Redazione 25 Giugno 2020

Nella sua storia l’Atalanta ha regalato tanti gioielli alla Signora: Scirea, Cabrini, Pippo Inzaghi… Ma anche l’omaggio di ieri sera, nel suo piccolo, è stato prezioso: 3 punti tolti alla Lazio che dilatano a 4 il vantaggio della Juve sulla prima inseguitrice.

Quasi una fetta di scudetto. Frenata dalle assenze e dall’esordio nel calcio post-Covid, la Lazio è caduta dopo una striscia di 21 partite utili. Ha disputato una partita coraggiosa, è scappata sul 2-0, ma, per una volta, è stata tradita dal suo bomber, Immobile, che ha sprecato più di un match-point ed è implosa poco a poco nella sua stanchezza. Inzaghi ha potuto pescare poco dalla panchina che, lo si dice da una vita, non è certo il suo punto di forza.

Preoccupante la condizione fisica: la bella Lazio è durata un tempo. Dea della vendetta Naturalmente l’Atalanta ha goduto per conto suo, non per il regalo fatto indirettamente ai campioni d’Italia. Ha goduto perché ha accorciato sull’Inter (-4) e ha mantenuto il distanziamento sociale dalla Roma, e anche perché con la Lazio, tra zuffe di campo e burocrazie, aveva dei conti in sospeso. All’andata la Lazio le aveva rimontato 3 gol. Stavolta ha segnato 3 gol per rimontarne 2: rivincita con i fiocchi.

Tradita dalla solita partenza svampita, l’atalanta ha dimostrato carattere da grande restando in piedi e risalendo un centimetro alla volta con la fede nel suo gioco e con la qualità dei suoi giocatori. La Dea è arrivata a 77 gol, ha eguagliato il record storico di un anno, con 11 partite in canna. Bella partita. Blitz Lazio L’inizio da brividi contro il Sassuolo, che rischiò più volte di passare in vantaggio prima di essere impallinato da 4 gol, non ha insegnato nulla all’Atalanta.

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Gli avversari non sono tutti uguali. Se concedi a gente come Immobile e Milinkovic è facile che paghi. Alla prima ripartenza, dopo un soffio di partita, Immobile gestisce una palla gol. E al 5’ la Lazio è già in vantaggio. Palomino, altissimo, sbaglia la chiusura in anticipo. Un’ondata di maglie bianche si riversa in attacco. Lazzari arriva fino in fondo e spara in diagonale. De Roon, in affannato recupero, scaraventa nella sua porta.

Puntare il dito sulla sconsideratezza tattica dei bergamaschi sarebbe ingeneroso e inutile. Se la Dea segna così tanto, se da tre anni diverte l’Europa, se è ai quarti d’Europa, è perché è stata disegnata così. Il rischio è il rovescio della medaglia del coraggio. E col rischio l’Atalanta del Gasp è costretta a convivere. E poi ci sono i meriti della Lazio. Inzaghi non ha ricevuto in dono gli spazi, è andato a cercarseli. Li ha creati. Ha premeditato l’assalto iniziale. Ha tenuto largo Milinkovic che si è portato dietro Freuler e ha chiamato fuori uno spaesato Djimsiti e così ha aperto squarci in mezzo al campo e dietro. E’ lì che si è infilata la Lazio per ripartire veloce, sempre accompagnata dai due esterni

Un’aggressione di massa che ha sorpreso e steso l’Atalanta. Sugli sviluppi di un altro ripiegamento affannato, Milinkovic raccoglie da 26,5 metri e tuona in rete da campione il suo quinto gol in campionato. Un altro centro pesantissimo, dopo quelli a Inter e Juve: ha colpito i più forti. Non è da Atalanta arrendersi e infatti, a testa bassa, i ragazzi di Gasperini ricominciano a tessere il loro calcio. Gomez, partito con Malinovskyi alle spalle di Zapata, si abbassa per prendere per mano la squadra ferita e aiutarla a risalire. La Dea cresce.

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Ecco la Dea Pesa l’assenza di Ilicic, ma anche quella di Pasalic, molto più tattico di Malinovskyi. Avrebbe dato molto più equilibrio, mentre l’ucraino gira a vuoto e troverà solo un senso quando potrà piazzarsi sotto le mura della Lazio stanca e bombardarle. Della vera Atalanta mancano Zapata che non riesce e tenere una palla e soprattutto i due esterni. Esiste Dea senza esterni travolgenti? Buon per lei che non è “vero” neppureImmobile che si mangia almeno un paio di match-point. Rimasta in vita, l’Atalanta si ritrova pallone dopo pallone.

Toloi, spostato sulla fascia opposta, riesce a tamponare molto meglio Milinkovic. Il Papu è sempre più pericoloso, sfiora il gol al 28’. Dieci minuti più tardi: cross di Hateboer per Gosens che incorna in rete. Un terzino per l’altro, come da vangelo del Gasp. Ora c’è in campo la vera Atalanta. Al 4’ della ripresa, Malinovskyi calcia al volo il possibile 2-2: una carambola sporca il suo tiro in angolo. Ora Lazio, che speso tantissimo, fatica a rialzarsi. Inzaghi inserisce Caicedo per Correa, che gli ha dato poco, e il più protettivo Parolo per Cataldi. La Dea ha preso il centro del ring. E’ il momento decisivo del match.

Il pugno del 2-2, terribile quando meritato, lo scaglia Malinovskyi (21’) che davanti a una Lazio schiacciata dietro diventa un cannone puntato. Gasp (in tribuna) prova a vincerla con Muriel e Ilicic. Inzaghi soccorre la stanchezza dei suoi con altri cambi protettivi. E’ proprio un ricamo in tandem di Muriel e Ilicic a procurare il corner che Palomino incorna in rete (35’). Il Papu e Muriel si divorano il match-point. Ma l’Atalanta vince. E pure la Juve, rallegrata ieri dal rumore degli amici.

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