Francesca Fialdini racconta la fame d’amore, nuovo programma su Raitre

DA LUNEDÌ 11 MAGGIO Francesca Fialdini conduce “Fame d’amore”, un programma sul tema dei disturbi alimentari. Più in dettaglio è una docuserie in quattro puntate, girata in due comunità di eccellenza dove vengono accolti ragazzi e ragazze malati di anoressia, bulimia e altre dipendenze da cibo.

Lei che ruolo ha in questa docuserie? «A seconda del tipo di storie io sono la voce della gente, che di fronte a questa malattia non ha risposte. E sono anche la voce della coscienza di questi giovani, mi metterò nei loro panni». Nei loro panni cosa ha capito? «Che le ferite che portano a disturbi dell’alimentazione hanno tutte radici nella mancanza d’amore. Ciò che questi malati non dicono è: “Io non ho fame di cibo, ma ho fame d’amore”.

Da qui il titolo del programma». Cosa direbbe ai tanti giovani che non si accettano?«Di non avere paura, la paura frena queste vite, pensano di non essere all’altezza, di non essere adeguati». Accettarsi è difficile? «A me non è mai importato granché del mio aspetto fisico, da ragazza vestivo in tuta e jeans, non mi truccavo, ero diversa da molte mie compagne che si truccavano e uscivano la sera e però poi alcune le vedevo in bagno a vomitare».

In queste settimane continua anche condurre “Da noi… a ruota libera”, la domenica pomeriggio su Raiuno. «Dobbiamo terminare a fine maggio, ma ci hanno chiesto di essere aperti alla possibilità di andare avanti». Un consuntivo di questa esperienza? «Per forza devo dividere in un prima e un dopo Covid. Prima avevamo uno studio a Torino, una scenografia, cercavamo storie coinvolgenti. Se il pubblico in studio era felice o commosso era già un bel riscontro.

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A marzo ci siamo spostati a Roma, ora lavoriamo con collegamenti e storie che passano attraverso il video. Ma abbiamo sempre il nostro pubblico che ci segue da casa, uno zoccolo duro. Ed è una gioia». Il programma tornerà anche nella prossima stagione? «Lo spero tanto, ma non si è ancora parlato dell’anno prossimo. Mi piacerebbe continuare a costruirlo e migliorarlo».

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