Serie A Lazio – Bologna Diretta Live Tv Come vedere Streaming Gratis No Rojadirecta Sky o Dzan? (Ore 20:45)

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Sinisa Mihajlovic non arretra di un passo dalle sue convinzioni. Peccato che finora i fatti gli stiano dando torto. Il Bologna ha perso tre partite su quattro, di cui l’ultima inopinatamente dal 3-1 col Sassuolo. Eppure, alla vigilia del match contro una Lazio rinfrancata, il tecnico serbo fatica a mettere a fuoco la realtà quando si introduce il tema della prudenza in campo.

Sarà quindi un Bologna ancora e sempre spavaldo quello di stasera, specchio del suo condottiero: «Ci sono momenti in cui si soffre, dove è necessario essere più resilienti. Bisogna pensare che se l’avversario ti supera non ci sarà un compagno a rimediare. Ma su certe cose non cambio. I gol presi quest’anno sono arrivati da errori individuali; eravamo sempre in superiorità numerica. Non c’entra con la nostra mentalità. Anzi, bisogna essere più coraggiosi per ammazzare la paura di subire reti. Nelle ultime due partite meritavano 4 punti se non 6. Le prestazioni ci sono sempre state».

Mihajlovic si dice sereno; molto meno i tifosi che guardano dal terzultimo posto a un calendario che dice Lazio-Cagliari-Napoli in sequenza prima della sosta. Non una passeggiata di salute.

Oggi il Bologna recupera De Silvestri, mentre dalla difesa in su rimangono a casa i quattro titolari infortunati gravi: Dijks, Medel, Poli e Skov Olsen. La linea davanti a Skorupski sembra non preoccupare troppo Sinisa, a cominciare dalla conferma dello scozzese Hickey: «Ha 18 anni, mi piace, ha gli attributi, e accetto più volentieri gli errori di un giovane che di un trentenne. Doveva essere il cambio di Dijks, ma adesso gioca lui invece di Mbaye o Denswil. Immobile è un tipo di giocatore come La-padula e Caputo, di quelli che non vanno a saltare ma preferiscono defilarsi sul secondo palo, giocando di furbizia. Per questo sarà Hickey a marcare Immobile».

Il resto della squadra è definito dalle assenze e dalle opportunità. Che i cambi stiano impoverendo le prestazioni della squadra in corso d’opera è un male comune a chi non ha rose infinite. Stessa formazione dunque che ha affrontato il Sassuolo, con l’auspicio che davanti Barrow possa sbloccarsi. Almeno questo è quanto vorrebbe Mihajlovic: «Non è ancora quello dell’anno scorso, lo sa anche lui. Or-solini ha alti e bassi, Pala-ciò fa sempre il suo, Soriano sta andando bene. Se su quattro attaccanti due non rendono quanto sperato, diventa tutto più difficile. A Barrow può anche bastare segnare un gol per ritrovarsi».

Dove e come vedere la partita in diretta e live streaming

La partita tra Lazio e Bologna, in programma alle 18:55, sarà trasmessa in diretta tv da Sky sui canali Sky Sport Uno (satellite, digitale terrestre e internet) e Sky Sport 252 (satellite e internet). La telecronaca è di Federico Zancan, con il commento di Daniele Adani. I collegamenti da bordocampo saranno a cura di Massimo Ugolini. Lazio e Bologna in streaming gratis sarà disponibile solo per gli abbonati alla pay tv satellitare grazie all’applicazione Sky Go che permetterà di seguire la partita in diretta anche su pc, tablet e smartphone.

Dentro una domenica dolce di inverno e lo stadio Olimpico colorato a festa, la Lazio si ritrovò in testa alla classifica come non accadeva da vent’anni nel girone di ritorno, piazzando persino il sorpasso (provvisorio) sui bianconeri della Juve. Un gol di Luis Alberto e il raddoppio di Correa: 2-0 al Bologna.
La Curva Nord in delirio, tenere e struggenti immagini consumate prima dell’inizio nell’abbraccio all’amatissimo Sinisa Mihajlovic, un eroe dello scudetto e dell’epoca legata ai successi di Eriksson, guerriero indomabile, capace di rialzarsi e di tornare in panchina fiaccando la leucemia. Qualche mese prima, in occasione della partita d’andata, laziali e bolognesi erano andati in processione al Santuario di San Luca per testimoniare un pieno di affetto e pregare, uniti da un gemellaggio spontaneo nel segno del tecnico serbo.
Al 29 febbraio 2020 risale l’ultima partita della Lazio con le porte dell’Olimpico aperte al pubblico, e quella sera il sogno scudetto di Inzaghi, negli stessi istanti in cui sembrava aver preso corpo, si stava già sgretolando. Crescevano i contagi, le preoccupazioni, i numeri delle terapie intensive, concentrate soprattutto a Bergamo e nel lodigiano. Si cominciava a materializzare lo spettro del lockdown e dello stop al campionato per combattere il coronavirus. La sera stessa, uscendo dallo stadio Olimpico, l’indiscrezione che sarebbe diventata notizia dopo una ventina di giorni, ovvero l’ipotesi di un rinvio degli Europei di calcio a cui stava pensando l’Uefa, perché funziona così: all’inizio non ci crede nessuno.
Come nessuno riteneva, in quei giorni, che il Covid potesse fermare e stravolgere non soltanto il campionato di Serie A, ma la nostra vita e l’economia del Paese. FURORE. Oggi, un po’ alla volta e con il gonfiarsi delle positività, stanno riemergendo le stesse preoccupazioni nonostante il calcio stia dimostrando di poter convivere con il virus. E la Lazio, di nuovo in casa con il Bologna, si interroga come se otto mesi non fossero passati. Già, perché dopo l’esaltante debutto nel girone di Champions, Inzaghi ha chiesto al suo gruppo una conferma.
Servono continuità di risultati e di rendimento ad appena una settimana di distanza dal crollo di Marassi, giustificabile non soltanto attraverso l’emergenza e le assenze. L’atteggiamento sbagliato non è ancora stato digerito da Simone, che di fronte al suo vecchio amico Sinisa spera di rivedere lo stesso furore agonistico esibito con i tedeschi del Borussia Dortmund. CAMMINO.
Testa e motivazioni fanno la differenza e qui bisognerebbe scavare ancora per provare a spiegare come e perché la Lazio abbia impiegato tanto tempo a ritrovarsi. Dov’era finita a luglio? Dal Bologna al Bologna, passando per il post lockdown e l’inizio del nuovo campionato, la squadra biancoceleste in buona parte ha rovinato la dote di credibilità costruita sino a febbraio. Se fino allo stop imposto dal Governo si erano contate solo 2 sconfitte in 26 giornate di campionato, dalla fine di giugno a sabato scorso sono state addirittura 8 nelle ultime 16. Una ogni due partite.
Media tale da proiettare Inzaghi e i suoi giocatori nella parte destra della classifica. Un cammino da decimo posto (esattamente come la Samp di Ranieri) dal 24 giugno al 2 agosto tradotto nel quarto complessivo e capace di garantire la sospiratissima qualificazione Champions. Non può certo bastare da qui in avanti. Per questo motivo Inzaghi è stato chiarissimo all’interno dello spogliatoio e ha cercato di svegliare i suoi big, forse attratti dalla vetrina europea molto più che dalla Serie A. La Champions passa dal campionato. E per restare a certi livelli bisogna sapersi confermare, tornando a correre forte anche il sabato o la domenica.
Eccola, l’occasione che aspettava. Stasera tocca a Pepe Reina, sarà lui a difendere la porta della Lazio nella sfida contro il Bologna. Questa la partita che porterà al suo esordio con la maglia biancoceleste, scelta in estate grazie a una telefonata arrivata da Simone Inzaghi. L’allenatore lo ha convinto del progetto, gli ha detto che avrebbe contato su di lui non solo nel ruolo di chioccia di Strakosha (sullo stile di quanto accaduto con Donnarumma nel Milan), ma anche come vera e propria alternativa all’albanese.
Che resta sempre il titolare, sia chiaro, ma che rispetto alle stagioni scorse potrà contare su un vice reale, capace di prendere il suo posto senza farne sentire la mancanza e concedendogli di rifiatare quando necessario. Una turnazione tra i pali che Inzaghi non aveva mai preso in considerazione negli anni precedenti, ma l’approdo in Champions League lo ha spinto a rivedere un po’ le vecchie abitudini. Soprattutto se può contare su uno del livello e del curriculum di Reina, un professionista esemplare e con l’esperienza giusta per accettare le scelte senza fiatare. Aspettando semplicemente il suo turno e lavorando sodo per farsi trovare pronto.
MODELLO JUVE. L’idea di massima è quella di seguire il “modello Juve”. Così come accade in bianconero (con le dovute proporzioni, s’intenda), dove Szczesny è il titolare e Buffon il vice, ogni tanto capiterà anche nella Lazio, nel corso dei vari cicli di partite ravvicinate, che tocchi al “dodicesimo” scendere in campo dal primo minuto.

Una scelta che terrà sempre tutti coinvolti all’interno del progetto e, di conseguenza, pronti per essere chiamati in causa quando ritenuto opportuno. Un ragionamento che soprattutto per il ruolo di estremo difensore vale ancora di più in una stagione particolare come questa, che ha già spinto alcune squadre di club o selezioni nazionali a mettere in lista anche dei portieri con i guanti appesi al chiodo da tempo, come è accaduto recentemente con il 38enne Cech inserito da Lampard nel Chelsea, sebbene adesso ricopra il ruolo di “Technical and Performance Advisor” della società londinese, o come successo nell’Ucraina di Shevchenko, che dopo aver visto praticamente tutti i suoi portieri dare forfait, durante gli ultimi impegni si è portato in panchina il suo ex compagno di squadra, il 45enne Shovkovskiy, ora preparatore della nazionale e avviato verso una carriera in politica nel suo Paese.

OCCASIONE. Insomma, alla Lazio serviva un vice vero, per questo Inzaghi ha spinto forte sull’acceleratore pur di portare il 38enne Reina a Roma. E per convincerlo gli ha assicurato che non sarebbe stato solo una soluzione d’emergenza, ma una parte integrante del progetto, giocando alcune partite nel corso di una stagione lunga e che a Formello sperano tutti possa essere più ricca possibile di gare tra le tre competizioni. Quella con il Bologna all’Olimpico, a metà tra due sfide di Champions League, è stata ritenuta l’occasione giusta per il suo lancio e concedere così a Strakosha un turno di riposo.

L’albanese tra l’altro ieri non è sceso nemmeno in campo nell’allenamento della vigilia. Lo spagnolo ha lavorato agli ordini di Grigioni insieme ai baby Alia e Mattia Peruzzi. Poi nella partitella e nelle prove tattiche è stato inserito nella formazione titolare, con l’ordine di Inzaghi ai suoi difensori di coinvolgerlo il più possibile, sfruttando la sua abilità nel giocare anche con il pallone tra i piedi e nel costruire l’azione partendo dal basso. Ovviamente Pepe si è fatto trovare pronto, d’altronde ha lavorato sodo durante gli ultimi mesi proprio per questo. Senza fiatare, aspettando solo la sua occasione. Ed eccola, è arrivata.
Se a Marassi contro la Sampdoria gli uomini di Simone Inzaghi era apparsi depressi e demotivati, contro il Borussia Dortmund invece sembravano carichi di adrenalina allo stato puro. Miracoli della Champions League, ma il tecnico della Lazio non vuole più vedere crolli come quello di Genova. Dallo 0-3 con i blucerchiati al 3-1 con cui Immobile e compagni hanno strapazzato i tedeschi, ci sarà pure una via di mezzo.
È quello che chiede ora Inzaghi ai suoi, vietati nuovi crolli: «Con il Bomssia abbiamo fatto una grande gara, tre giorni prima con la Sampdoria ne avevamo fatta un’altra…», osserva lo stesso Inzaghi, convinto che questa repentina inversione di tendenza sia stata dovuta «soprattutto alle motivazioni e penso che le motivazioni per una squadra come la Lazio non debbano mai mancare».
Inzaghi usa bastone e carota, anche perché la rosa in deficit di giocatori è sempre lì che potrebbe spalleggiarlo ma l’alibi non tiene perché è il campo il sovrano e alle prime avvisaglie di “crisetta” proprio il tecnico si è reso conto a sue spese che le ombre di suoi possibili sostituti stanno sempre lì a far capolino. Inzaghi lo ha avvertito, ma l’ha presa con la solita filosofia che è quella ormai dell’allenatore maturo e che conosce a menadito le dinamiche dell’ambiente romano. Certo, avrebbe voluto essere maggiormente assecondato dalla società, soprattutto sul mercato, e invece si trova sempre a fare i conti con la coperta corta. Sia chiaro, sulla carta la rosa è migliorata in tutti i reparti, ma restano tante le incognite legate alla tenuta fisica di alcuni giocatori su cui Inzaghi avrebbe voluto contare fin da subito.
Ora è tempo di rientri, dopo Hoedt, anche Andreas Pereira sta per aggregarsi al gruppo foggile nuove visite in Paideia), un po’ d’aria si respira: «Abbiamo bisogno di tutti per fare le rotazioni», incalzava ieri Inzaghi. «In campo con il Bologna dobbiamo mettere umiltà, cattiveria e convinzione, quello che abbiamo messo in campo martedì sera con il Borussia», rivendica. Un avvertimento ai naviganti, che nessuno si metta in testa di snobbare il campionato: «Dovrò cercare di capire e valutare – prosegue il tecnico riferendosi alla Lazio dalla doppia faccia vista nell’ultima settimana – l’importante è il recupero mentale.
È la testa che ti fa fare grandi prestazioni. Martedì abbiamo speso ma abbiamo la fortuna di giocare ogni tre giorni, perché ce lo siamo meritati sul campo l’anno scorso e giocare la Champions è una grande fortuna. Non dobbiamo assolutamente sottovalutare niente, anche perché sappiamo che le partite di Champions passano attraverso il campionato dove abbiamo bisogno di punti».
E da buon conoscitore anche del suo dirimpettaio di stasera, Simone conosce alla perfezione tutti gli spigoli e le insidie del match di oggi: «Ci attende una partita insidiosa, troveremo un Bologna che ha raccolto meno di quello che avrebbe meritato in queste prime quattro partite. Sinisa Mihajlovic dà sempre un’impronta alla sua squadra, sarà una partita intensa. Noi dovremo mettere convinzioni, umiltà e aiutar ci l’uno con l’altro. Sarà una partita molto, molto impegnativa. E abbiamo bisogno di tutti i giocatori per fare le rotazioni».
E in vista del Bruges (si giocherà a porte chiuse per decisione delle autorità belghe), probabili alcuni cambi anche se in misura ridotta rispetto a un turn over massiccio che Inzaghi ancora non si può permettere. In dubbio MÙin-kovic-Savic, che reduce da un colpo all’anca dovrebbe accomodarsi in panchina per fare spazio ad Akpa Akpro: «È un giocatore arrivato questa estate in ritiro con grandissima umiltà – ha detto Inzaghi dell’ivoriano -. Ha lavorato ogni giorno per guadagnarsi il campo. Come ha giocato con Borussia può giocare anche con il Bologna».
Sicuro l’avvicendamento tra i pali con Reina pronto ad esordire con la maglia della Lazio: «L’ho voluto fortemente – annuisce il tecnico – è un portiere molto affidabile, c’è la possibilità che possa giocare. Strakosha è un grandissimo portiere ed è in linea con le prestazioni dello scorso anno.
È solo per farlo rifiatare». Più dubbi in attacco, dove Muriqi contende una maglia a Correa, anche se ieri in rifinitura Inzaghi ha provato ancora l’argentino al fianco di Immobile: «Ho tutti e quattro a disposizione – osserva Inzaghi -Correa e Immobile martedì sono stati straordinari, così come Muriqi e Caicedo quando sono entrati». Oggi il test decisivo.
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