Video Highlights Napoli – Az Alkmaar 1-2: Gol e sintesi

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Ma qual è la verità di questo pazzo, pazzo mondo, che in cinque giorni demolisce (apparenti) certezze e scatena (inevitabili) perplessità? Il calcio è bugia, raccontava Benitez, e Gattuso, che ci aveva già «messo i denti» con il Milan, ora sta lì a chiedersi, cosa valga la pena di fare, quando l’Europa League chiama: il turn-over, due anni fa, fu sciagurato e la conferma quasi in blocco, stavolta, ha spalancato dubbi oceanici: all’Az, travolto dal Covid, con tredici contagiati e la necessità di limitarsi a due cambi (tardivi) va di lusso, perché lo 0-1 si trasforma in magica opzione per credere che ci sia un futuro.

 FATICA INUTILE. Un’ora e mezza a lottare contro i mulini al vento o a sbattere contro un pullman sistemato intorno alla trequarti, percentuali quasi bulgare che dicono niente: il Napoli se ne sta con la testa tra le nuvole, osserva le folate di fumo della sua serata pallida e rimane disorientato da se stesso, mica dall’Az, per aver sprecato un bonus entusiasticamente conquistato appena centoventi ore prima con l’Atalanta. Napoli-Az è una «non» partita, che allunga di nuovo ombre sul fascino di questa Europa League che, probabilmente, viene considerata un fastidioso graffio dei propri sogni: e Benevento, che è vicinissimo, aiuterà a capire se, nell’incoscio, il campionato s’è già preso tutto il cervello.

INCREDIBILE MA VERO. L’Az se ne va festoso dopo aver saputo resistere ad un assedio inutile e prolungato, tenendo il pallone per il restante 23%, tirando due sole volte nella porta, esaltandosi con la girata di de Wit e poi restando fedele ad un catenaccio all’olandese che è assai simile, anzi sa essere persino più ostinato, di quello all’italiana. Dentro quei 90 minuti, ce ne sono 45 che il Napoli butta via fisicamente e nervosamente in un palleggio che non sradica mai i nove-decimi dell’Az che stanno dietro la linea del pallone: poi è corsa contro il vento, con la mascherina alzata, perché del calcio verticale non è rimasto nulla. Le statistiche raccontano a modo loro una partita tutt’altro che indimenticabile, si direbbe bruttina assai, e al Napoli non può bastare l’autorevole Fabian Ruiz iniziale – mediano o regista, dipende dai casi – né lo stupore (35′) per il clamoroso abbaglio di Mertens, che dal rumore dei cartelloni pubblicitari s’accorge d’aver sprecato il suo tiro a giro. L’Az ha altro a cui pensare, ovvio, ma al San Paolo non ci è arrivato in versione turistica: lascia giocare, non pressa, spinge Stengs, in teoria terzo di destra, d’andare a sinistra o tra le linee, e poi prova a ripartire o a regalarsi qualche tenera illusione. Ma è stato poco quel primo tempo (gol annullato a Osimhen per fuorigioco e destro di Politano che verifica la consistenza di Bizot) però il peggio sta per venire.

IL GELO. L’Az non è mai seriamente uscito dal proprio guscio, ma ha preparato l’«agguato» a modo suo, e dopo un’ora circa di distanziamento sociale dal match, la prima irruzione diventa una secchiata d’acqua gelida per il Napoli, sotto 1-0 con la girata di De Wit che va a chiudere la circolazione da sinistra a destra morbida e anche gradevole, alle spalle di Hysaj e con Koulibaly immobile come una statua di cera. Una partita già involuta, perché intanto Fabian Ruiz s’è fermato, diventa improvvisamente complicata e per tentare, disperatamente, di sistemarla, mischia però senza modificare: è sempre 4-2-3-1 o 4-4-2, ma con Insigne e Mario Rui e poi con Demme e Petagna. Il Napoli esce irrazionalmente dal proprio corpo, fa cose che non gli appartengono – buttandola in mezzo – ed ha semplicemente due pallide opportunità: quella di Petagna, a volo d’angelo, s’adagia a bordo campo; la girata di Politano, fa a stamparsi su un polpaccio ed è la sintesi d’una notte sorda, consumata a sbattere nel vuoto. E ora pure Gattuso si chiederà quale sia la verità, tutta la verità, esclusivamente la verità.
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