Angelo Vavassori non scorderà mai il primo paziente positivo che ha fatto ingresso in ospedale verso la sera di venerdì 21 febbraio: l’anziano – sopra gli 80 anni – aveva già varie patologie e presentava i sintomi classici.

Ma poi è toccato anche il suo turno: il medico è diventato improvvisamente paziente. “Mi dicevo: se devo morire così, meglio una fucilata. Adesso, quando me lo dirà una persona che sto curando, starò solo zitto, perché so ciò che stanno vivendo”, ha confessato. E lui ha provato una dose maggiore di paura in quanto era a conoscenza dell’evoluzione del virus, anche perché la storia prima della terapia intensiva è praticamente uguale per quasi tutti: tre giorni di febbre e poi l’insufficienza respiratoria.

Il 6 marzo è finito in ospedale: “L’insufficienza respiratoria è arrivata di colpo, non riuscivo nemmeno a sdraiarmi, gli atti respiratori sono passati da 16 a 40, sembravo un cane d’estate, con la lingua fuori”. Non sentiva più l’aria che entrava nei polmoni: “La dispnea simile al fiatone che viene quando si fanno due rampe di scale di corsa è degenerata in modo rapidissimo. Come da manuale”. Alle ore 23.00 gli hanno applicato il casco Cpap, all’inizio a una pressione inspiratoria di 12 ma visto che non bastava poi sono passati a 14 e infine a 16: “Tu stai soffocando, sembra di avere l’acqua nei polmoni. Dentro quel casco sembra di impazzire, perdi il controllo. Un tubo pompa un flusso di 50 litri al minuto, l’aria è umidificata e calda, il rumore infernale. Ho chiesto di essere sedato, cosa che faccio con tutti i miei pazienti. Ora so cosa provano”.

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“La gente è sorda?”
Il rianimatore nel reparto di cardiochirurgia al Papa Giovanni XXXIII di Bergamo al momento vive in isolamento in una stanza per non contagiare la moglie e i quattro figli. Non potrà tornare in corsia finché non ha due tamponi negativi a distanza di 24 ore: “Mi scuso con i miei colleghi perché non posso lavorare”. Il suo ospedale sta facendo miracoli contro l’avanzata del contagio: l’unità di terapia intensiva cardiochirurgica non esiste più, è tutta dedicata ai pazienti Covid-19. “Sono sparite anche la rianimazione generale e l’unità coronarica, le sale operatorie sono ferme, dentro ci sono i ventilatori. Ogni minimo spazio viene sfruttato”, ha fatto sapere.

Il medico, nell’intervista rilasciata a Il Messaggero, ha commentato il fatto che ancora troppe persone escono per fare passeggiate o per svagarsi. Angelo ogni tanto prende un po’ di sole dal balcone della sua stanza e purtroppo osserva un via vai costante di cittadini: “Stamattina ho visto marito e moglie con bambino in passeggino, tutti senza mascherina, una persona in bicicletta, senza mascherina, un’altra che correva. Ma questa gente è sorda?”.

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