Redazione 27 Febbraio 2020

AMilano, più del coronavirus Covid-19 arrivato dalla Cina, delle sue conseguenze e della sua pericolosità, è l’atmosfera che si respira a fare impressione: scuole, università, cinema, teatri e persino il Duomo con i portoni sbarrati, partite allo stadio e sfilate della settimana della Moda cancellate o svolte a porte chiuse. Il sindaco Giuseppe Sala ha emesso una serie di ordinanze restrittive – dalla sospensione delle messe alla chiusura di bar e pub alle 18 – per impedire quanto più possibile l’eventualità che il virus si diffonda in città. «Tutte ottime mosse», condivide il professor Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici italiani. È a lui che abbiamo chiesto di aiutarci a capire cosa sta succedendo

Domanda. Il Covid-19 somiglia più all’influenza o alla polmonite? Risposta. «È come tutti gli altri virus respiratori, dà sintomi in tutto e per tutto simili a quelli influenzali. La polmonite è una delle complicanze che può innescare». D. È molto letale, per questo si sono messe in campo cautele come l’isolamento di interi paesi?

R. «No, non è molto pericoloso: i deceduti erano tutti anziani e già fortemente debilitati… Allarma la sua contagiosità, la capacità di passare da un individuo all’altro». D. Perché i pazienti finiscono in rianimazione? R. «Ci finiscono quelli che hanno una grave insufficienza respiratoria: in rianimazione vengono intubati e sottoposti alle terapie di supporto per risolvere le complicanze di cui soffrono». D. Ma perché si sono registrati improvvisamente tanti casi? Perché c’è stata qualche falla nel sistema? R. «No, assolutamente, il sistema è corretto e ha funzionato egregiamente. Diciamo che più si cerca, più si trova». D. Nel senso che se anche all’estero facessero i tamponi scopriremmo nuovi contagi? R. «È probabile che in Europa ci siano altri casi, ma che non siano stati individuati e che vengano trattati come una normale influenza».

D. A Milano è Carnevale e le ordinanze restrittive cadono in un momento in cui molti abitanti sarebbero già stati in vacanza: ma dopo il primo marzo, quando scade questa prima ordinanza, che cosa succederà? Quanto si potrà andare avanti con queste misure? R. «Realisticamente, sulla base della casistica e dei dati epidemiologici, penso che entro due settimane si dovrebbe vedere una discesa del picco di infezioni e dovrebbe rientrare l’allarme. Comunque a Milano si può uscire, la vita procede normalmente, si sono solo prese delle misure che riguardano i luoghi di aggregazione, quelli in cui sarebbe troppo facile per un virus diffondersi».

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D. Ma perché in passato non erano mai state prese misure come la quarantena di Codogno e Casalpusterlengo, nel Lodigiano? R. «Perché questo virus è diverso dagli altri, non abbiamo vaccini che lo contengano, non sappiamo che terapie usare contro di lui. E, per di più, è molto diffusivo: ogni malato lo propaga ad altre 2-5 persone, mentre solitamente se ne infettano solo una o due (il morbillo fa eccezione: può infettare 10-15 soggetti). Questa diffusività è legata alla bassa letalità: è solo del 2% (significa che, in media, muoiono 2 malati ogni 100), mentre la Sars era 5-7 volte più letale, la Mers 15 volte più letale, per non parlare di Ebola, che con il 50-70% di letalità uccideva più di un malato su due.

Qui, invece, in quattro casi su 5 il virus non dà nemmeno sintomi». D. Alcuni supermercati sono stati presi d’assalto, si sono visti carrelli strapieni di bottiglie d’acqua come se fossimo alla vigilia di una carestia… R. «Sono atteggiamenti psicotici che non hanno alcun senso: non siamo davanti alla peste manzoniana. Ci sono atteggiamenti di grande responsabilità, come seguire le indicazioni delle autorità, e atteggiamenti di grande stupidità, come dare fondo alle scorte dei supermercati». D. Le mascherine sono ovunque sold-out: come ci si difende, se non se ne trovano? R. «Nelle persone sane, le mascherine non servono a nulla: la loro funzione è di fermare un virus che stia per essere diffuso attraverso uno starnuto, per esempio, ed evitare che il contagio si diffonda. Ma, a parte certe mascherine usate dagli operatori sanitari, sono inutili, non proteggono dai virus aerei, non riescono a fermarli, sono soldi buttati. E non servono nemmeno a proteggersi dallo smog, se vogliamo dirla tutta». D. Si dice ci si possa infettare anche toccando una maniglia su cui si è depositato il virus: ma quanto tempo può sopravvivere, il virus, fuori dal corpo umano? R. «Resiste pochissimo, in genere pochi minuti, al massimo qualche ora se ci sono le condizioni ideali di umidità e temperatura. In quel periodo, però, può essere molto contagioso».

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D. Rinforzare il sistema immunitario con qualcosa come vitamina C o echinacea, è utile? R. «Se si vuole usare qualche prodotto naturale per stimolare il sistema immunitario, benissimo. Ma senza illudersi che questo possa davvero cambiare la situazione. La prevenzione migliore consiste nell’evitare, per un certo periodo, i luoghi di aggregazione: per questo sono state sospese anche le messe. Purtroppo per noi italiani, il modo più efficace per limitare la diffusione del virus sarebbe quello di rinunciare agli abbracci e soprattutto a dare la mano alle persone: perché se ci si dà una stretta di mano dopo che quell’individuo a starnutito…». D. Come ci dovremmo comportare, nel caso sospettassimo qualcosa? R. «Non si deve assolutamente andare dal medico, né al pronto soccorso: bisogna chiamare da casa il numero 1500 e seguire le istruzioni che verranno date dopo avere risposto a una serie di domande. Per evitare il contagio (di questo come di qualsiasi altro virus) la cosa più importante è lavarsi spesso e a fondo le mani. Per reperire informazioni, è indispensabile rivolgersi ai siti istituzionali e a quelli di organizzazioni scientifiche, gli unici di cui fidarsi ciecamente (per esempio www.epicentro.iss.it/coronavirus e www.salute.gov.it/nuovocoronavirus) ». D. È come l’influenza, che con la bella stagione tende a scomparire? R. «Sì, l’epidemiologia e le similitudini con la Sars ci fanno pensare che entro l’estate l’allarme sarà rientrato».

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