Albano Carrisi: ”Senza concerti non riesco ad andare avanti economicamente”

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Prima il lockdown passato nella sua Gellino San Marco. Ora, come tanti artisti, ha dovuto annullare i tour estivi: «Non mi era mai capitato di stare tanti mesi a casa. Ne ho approfittato per mettermi a dieta: ho perso 4 chili», riesce a sorridere. Mail rovescio della medaglia preoccupa: «Ho solo uscite, nessuna entrata: limando qua e là, con le dovute accortezze, vado avanti un anno». «Tengo chiusi albergo e ristorante della mia tenuta perché con le nuove regole assomiglierebbero a un ospedale»

Preoccupato: sì. Arrabbiato: no. Combattivo: sempre. Dimagrito: 4 kg. La voce di Al Bano dalla sua casa-tenuta di Cellino San Marco arriva più stentorea che mai dopo il giro quotidiano tra campi e vigne. «Sto facendo un sacco di movimento, sono sempre a zappare!», dice il patriarca.

Per questo è così vigoroso e in forma? «Be’, visto che sono a casa da quattro mesi, e nella mia vita non mi era mai capitato un periodo così lungo senza passare da un albergo all’altro, ne ho approfittato per fare un po’ di dieta».

Non ci dirà che ha eliminato il famoso bicchiere di vino? «Me lo concedo ogni tanto… Con molto ghiaccio, che qui fa un tale caldo! Ho eliminato i carboidrati, la pasta la mangio solo una volta alla settimana. Per il resto mangio tutte le cose che fanno dimagrire: insalate, del mio orto naturalmente, pesce e frutta». E fermo e non ripartirà nemmeno questa estate, anche lei, come i tantissimi artisti che hanno annullato i tour?

«E certo! Chi si fida a prendere un aereo, ad andare per il mondo con questo dannato virus in giro! Con costi poi che sono una sperequazione! Però non capisco perché la musica leggera sia sempre considerata la Cenerentola dello spettacolo. Trovano contributi per tutti, ma non per chi fa il nostro lavoro». Ai suoi tour di solito quante persone lavorano?

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«Venti fisse e un’altra ventina e più che ruotano. Alla fine sono 50 famiglie senza reddito. Poi ci sono le persone che di solito lavorano qui a Cellino. E vedremo quando a settembre dovremo fare la vendemmia o quando ci sarà la raccolta delle olive come faremo».

Ma lei cosa avrebbe proposto per non far saltare l’estate in musica? «Sinceramente penso che non si possa fare nulla. È una batosta per tutti, ma chi si fida di rischiare? Qualcuno dice che farà lo stesso concerti anche solo per mille persone: ma come fai a garantire la sicurezza di tutti e di chi lavora per te? No. Impossibile. L’unica cosa è aspettare. Questo mostro come è arrivato prima o poi dovrà morire, come è accaduto 100 anni fa per la Spagnola. E allora sarà come rinascere».
Lei è già rinato, tra operazione al cuore, ictus e dolori della vita.

«Tre volte sono rinato. Quando mi operarono al cuore, dopo quattro giorni sono andato in Vaticano da Papa Francesco. Il medico mi diceva: “Non è consigliato ancora muoversi”. E io: “Be’, ma preferisco eventualmente morire tra le braccia del Papa”».

Quel male lì le faceva meno paura della pandemia? «Sì. Perché allora sapevo che cosa affrontavo e che soluzioni c’erano. Oggi l’unica cosa è essere accorti e sperare che vada tutto bene».
Se è fermo da mesi, anche l’economia della sua famiglia numerosa ne starà risentendo.

«Altroché! Ho solo uscite». E per quanto può permettersi di non guadagnare? «Con le dovute accortezze, limando qua e là, reggo un anno». Lei, oltre che nella musica, lavora nel turismo, lì a Cellino. Non ha riaperto nulla?

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«Assolutamente no. Chiuso l’albergo, chiuso il ristorante. Le hai lette tutte le norme per riaprire? La spesa non vale l’impresa e poi finirebbe per assomigliare tutto a un ospedale. E un ristorante non può sembrare un ospedale».

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