Morire in un freddo letto d’ospedale a causa del coronavirus senza il conforto di avere vicino i propri cari per un ultimo saluto.

Un dramma nel dramma, questo, che purtroppo si consumando in questi giorni nelle strutture sanitarie chiamate a combattere contro il terribile ed invisibile nemico.

Una dura e agghiacciante realtà raccontata nei giorni scorsi sulle colonne de Il Giornale dal giornalista ed inviato di guerra Gian Micalessin che si era recato nell’Ospedale San Carlo Borromeo. Il suo obiettivo era quello di far conoscere la tragedia che sta avvenendo in Italia a causa del coronavirus. Perché tutti possano capire che dietro quei numeri diramati ogni giorno dalla Protezione Civile ci sono persone.

“Vedi il pronto soccorso? I pazienti Covid-19 entrano soli, nessun parente lì può assistere e quando stanno per andarsene lo intuiscono. Sono lucidi, non vanno in narcolessia. È come se stessero annegando, ma con tutto il tempo di capirlo”, ha ammesso con dolore la dottoressa Francesca Cortellaro, primario del pronto soccorso dell’ospedale. In quei drammatici momenti, i pazienti non hanno neanche la possibilità di avere i propri cari a loro fianco. La malattia è troppo contagiosa. “Lei era una nonnina, voleva vedere la nipote. Ho tirato fuori il telefonino e gliel’ho chiamata in video. Si sono salutate. Poco dopo se n’è andata. Ormai ho un lungo elenco di video-chiamate. La chiamo lista dell’addio. Spero ci diano dei mini iPad, ne basterebbero tre o quattro, per non farli morire da soli”, ha continuato la dottoressa.

Certo, invece dei videomessaggi sarebbe meglio che una persona accudisse il morente da vicino. Ma la situazione, purtroppo, non lo permette. Il prezioso lavoro svolto da Micalessin ha però permesso quanto meno di creare le condizioni affinché i pazienti più gravi possano salutare per l’ultima volta i familiari. Dopo la pubblicazione del servizio, Luigi Gubitosi, amministratore delegato di Tim, ha chiamato “Il Giornale” promettendo connettività e tablet per gli ospedali in prima linea nella lotta al coronavirus.

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Ora a muoversi è il Pd di Zona 6 di Milano che ha deciso di donare alcuni tablet a un ospedale e un hospice cittadini destinando la cifra di mille euro all’acquisto dei dispositivi tecnologici. Un modo per garantire almeno, l’”ultimo saluto”. Lorenzo Musotto, coordinatore dem di Zona 6 ha spiegato che”l’idea è arrivata per caso dalla Dottoressa Cortellaro, primaria del San Carlo, che in un’intervista raccontava il dolore delle persone che entravano da sole in ospedale e che se ne andavano in totale solitudine consapevoli di quello che stava per succedere, e della carenza di mezzi tecnologici per le videochiamate ai parenti”. Per questo, ha continuato Musotto,”abbiamo comprato dei tablet da donare alle strutture sanitarie (in questo caso un ospedale e un hospice) per permettere ai malati di poter salutare un ultima volta i loro cari”.

L’esponente dem ha invitato tutti a sostenere questo tipo di iniziative, attivandosi anche individualmente.”Noi purtroppo non abbiamo più molti fondi rimanenti, dopo questa spesa. Per questo – è il suo appello – vi chiedo di mettervi in contatto con le strutture sanitarie del vostro territorio per capire se gli ospiti o i malati hanno il desiderio di ricevere una donazione di questo tipo. Sono profondamente convinto dell’importanza di mascherine, guanti, macchinari (per questo abbiamo accompagnato i tablet con una donazione di 1000 euro) ma il diritto di dirsi addio, per chi se ne va e per chi resta, non deve essere da meno”.

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