La situazione Coronavirus in Italia continua a essere delicata: l’ultimo bollettino diramato dal capo del Dipartimento della protezione Civile, Angelo Borrelli, parla di 2.470 nuovi positivi (23.073 totali) e di 349 nuovi decessi (2.158 in totale).

Il nostro Paese è ancora martoriato dal Covid-19. Ma da dove è partito tutto questo? L’ultima forte accusa è rivolta a un “altro Paese europeo” che ci avrebbe “presi alle spalle dopo aver chiuso gli accessi dalla Cina“. Uno scenario descritto senza mezzi termini dal professore Massimo Galli, che incentra la sua tesi sul paziente 1 tedesco: “Una persona infettatasi malauguratamente, e del tutto casualmente, nel contesto di un episodio epidemico avvenuto nei giorni tra il 20 e il 24 gennaio a Monaco di Baviera, dopo il contatto avvenuto con una signora cinese venuta a fare delle riunioni di lavoro da Shangai, ha portato l’infezione in Italia nella cosiddetta zona rossa“.

Intervenuto nel corso della trasmissione Centocittà su Radio 1, il responsabile del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano ha spiegato come la diffusione del contagio in tutto il Nord Italia potrebbe essere attribuita proprio a quel singolo caso: “Tutta l’epidemia iniziale nella zona rossa viene da quel contatto lì, che ha potuto consentire al virus di aggirarsi di nascosto e sottotraccia per quasi 4 settimane prima che si scoprisse l’esistenza del problema in quell’area geografica e anche oltre“.

Quel paziente 1 della Germania

Come riportato dall’edizione odierna de La Verità, l’agente patogeno si sarebbe diffuso a macchia d’olio in Veneto, in Piemonte, in Liguria, in Emilia-Romagna e forse anche nelle Marche. Perciò il docente all’Università Statale del capoluogo lombardo ha lanciato un avvertimento agli altri Paesi, dopo che l’Italia è stata descritta come focolaio a livello globale: “Quell’agghiacciante situazione che ha creato tutti questi lutti e tutti questi problemi è un monito anche per le altre nazioni, che cerchino di capire come può funzionare“. Galli già diversi giorni fa aveva spiegato che “le nostre evidenze molecolari sull’analisi del virus dicono che quello circolato nella famigerata zona rossa è un virus strettamente imparentato con uno isolato a Monaco di Baviera“. Proprio qui qualcuno “se l’è beccato” per poi “tornare a vivere e a lavorare nelle zone intorno a Codogno, o in qualsiasi altra maniera del tutto non percepita“.

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Pure gli esiti delle ricerche del dottor Trevis Bedford, ricercatore al centro Fred Hutch di Seattle, parlavano del virus sequenziato in Germania come il “diretto progenitore degli altri virus comparsi successivamente, e che risultano collegati a una certa frazione dell’epidemia che circola in Europa oggi“. Il giovane manager dell’azienda di componentistica per auto Webasto avrebbe contratto il Coroanvirus dopo essere stato a contatto con una collega proveniente dalla Cina, che in seguito al suo rientro in patria avrebbe mostrato i primi sintomi risultando infine positiva al test. L’uomo il 27 gennaio è stato dichiarato contagiato.

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