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Una presentazione rimandata giorno dopo giorno. Prima la bolla che ha costretto la Juventus all’isolamento, quindi le partite di campionato e Champions League che, succedutesi nell’immediato, hanno occupato tutte le date possibili. Finalmente ieri Federico Chiesa ha potuto parlare da juventino, un’esigenza che covava dentro di sé anche perché voleva chiarirsi con chi aveva salutato all’ultimo giorno utile di mercato. Tutto era andato di corsa e, al posto dei chiarimenti, erano fiorite le polemiche, in alcuni casi sfociate negli insulti via social da palle dei soliti leoni (anonimi) da tastiera: «Avrei voluto parlare venti giorni fa, ma non era stato possibile.

Ci tenevo a ringraziare pubblicamente la Fiorentina e la città di Firenze per questi quattordici anni insieme, in cui mi hanno fatto crescere come calciatore e come persona. Il mio grazie va ai presidenti, a Deila Valle e a Commisso. E va al direttore Pradè e ai tifosi, che mi hanno supportato nel bene e nel male». Un male da riferire a quelle persone che, nei giorni caldi del trasferimento, se la sono presa su In-stagram con il fratello minore Lorenzo: «Non voglio fare nessuna polemica su questo argomento, sono persone che non amano né la Fiorentina né il calcio e che usano i social solo per offendere’.’

Un ringraziamento che si allarga fino alla Juventus, per come lo ha voluto e percome si è mossa per portarlo a Torino: «La società ha fatto un lavoro fantastico per chiudere tutto in pochi giorni. Sono orgoglioso di vestire questa maglia e di scendere in campo per una società gloriosa». Una trattativa con tante variabili nel prezzo, che portano a un investimento complessivo di sessanta milioni. Una cifra importante, quando si hanno 23 anni: «Sento di avere maggiori responsabilità.

Indossare la maglia della Juventus significa che il pallone è più pesante, che devi scegliere sempre di fare la cosa giusta al momento giusto. So che devo migliorare in questo, ma sono anche qui per imparare. Sono felice di essere alla Juventus, ci sono giocatori che hanno lasciato una impronta importante nel calcio. Penso a gente come Chiellini, Bonuc-ci, Buffon. Non ti consigliano soltanto con le parole, lo fanno anche con l’atteggiamento. Ti cambi nello spogliatoio con loro e impari. E non vedo l’ora di incontrare Ronaldo, non ho ancora avuto il piacere di salutarlo e di allenarmi con lui. Sarà una gioia vederlo (appuntamento a oggi, secondo tampone negativo permettendo, ndr). Spero di lasciare anch’io una impronta in futuro».

Un futuro che la Juventus intende costruire, come dimostra una campagna ingressi che, oltre che alle qualità, ha guardato anche alla carte d’identità. Lo ha raccontato Andrea Pirlo dopo la sconfitta contro il Barcellona, per spiegare i motivi della battuta d’arresto. Il tecnico ha ricordato come i nuovi provengano da esperienze differenti e non da una realtà ben delineata come quella blaugrana: «Occorre una nuova mentalità – ammette Chiesa -, anche perché ragioniamo su una nuova disposizione. Io stesso non ho problemi a giocare a destra come a sinistra. Serve il possesso palla, serve attaccare la profondità La Juventus è in costruzione, è necessario avere tempo. Con il lavoro arriveranno grandi risultati: lo spogliatoio è unito e tutti seguiamo l’allenatore». Questo significa una ripartenza immediata dopo la caduta in Champions: «Quando sei alla Juventus devi vincere sempre. Per questo contro lo Spezia sarà fondamentale trovare i tre punti. Cosa serve? Giocare con intensità».
©RIPRODUZION E RI SERVATA

Chi difesa dovrà ancora dedicarsi agli straordinari Leonardo Bonucci, che ha lavorato a parte venerdì e che si è aggregato al gruppo sabato, mentre restano ancora fuori Giorgio Chiellini e Matthijs de Ligt. Una retroguardia che non dovrà essere lasciata sola, come ha insegnato la serata contro il Barcellona: «Abbiamo la seconda difesa del campionato, ma ci manca un po’ di reattività in fase di recupero palla. Se si cerca un gioco offensivo è normale rischiare dietro. Ma io voglio proporre un gioco più offensivo, logico in qualche partita subire di più. È importante proseguire su questa strada. Serve maggiore amalgama tra i giocatori, serve tempo per capirsi nei movimenti sul campo e trovare le giuste distanze. E stiamo lavorando sulla riaggressione, una cosa che la squadra deve avere in testa: appena si perde occorre cercare immediatamente di riprendere palla, questo faciliterebbe difensori e centrocampisti».

UNA STRADA TRACCIATA

Una fase di passaggio che deve essere gestita in una realtà che, nella Juventus, va di pari passo con l’obbligo di vincere sempre: «Ma su 70 giorni io ho allenato per 20, visti gli impegni delle nazionali. Nonnaie che manchi la fluidità di gioco e che le posizioni non siano capite al 100 per cento. Non siamo contenti dei risultati, siamo contenti per l’approccio dei giocatori e per la voglia che hanno di mettersi a disposizione». Un lavoro fatto in totale serenità, la stessa con cui Pirlo gestiva in campo palloni che scottavano: «Non sono stupito per le pressioni: c’erano da giocatore, ci sono da allenatore. Ho giocato per ventanni, sono sempre stato sotto i riflettori. È una cosa che non mi sorprende e che mi mette voglia di fare sempre meglio quello che ho in testa. Sono tranquillo e vado avanti. Fino in fondo».

Non inganni il nome dell’avversario, alla prima apparizione assoluta in Serie A. Quella contro lo Spezia è una partita che offre molte opportunità, e nasconde altrettante insidie. Non perché, come capitato nella storia di molte neopromosse, Andrea Pirlo dovrà aspettarsi un’avversaria tutta barricate, e quindi da affrontare con pazienza alla ricerca del pertugio utile. Quanto, piuttosto, perché Vincenzo Italiano, come il suo compagno di corso a Covercia-no, è uno che ama andare alla ricerca del gioco.

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Atteggiamento rischioso ma che, se ben equilibrato, porta ai risultati. Quelli arrivati dopo un esordio choc con il Sassuolo (che aveva vinto 4-1 a Cesena) e dopo aver incassato un 3-0 a San Siro con il Milan. Due partite in cui, comunque, le tre reti vincenti degli emiliani e dei rossoneri erano tutte arrivate nel secondo tempo. E, soprattutto, due sconfitte concretizzatesi contro avversarie oggi presenti nelle zone altissime della classifica.

Lo Spezia, che nel frattempo ha battuto l’Udine-se e costretto a faticosi pareggi Fiorentina e Parma, si presenta in un momento non semplice per i bianconeri. Nelle ultime nove stagioni il campionato si è infatti sempre rivelato il giardino di casa Juventus, in cui smaltire le eventuali delusioni europee. Una realtà che ha sempre fatto da camera di compensazione, dove riprendersi dai passi falsi.

Per que-so Pirlo (e Federico Chiesa ventiquattrore prima di lui) hanno approfondito l’importanza dell’appuntamento. Il tecnico ha parlato di una non banale necessità di vittoria, quella che servirebbe «a vivere in maniera positiva questi giorni». Nessun affanno, per carità, ma la consapevolezza che in campionato le cose non stanno andando come preventivato dal momento in cui la prima (e unica) vittoria sul campo risale alla giornata del debutto contro la Sampdoria, mentre quella con il Napoli è stato l’esito a tavolino di una vicenda che ha fatto parlare più di quanto si sarebbe dovuto. Poi tre pareggi molto complicati, contro Roma, Verona e Crotone.

Un cammino su cui si è abbattuta la scure del Barcellona, che ha acceso molti pensieri soprattutto tra i tifosi. La Juventus (e Pirlo) deve sfruttare un mese di novembre che potrebbe rivelarsi decisivo. Gli avversari possono aiutare, in Italia come in Europa: lo Spezia di domani, poi Lazio, Cagliari e Benevento (squadre cui piace giocare, rischiose ma, al tempo stesso, preferibili dalla Juventus), mentre in Champions c’è il Ferenc-varos. Trenta giorni scarsi che potrebbero dare una direzione precisa alla stagione bianconera.

Dove e come guardare la partita, diretta tv e live streaming

Spezia – Juventus sarà trasmessa questa sera a partire dalle ore 15.00 Tutti gli appassionati potranno guardare il match sui canali Sky e più nello specifico a Sky sport Serie A dal canale 202 del satellite e Sky Sport dal canale 251. Come sempre la partita si potrà anche guardare in streaming gratis, ovviamente per tutti gli abbonati al servizio. Questi dovranno utilizzare l’applicazione Sky Go che dà la possibilità di guardare tutto il calcio di Serie A attraverso i dispositivi mobili. In alternativa si potrà anche guardare Spezia – Juventus  attraverso i canali Now TV. Quest’ultimo è il servizio Sky che da la possibilità di poter acquistare l’evento prescelto oppure di sottoscrivere un abbonamento.

Pirlo senza paura. E con Ronaldo in più. Sarà pure al debutto in panchina, ma il Maestro ha spalle larghe forgiate da una carriera ventennale da giocatore in cui ha vissuto il calcio al massimo livello. Le grandi vittorie e i momenti difficili. Le esaltazioni e i periodi di passaggio verso nuovi orizzonti. Esperienze utili, naturalmente, anche adesso che la prospettiva è mutata. L’atterraggio da allenatore sul pianeta Juve da allenatore fa parte dell’ultima categoria: Andrea sta pilotando la costruzione di una nuova squadra, giovane, di talento, imperniata su CR7, appena guarito dal Covid e oggi al rientro, e sui totem Bonucci e Chiellini, che ha comunque la missione di sempre. Vincere, che poi è l’unica cosa che conta nell’universo bianconero.

La velocità del pallone, però, richiede tutto e subito e quindi i campioni in carica sono sotto la lente d’ingrandimento dopo che qualche granello di sabbia ha fatto inceppare il motore della fuoriserie bianconera. Tre pareggi consecutivi in campionato, due punti nelle ultime due uscite contro Crotone e Verona che hanno portato dubbi e inquietudini. Soprattutto dopo lo schiaffo subito dal Barcellona, indolore per la classifica del girone europeo, ma doloroso per le proporzioni con cui è maturato, che hanno certificato ancora una distanza evidente dai catalani e la necessità di tanto lavoro.

Per le rivoluzioni ci vuole tempo; ora però servono i risultati. E Pirlo è il primo a non essere soddisfatto di quelli attuali. «Cambiamento e risultati vanno di pari passo – rileva -. Finora ho allenato soltanto per ventidue giorni, quindi non abbiamo avuto tutto questo tempo a disposizione. E’ normale che non ci sia fluidità di gioco e magari qualche posizione non ancora capita al 100%. Però siamo contenti dell’approccio dei giocatori e della voglia che hanno di mettersi a disposizione, non certo dei risultati».

TRANQUILLO. Paura, però, non ce n’è. Lo snodo Spezia assume proporzioni più significative del normale, considerata l’attualità, ma Pirlo appare come sempre, sereno e pacato. «Pressioni? Non sono sorpreso, c’erano da calciatore e ci sono ora. Ho giocato per vent’anni sempre sotto i riflettori con pressioni e responsabilità, quindi non mi sorprende. Anzi mi fa venire voglia di fare sempre meglio. Sono tranquillo e continuerò a fare il mio lavoro fino in fondo».

Oggi, in ogni caso, non si può derogare dai tre punti. «E’ una partita da vincere perché è importante per il nostro percorso e per portare più positività dopo le ultime giornate. Manca un po’ di solidità nel recupero palla. In fase difensiva abbiamo subito poco finora, ma è chiaro che se vuoi un gioco più offensivo devi rischiare di più. Stiamo lavorando sulla riaggressione: è un concetto che i giocatori devono avere nella testa, appena si perde la palla ci deve essere una riaggressione immediata, che faciliterebbe difensori e centrocampisti».

CR… C’è. Con Ronaldo di nuovo a disposizione, tutto sarà verosimilmente più semplice, anche se il fenomeno oggi non sarà titolare. «Cristiano sta bene, è arrivata la negatività anche del secondo tampone, si è allenato individualmente e ha voglia di rimettersi in gioco. Ma non partirà dall’inizio». Toccherà ancora a Morata-Dybala in attacco, anche se «davanti qualcuno dovrebbe riposare, ma devono giocare per forza». Ramsey non è al meglio, sulle fasce ci saranno ancora Kulusevski e Chiesa. A centrocampo, Arthur favorito su Bentancur e Rabiot in ballottaggio con McKennie. In difesa, avanti sempre con Bonucci, pienamente recuperato, Demiral e Danilo. Non convocati, invece, Chiellini (che fa un lavoro personalizzato in vista del Ferencvaros) e De Ligt. L’olandese è in crescita, sta anticipando i tempi del rientro ma avrà bisogno ancora di una settimana per avere il via libera dall’ortopedico dopo l’operazione alla spalla destra di agosto.

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Cristiano Ronaldo è tornato. E al di là di quanto possa giocare oggi con lo Spezia, d’ora in poi CR7 è destinato a restare stabilmente nella formazione titolare, che per definizione sarà sempre Ronaldo più altri dieci. Alvaro Morata, poi, in questa fase è stato l’unico giocatore bianconero in grado di vedere con continuità la porta pur continuando a litigare con il Var per le ormai note questioni di centimetri. In tutto questo tocca a Paulo Dybala dimostrare una volta ancora di dover essere pure lui considerato un titolare fisso della Juve, un valore aggiunto senza se e senza ma. Eppure stagione dopo stagione, quel ruolo di imprescindibile che la Joya sentirebbe suo di diritto invece non gli appartiene, nemmeno nel campionato che comincia con il titolo di miglior giocatore della serie A.

SERVE TEMPO. Per un motivo o per l’altro, Dybala finisce per essere spesso messo in discussione. Anche se in questo momento l’assenza dei suoi lampi ha una sola motivazione: la carenza di condizione. A tale proposito Andrea Pirlo non ha dubbi, se Dybala fin qui non è sembrato se stesso dopo i continui ritardi del suo ritorno in campo, è per colpa della lontananza dalla forma migliore: «È solo una questione fisica. Lo avevo sempre detto che non era ancora al 100%, in questi casi la prima dopo il rientro si fa sempre bene, poi nella seconda arriva un po’ di stanchezza ed è difficile. Ha bisogno di ritrovarsi, allenarsi e non penso che quando uno scende in campo pensi al rinnovo o alle voci di mercato, pensa solo a far bene e lui ha in mente solo questo per la Juventus».
Insomma, tutto il resto non conta, tutto il resto non condiziona Dybala. Però, tutto il resto c’è.
IL RINNOVO. Anche la dirigenza bianconera, specialmente per bocca di Fabio Paratici, ha sempre espresso la propria volontà a trovare un accordo per il prolungamento del contratto, in scadenza al 30 giugno 2022. Così come Dybala ha sempre manifestato la volontà di restare alla Juve, dimostrandolo in maniera inequivocabile soprattutto nell’estate del 2019 quando di fatto sarebbe stato venduto o svenduto dal club bianconero.

Però l’accordo per il rinnovo non arriva, anzi la fumata bianca si allontana sempre più. È rimasto un mese e mezzo in Italia, e a Torino in particolar modo, il rappresentante del giocatore Jorge Antun, però anche a causa delle restrizioni per il Covid la trattativa non ha avuto le accelerate sperate. Ora l’agente di Dybala è tornato in Argentina e quindi bisognerà nuovamente aspettare per far entrare i dialoghi nel vivo, rimandandoli forse di altri mesi.

Quando la partita inizia questo non conta, ma prima e dopo forse il suo peso ce l’ha. A Dybala ora il compito di dare ragione a Pirlo, proprio a partire dal match con lo Spezia. E poi di convincerlo a considerarlo un elemento insostituibile della sua Juve, con Ronaldo, con Morata o magari con tutti e due. A patto che non debba essere sempre lui quello costretto a sacrificarsi sull’altare degli equilibri della squadra.

LA SPEZIA – Appuntamento con la storia per lo Spezia che gioca con la Juventus per la prima volta in Seria A. I precedenti con gli aquilotti risalgono al campionato di Serie B 2007/08 quando la squadra bianconera juventina, retrocessa in cadetteria in seguito ai fatti di Calciopoli, transitò dall’Alberto Picco pareggiando per 1-1 e poi perse a Torino per 3-2. E’ passato un po’ di tempo e adesso la sfida in Serie A si gioca allo stadio Dino Manuzzi di Cesena, temporanea casa dello Spezia in attesa dell’adeguamento dell’impianto spezzino. Così Vincenzo Italiano, allenatore dei liguri: «E’ una partita che dà entusiasmo solo a pensarla. Sarà una giornata bella e carica di entusiasmo».

E aggiunge: «Ho conosciuto Andrea Pirlo, tecnico della Juventus, al corso di Coverciano. È una persona umile e capace. Mi aspetto grande forza da parte dei bianconeri e per noi sarà una partita complicata anche perché i piemontesi hanno raccolto fino ad ora meno rispetto a quello che meritavano».

Questa la consegna ai suoi: «Dovremo confermare le belle prestazioni delle settimane scorse, provando a metterli in difficoltà quando ne avremo la possibilità, cercando di controbattere e di fare una prestazione di livello. Ognuno ha il proprio percorso, quando ti vengono date alcune opportunità queste vanno colte, cercando sempre di ottenere il massimo. C’è chi inizia da categorie più basse e chi può dimostrare il proprio valore fin da subito ad altissimi livelli come Pirlo. Sono contento per Andrea perché è una persona straordinaria».

Le scelte. Così sulla squadra: «Rientrerà Marchizza, ma è solo al secondo allenamento. Siamo contenti del suo ritorno, è un calciatore duttile che in difesa può ricoprire diversi ruoli».

Solo per una questione di (pochi) centimetri, che Alvaro Morata non è l’uomo del momento della Juventus e del calcio italiano. E forse, chissà, di quello europeo. Quei pochi centimetri, quasi tutti non notati ad occhio nudo, per i quali si è visto annullare cinque gol nelle ultime quattro partite: senza voler esagerare, se quattro di quelle reti, quelle in cui il fuorigioco era veramente minimo (sulla seconda al Barcellona la sensazione è più netta) fossero state regolari, Morata averebbe segnato sette gol in cinque presenze in bianconero, per giunta tutti nelle ultime quattro partite, dopo il rodaggio al debutto in casa della Roma. Sette gol che probabilmente avrebbero cambiato il cammino juventino in campionato e forse anche in Champions.

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Con i se però, tutti lo sanno, non si fa la storia e d’altra parte, come dice Al Pacino in “Ogni maledetta domenica’,’ «Il football è un gioco di centimetri: mezzo passo un po’ in anticipo o un po’ in ritardo, e voi non ce la fate». Lui si riferisce a quello americano, di football, ma il discorsovaie anche per l’originale inglese, il calcio. I centimetri di fuorigico di Morata c’erano e quel che resta è solo il rammarico per il caso che gli ha fatto muovere un piede o una spalla una frazione di secondo troppo presto o troppo tardi.

O no. In realtà non resta solo il rammarico: restano l’immagine di un attaccante in grande forma e già perfettamente inserito nella Juventus, come se non l’avesse lasciata nel 2016, e ancor più affamato di quanto non sia stato finora, pungolato dalla rabbia perla sfortuna che ha trasformato quello che poteva essere un inizio da record “solo” in un grande inizio.
Un attaccante pronto a caricarsi sulle spalle la maggior parte del peso del rendimento offensivo della Juventus, quello che di solito poggia sui deltoidi ipertrofici di Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse portoghese però al fischio d’inizio non sarà in campo e se dalla panchina la sua presenza incomberà sulla partita e sullo Spezia, è soprattutto a Morata che la squadra di Andrea Pirlo si aggrapperà per piazzare il pallone alle spalle di Provedel: nell’istinto del gol e nella capacità di attaccare la profondità dello spagnolo risiede oggi l’unica certezza bianconera in fase offensiva.

Dejan Kulusevski ha già segnato due gol belli e pesanti contro la Sampdoria e contro il Verona, mostrando talento e forza fisica che autorizzano a considerarlo un pilastro del futuro bianconero, ma sta scoprendo un mondo nuovo e a tante luci ha alternato qualche fisiologica ombra, come contro la Roma e il Barcellona. Lo stesso vale per Federico Chiesa, che ha mostrato meno spunti dello svedese e non ha ancora segnato, ma è atterrato sul pianeta Juventus più tardi, a campionato già iniziato.

E a campionato già iniziato è tornato in campo Paulo Dybala, al quale sarebbe spettato prendersi la maggior parte della responsabilità di non far sentire la mancanza di CR7, del quale si è candidato nella seconda parte della scorsa stagione a “principe ereditario’.’ Infortunatosi il 26 luglio, tornato in campo pochi minuti il 7 agosto contro il Lione per infortunarsi di nuovo, l’argentino ha rivisto il campo il 20 ottobre a Kiev ed è tornato titolare il 25 contro il Verona e il 28 contro il Barcellona: non può dare adesso quello che sarà lecito pretendere in futuro. E Pirlo ovviamente lo sa: «La difficoltà di Dybala contro il Barcellona è stata solo fisica: lo avevo detto che non era al 100 per 100. Quando rientri dopo un infortunio la prima partita la fai sempre bene, alla seconda accusi la stanchezza ed è più difficile. Ha solo bisogno di ritrovarsi, di allenarsi e di giocare. Quando uno va in campo non pensa al mercato o al contratto, ma solo a far bene. E Dybala ha in mente solo questo perla Juventus». Che poi è anche il modo migliore per prendersi il rinnovo che desidera. La Juventus intanto si aggrappa alla certezza Morata.

Dopo i 19 giorni da pausa forzata, erano da verificare le condizioni del cinque volte Pallone d’Oro, che in queste settimane di isolamento si è allenato comunque nella sua villa di Torino, tra palestra e piscina. Dopo  il provino , Pirlo ha deciso di convocarlo per la partita di campionato contro lo Spezia, in programma domenica alle 15.

Queste le parole del tecnico bianconero: “È andato tutto bene, stamattina è arrivata la negatività del secondo tampone si è allenato individualmente ma i l ragazzo sta bene , ha voglia di rimettersi con i compagni e partirà con la squadra “.

CR7 sarà subito titolare? “Non credo partirà dall’inizio, importante riaverlo con la squadra poi vedremo come starà domani e nel prosieguo della settimana. Si è allenato a casa non è lo stesso rispetto al campo però è un giocatore talmente importante che lo portiamo con noi a Cesena”.

Ci sarà anche Bonucci: “Ha fatto un lavoro a parte, oggi ha lavorato con la squadra ci sarà. Chiellini invece non è convocato proseguirà il suo lavoro di recupero sta meglio ma non è disponibile”.

Il ritorno di Ronaldo, che si è scoperto positivo lo scorso 13 ottobre durante il ritiro della Nazionale portoghese, è quanto meno provvidenziale per la squadra di Pirlo, che dopo gli ultimi passi falsi in campionato e in Champions League ha bisogno come non mai di ritrovare il suo punto di riferimento in attacco. CR7 non ha potuto giocare le partite contro Crotone, Verona, Dinamo Kiev e Barcellona: un ciclo in cui la Vecchia Signora orfana del suo leader tecnico ha racimolato un magro bottino, ottenendo solo una vittoria, due pareggi e una sconfitta.

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