Andrea Sannino, la sua canzone una colonna sonora alla rinascita

Due balconi, i nostri, seppur distanti 750 chilometri, sono diventati un unico salotto a cielo aperto quando, all’improvviso, durante l’intervista telefonica, è partita a tutto volume Abbracciame seguita da un coro spontaneo di voci e applausi. «È arrivata la Croce Rossa sotto casa, ha acceso la musica, spezzando il silenzio che ci avvolge », racconta il cantante napoletano Andrea Sannino, interprete del brano che ha accompagnato i primi flash mob da finestre e terrazzi all’inizio della quarantena.

Ancora oggi è così: unisce chi combatte la solitudine dettata dall’emergenza sanitaria. «Ora qui la stanno cantando tutti: è come se ci fosse un contagio d’amore. Questa canzone però è nata nel 2014 e l’ho scritta in un quarto d’ora assieme a Mauro Spenillo [produttore artistico di Sannino insieme con Pippo Seno, ndr]. Credo nell’amore che ho vissuto con i miei genitori e che oggi costruisco con mia moglie Marinella e nostra figlia Gioia, di un anno. Ma mai avrei immaginato che quell’abbraccio diventasse il modo per stringersi virtualmente in tutto il Paese», racconta, svelando che già nel 2017 Dries Mertens, attaccante del Napoli, l’aveva intonata negli spogliatoi. «Un belga che canta in napoletano: già allora mi sembrava di volare». Pensate oggi che il suo nome è apparso nei notiziari di tutto il mondo.

«Un giorno ho appreso che Abbracciame aveva avuto un’impennata dell’820 per cento su Spotify, diventando adesso uno dei brani italiani  più ascoltati, con Azzurro di Celentano. E nelle suoneria del cellulare è più scaricata dell’Inno di Mameli», confida e dice: «Ho pensato subito a mamma e papà, le mie rocce. E a quando correvo su e giù per vicolo Santa Rosa, a Ercolano, cantando». Andrea lo faceva per strada, a casa, a scuola e nel salotto dei cugini Angelica e Lino, non vedenti dalla nascita. «Cercavo di mostrare loro tramite la musica ciò che vedevo io», spiega Sannino. «Avrei voluto studiare al Conservatorio, ma i miei non potevano sostenere le spese, così decisi di seguire un’altra passione: la cucina. Mi iscrissi all’Istituto alberghiero e mi diplomai cuoco, nel mentre facevo anche teatro amatoriale. Ma la musica batteva forte nel mio petto».

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Ed è grazie a due incontri che Andrea ha assecondato la sua vocazione. «Nel 2006 ho cantato con Lucio Dalla alla Notte bianca a Napoli. Era un maestro per me, siamo rimasti amici fino all’ultimo. E poi ho incontrato Marinella mentre facevo l’animatore in un villaggio. Dodici anni dopo è diventata mia moglie. Mi ha sempre incoraggiato. E lo faceva anche quando gli ingaggi per serate faticavano ad arrivare e volevo mollare. Per me il successo familiare veniva e viene prima di tutto». Anche oggi è così. Anche se la gente lo ferma per strada, le trasmissioni Tv se lo contendono e il musical dedicato a Carosone che aveva in progetto per la primavera era già in sold out. «Il coronavirus ha bloccato tutto, ma non la mia voglia di cantare e scaldare l’anima di tutti».

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