ivano Fossati, altro grande della musica italiana che da qualche anno aveva smesso di cantare e che difficilmente sarebbe tornato in sala di incisione se non fosse stata lei a chiederglielo. «Dopo l’invito di Mina, mia moglie mi ha detto: se le dici di no chiedo il divorzio », ha raccontato infatti Fossati.

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Un invito arrivato parecchio tempo fa anche a Ruggeri, che a Mina ha “prestato” Il portiere di notte: «Nel 1988 mi trovavo in studio per l’album La parola al testimone quando squillò il telefono. “Sono Mazzini”, si presentò al chitarrista Luigi Schiavone che, impietrito, mi passò la cornetta. Mina voleva incidere un mio pezzo, Il portiere di notte, ma mi chiedeva alcune modifiche affinché il testo potesse adattarsi a una donna. Di getto le dissi di sì, ma poi rimasi sveglio tutta la notte cercando di far quadrare il cerchio: immaginare un portiere femmina? Dar voce alla prostituta amata dal portiere di notte? Nessuna delle soluzioni mi convinceva.

Così la mattina richiamai Mina, parecchio impacciato: “Signora”, le dissi malgrado lei insistesse per il tu: “Lei mi fa un grande onore a voler cantare questa canzone. Ma mi piacerebbe che lei facesse come ha fatto per Non è Francesca di Battisti, che non ha modificato in Non è Francesco. Mina attese un giorno per rispondermi. Poi richiamò dicendomi che ci aveva pensato ed era d’accordo con me. Così interpretò la canzone tal e quale». Una vera innovatrice, sempre pronta a rimettersi in gioco. «Mina faceva parte della generazione dei cosiddetti “urlatori”: Morandi, Rita Pavone, Celentano», continua il conduttore. «All’inizio degli Anni 60 tutti loro ribaltarono gli schemi della canzone italiana, cambiando l’approccio dell’artista verso il pubblico, buttando a mare i manierismi degli Anni 50. Rompere gli schemi: una dote fondamentale di ogni artista che resiste nel tempo. Solo così si entra nella storia della musica.

Quello che è successo due decenni dopo con il punk; anche noi dei Decibel, la mia storica band, abbiamo iniziato così. E che oggi sta accadendo con il rap». Ma torniamo a Mina chiedendo a Ruggeri quali siano le sue canzoni del cuore, quelle indissolubilmente legate a un momento speciale, a un ricordo giovanile. «Confesso che a 15 o 16 anni non ascoltavo Mina: sentivo solo Genesis, Jethro Tull. Oggi le mie preferite sono i suoi grandi classici, tipo Un anno d’amore, o le sigle delle trasmissioni televisive. Ma anche Volevo scriverti da tanto, dall’album Maeba, pubblicato un paio d’anni fa». E il pezzo che farebbe duettando con Mina? «Ebbè, Portiere di notte, tutta la vita! Ma alla sua partecipazione a Una storia da cantare ci stiamo ancora lavorando…». E mentre lo dice Ruggeri si fa una bella risata, prima di tornare di corsa alle prove.

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