Redazione 12 Maggio 2020

Se non fossimo in uno scena­rio di pandemia, chiacchie­rare con Antonella Clerici equivarrebbe a entrare nel mondo incantato di una fa­vola: la casa nel bosco, la fattoria degli animali, l’orto, i fiori, il pro­fumo della torta appena sfornata…

E in fondo è un po’ così. Perché Antonella, che con il pubblico è sempre stata generosa, un pizzi­co del suo mondo lo regala con le dirette Instagram e con le tante foto della sua vita quotidiana in isolamento, che posta sui social.
Antonella, andare a vivere nel bosco è stata una scelta prov­videnziale, vista la situazione di isolamento nella quale siamo costretti…

«È vero. La scelta di venire a vi­vere sull’Appennino, al confine tra Piemonte e Liguria, si è rivelata perfetta, soprattutto in questa occasione. Ma l’ho fatta già due anni fa… Io ho una dote che mi riconosco: riuscire a prevedere “l’orientamento” delle cose».

Che cosa intende?

«È una sorta di fiuto. Nei pro­grammi sono sempre stata una antesignana: mi sono occupata di sport quando le donne non lo fa­cevano, ho portato la cucina in tv quando non ci pensava nessuno, ho condotto il Festival di Sanremo da sola nel 2010… ho sempre se­guito l’istinto. Questo mi ha dato ragione e più vado avanti con l’età, più sento il bisogno di seguirlo».

Come è successo quando si è tra­sferita nella casa nel bosco?«Esatto. Due anni fa ho sentito un richiamo della natura, anche è il più piccolo e ne ha 18. Agnese perché la nostra vita cambierà ra­dicalmente: sempre più persone torneranno nei piccoli centri. Il fatto di ritirarmi a vivere in cam­pagna nella seconda parte della mia vita si è rivelata non solo una buona idea ma, alla luce di quello che sta succedendo, una scelta vincente. Certo, per alcuni versi è fati­coso: non è tutto a portata di mano come era per esempio a Roma, ma è impagabile avere un bosco che ti protegge, uno spazio vitale dove poterti muovere, respirare aria buona, mangiare i prodotti del tuo orto, fare una passeggiata e stare con gli animali, soprattutto in questo periodo di lockdown».

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Chi c’è in questa casa?«Io, Vittorio {Garrone, il compa­gno di Antonella, ndr) e Maelle, il trio che vive abitualmente qui. A noi, poi, si sono aggiunti due dei tre figli di Vittorio: Beatrice, la più grande che ha 25 anni, e Luca, che è rimasta a Parigi, dove studia, quando sarà possibile rientrerà anche lei».
Ma non siete solo voi…

«No, certo! La nostra è una spe­cie di vecchia fattoria. Ci sono Argo e Pepper, i nostri cani, poi i cavalli, i due puledrini nati duran­te la quarantena, Napo e Potter, le cinque mucche Highlander, libere nel bosco, e cinque galline: mica solo Carlo Conti ce le ha (ride)  una famiglia di cinghiali, che ci arriva praticamente fin sotto casa: ho contato quattro cinghialoni grossi e almeno una ventina di cuccioli».
Ha parlato di un orto? «Vittorio sostiene, e sono d’accordo con lui, che lavorare la terra fa bene allo spirito, oltre a essere utile. Pulire le erbacce, strapparle da terra, per esempio è terapeutico, ti libera la men­te, è un’attività che psicologicamente fa veramente bene».

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