Intrattenimento

Harry e Meghan spese pazze, e adesso chi paga?

Forse neppure Findingfreedom (alla ricerca della libertà), il libro biografico autorizzato da Harry e Meghan in uscita ad agosto, riuscirà ad arginare il drammatico calo di popolarità che i duchi di Sussex hanno subito negli ultimi mesi.

Tutta colpa, lo andiamo sottolineando da tempo, della decisione della coppia di abbandonare la casa reale. Uno strappo che ha avuto l’effetto di trasformarli nei campioni di ingratitudine verso la regina Elisabetta, che aveva accolto Meghan in famiglia, accettando la scelta del nipote di sposare una donna divorziata e conosciuta solo pochi mesi prima.

Ma per i britannici, oggi travolti da una crisi sanitaria anticamera di un possibile crac economico anche dovuto allo spettro di una Brexit senza accordo con l’Europa, la faccenda dell’addio dei Sussex ha anche risvolti pecuniari non indifferenti.

È stato l’ex parlamentare Norman Baker a porre la fatidica domanda dalle colonne del Daily Mail: quanto sono costatati Harry e Meghan all’erario dal 19 maggio 2018, giorno del loro matrimonio, al 31 marzo 2020, quando hanno espletato l’ultimo impegno di rappresentanza per la corona? Risposta secca: 50 milioni di euro. Cifra che, neanche troppo tra le righe, il tabloid oggi pare invitare la coppia a restituire.

La tesi: abbiamo speso volentieri questi denari perché dovevate rappresentare la grandeur della casa reale, nostro fiore all’occhiello. Contavamo, però, che sareste rimasti al vostro posto a tempo indeterminato. Ma avete scelto l’esilio. E le scelte hanno un costo. Ma vediamo nel dettaglio come si è arrivati a questo totale sbalorditivo.

La prima voce elencata da Baker, quella che ha occupato molto spazio sulla stampa, riguarda la fatidica ristrutturazione di Frogmore Cottage, una delle dépendance che sorgono nel comprensorio di Windsor, costata 2,6 milioni di euro. Alla fine del 2018, anche per i crescenti dissapori con William e Kate, Harry e Meghan chiesero alla regina di poter fissare la propria residenza non a Kensington Palace – dove avrebbero occupato un appartamento di 21 stanze – ma in campagna, spiegando che lì il nascituro Archie sarebbe stato meno bersagliato dalle attenzioni dei media.

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Per accogliere i duchi di Sussex il villino è stato quindi sventrato e ne sono state ricavate cinque stanze, oltre alle zone comuni e di servizio. I lavori sono stati pagati dalla regina attingendo al Sovereign Grant, l’appannaggio annuale finanziato dalle rendite del Crown Estate, cioè lo sterminato demanio reale, di proprietà dello Stato dal 1760.

Giusto che i denari arrivassero da lì, visto la posizione occupata da Harry nella linea di successione al trono (è nipote del sovrano in carica e figlio del suo successore), ma di fatto i Sussex sono rimasti a Windsor solo pochi mesi, prima di trasferirsi in Canada e poi negli Stati Uniti, a Los Angeles. I “fuggitivi” hanno però deciso di ripianare quei costi, usando circa 18 mila euro al mese di affitto per la casa,  pur non utilizzandola.

Le spese per mantenere lo staff di 15 persone, in poco meno di due anni di servizio, ammontano a circa 620 mila euro. Partiamo dal segretario privato. Due persone si sono avvicendate nel ruolo: prima Samantha Cohen, fedelissima della regina, durata in carica fino ad agosto 2010, quando è stata defenestrata da Meghan; poi è arrivata la diplomatica Fiona Mcilwham rimasta fino a marzo di quest’anno, quando l’ufficio dei Sussex a Buckingham Palace è stato smantellato.

Nel gruppo vanno contati anche l’addetta alle pubbliche relazioni, Sara Latham, e il personale di servizio, tra cui una governante e una tata per Archie, l’unica figura pagata con i fondi privati dei duchi. La sicurezza è invece costata 7,8 milioni di euro, di cui cinque per pattugliare Frogmore Cottage e 2,8 per le altre esigenze, spesa questa direttamente versata dai contribuenti con le tasse.

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Poi c’è la “mancetta” corrisposta da papà Carlo, quei famosi 2,5 milioni all’anno che Harry e William, in egual misura, ricevono dal ducato di Cornovaglia: si tratta di un sistema di rendite fondiarie – parliamo di 52 mila ettari di terra distribuiti in 23 contee – che gli eredi al trono d’Inghil- terrra si tramandano dal 1337. Harry, dunque, dal giorno del matrimonio avrebbe percepito da questi cespiti 4,7 milioni.

Nel conto dei viaggi, tolte le voci relative ai tour per la corona in Australia (nel 2018) e in Sudafrica (l’anno dopo), e tolti anche i voli privati della scorsa estate da e per la Costa Azzurra, pagati dall’amico Elton John, resta poco più di un milioncino. Chiudiamo con la voce monstre: 35 milioni per il matrimonio a Windsor. Oltre alle spese di polizia ci sono voci curiose: centomila euro per acquistare 90 trombe argentate, oltre un milione per le barriere frangi folla, 15 mila euro di bandiere e l’assegno da 430 mila euro staccato a Givenchy per l’abito di Meghan. C’è davvero chi glielo chiederebbe indietro per metterlo in mostra (di nuovo) e farlo fruttare. Per quanto la duchessa oggi, a Londra e dintorni, sia detestata, ci pare francamente un po’ troppo.

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