Dove vedere Roma – Torino streaming gratis alle ore 20:45 segui il match

Roma Torino si disputerà, Giovedì 17 dicembre 2020, alle ore 20.45  La partita sarà visibile sui canali Sky e nello specifico sui canali Sky Sport, sia sul satellite che sul digitale terrestre ed ancora Sky sport Arena al numero 204 del satellite.

Ovviamente chi vorrà potrà seguire anche il match in diretta streaming. Gli abbonati potranno affidarsi a Sky Go per poter vedere il match, scaricando l’app su dispositivi mobili quali computer e notebook o ancora tablet e smartphone. Ci sarebbe ancora un’altra possibilità, ovvero guardare il match su Now Tv, il servizio di streaming live e on demand di Sky che da la possibilità di poter assistere ai più importanti incontri di calcio, ovviamente dopo aver acquistato uno dei pacchetti offerti.

Cambiare per non crollare: la decisione di sostituire pelle al Toro, lasciando cadere quella che non protegge più in favore di una che possa sopportare la tempesta in atto è di Giampaolo, le conseguenze che produrrà investiranno tutti.

Per il tecnico un clamoroso crollo potrebbe comportare l’esonero, magari rimandabile poiché già domenica i granata saranno nuovamente in campo contro il Bologna (di Mihajlovic, licenziato da Cairo dopo il derby di Coppa Italia perso il 3 gennaio 2018 e sostituito da Mazzarri).

Ma a sfaldarsi sarebbe tutto il Toro, inchiodato a responsabilità diversificate: le maggiori sono dello stesso Cairo, ma in coda seguono Vagnati e molti giocatori. Troppi quelli che, alzando l’alibi della mancata cessione o comunque incapaci di produrre una reazione d’orgoglio, scendono in campo come dovessero fare una cortesia, come il decimo scapolo che accoglie la preghiera degli amici per presenziare al calcetto del lunedì sera.

Una situazione che Giampaolo ha ereditato, ma che sta clamorosamente penalizzando i granata. In tale stato di cose lo stesso allenatore non può che compiere un’unica scelta: depurare la squadra dagli scontenti di ogni ordine e grado (manco fossero rimasti senza stipendio), affidandosi a chi da questa situazione vuole fortemente uscire.

Come anticipato da Tuttosport fin dal giorno seguente alla disfatta interna contro l’Udinese, il primo che può pagare per una serie di prestazioni negative, che va fermato per recuperarne lo straordinario rendimento e l’ineccepibile professionalità dimostrata nelle prime tre stagioni di Toro è Sirigu.

Svagato in campo e colto in una incomprensibile risata al momento di lasciarlo, dopo l’ennesima sconfitta (la settima in undici partite). «Ci sono situazioni in cui uno deve riflettere – attacca Giampaolo a precisa domanda sull’opportunità di avvicendare Sirigu con Milinkovic -: in tale contesto si può insistere, ma anche pensare di cambiare. Dobbiamo giocare tre partite in sette giorni (stasera la Roma, domenica il Bologna e mercoledì il Napoli, ndr), il tempo per recuperare sarà poco.

Sono nella condizione di dover cambiare parecchie cose, e questo al di là del discorso Sirigu. Affrontiamo un momento delicato, devo chiamare a raccolta tutti quanti e quella che ci si presenta è una occasione per ribadire la forza di un gruppo». Da testare contro una squadra che ha appena sommerso di reti il Bologna: «Non mi voglio soffermare più di tanto sull’avversario, il valore della Roma lo conosciamo – prosegue il tecnico granata -. Mi interessa invece cosa posso aspettarmi dai miei: compattezza, attaccamento e orgoglio. Basta alibi, e basta chiacchiere».

Evidente che i 6 punti in 11 gare non possano che creare pericolose crepe, in uno spogliatoio già minato dai risultati negativi della passata stagione: «Ma la questione non è chi sta con chi, il tema è il Toro che viene prima degli interessi personali di ognuno. Il vademecum dice che sopra a ognuno di noi, allenatore compreso, c’è il Toro. Da qui, l’appello alla responsabilità, la necessità di offrire risposte adeguate su compattezza e unione».

A metterci la faccia è Giampaolo, ma quanto fischiano le orecchie a chi non ha strutturato una società nei ruoli chiave, affidando la gestione di uno spogliatoio a chi ha l’esperienza per farlo. Un uomo mercato (Vagnati) è un uomo mercato, un uomo in grado di smussare gli angoli (assente tra i granata) è un uomo in grado di smussare gli angoli e non di sbatterci dentro.

Il contorno entro il quale Giampaolo dovrebbe muoversi è il campo, mentre in base a una storia già vista e rivista l’allenatore, nel Toro, deve triplicare il ruolo. Così parla, nelle vesti per le quali è stato assunto: «Rispetto alle avversarie incrociate fin qui, la Roma è quella dotata di maggior palleggio. Hanno grandi mezzi tecnici e tatticamente non offrono particolari punti di riferimento.

Sarà dura, ma dobbiamo affrontarla senza accettare passivamente le loro qualità. Dovremo essere capaci di proporre gioco anche noi, affidandoci a quelli che sono i nostri valori nel palleggio. Da quando sono arrivato, lo ripeto: una buona gestione del pallone ci può mettere nelle condizioni di creare pericoli, perché di non possesso palla, alla fine, si muore. Come si può morire anche di tanti difensori.

Se ho cinque centrali in panchina questi non sono cambi, ma elementi che faccio entrare se qualcuno si infortuna. L’opzione dei cinque cambi è una ricchezza per le grandi squadre, e una opportunità per le altre. Usarli dipende da vari fattori, dal tipo di partita e dalla disponibilità dei giocatori». Già, si torna sempre lì. A quella disponibilità che potrà anche consentire di attraversare indenni il trittico che attende il Toro, entro Natale: «Se la testa lavora bene le gambe funzionano di conseguenza, se invece la testa è pesante tutto diventa più complicato.

E allora torno al punto centrale, della questione: dobbiamo evitare di correre dietro agli altri, bensì cercare di far correre gli altri gestendo le diverse fasi che si presentano in una partita». Quella di Roma sarà affrontata senza sei indisponibili. Al lungodegente Baselli si aggiungono Ujkani, Murru, Verdi, quindi Millico e pure Zaza.

Quest’ultimo, nell’allenamento di martedì, ha lamentato un affaticamento muscolare, come riportato dal sito del club. Sul centravanti la posizione di Giampaolo è secca: «Difficile possa recuperare qualcuno, e alla lista degli indisponibili si è aggiunto Zaza. Le sue condizioni? Per sapere come sta dovete chiedere al dottore». Per sapere come sta il Toro, che appunto conta più del singolo, vanno attese le 20.45 di questa sera.

Giampa revolution, ci risiamo. Già, di nuovo: e dire che il primo ribaltone, che poi sarebbe dovuto risultare anche l’ultimo, è storia di quattro mesi fa appena. La nomina in panchina al posto di Longo, la virata verso la difesa a quattro, gli obiettivi Torreira e Ramirez per sublimare il suo ben definito credo calcistico.

Tutto spazzato via, o quasi. Qualcosa subito, come quegli obiettivi di mercato soltanto accarezzati e ben presto divenuti feroce rimpianto. Qualcosa in divenire, come il dogmatico 4-3-1-2 piegato e forzato fino ad assumere le fattezze dell’ancora 3-5-2. Già, ancora. Come nel ciclo Mazzarri e nell’appendice Longo: cambiare tutto per non cambiare niente. E come questa sera all’Olimpico, pur declinato secondo un 3-5-1-1, quando invece il Torino che si schiererà di fronte alla Roma cambierà eccome.

Per numero di interpreti rispetto alla penosa versione di cui ha disposto sabato scorso l’Udinese, certo. Ma soprattutto per il peso di chi, questa volta, siederà in panchina.
Perché sotto la superficie del turnover – imposto da quattro turni di campionato in appena dodici giorni, per poi cedere il campo ad un Natale che sarà tutt’altro che sereno in casa granata -, c’è ben di più.

A grattare a fondo, infatti, affiora la stringente necessità di quella scossa che troppe parole al vento non hanno saputo innescare, come nemmeno schietti confronti al chiuso o contestazioni dei tifosi all’aperto. Una sterzata che dovrebbe fondarsi su pilastri come l’identità e l’orgoglio, o almeno indagare sull’attaccamento alla maglia che ancora campeggi eventualmente nello spogliatoio.

All’interno del quale, le certezze tecniche e morali di Marco Giampaolo si stanno affievolendo sempre più: il cuore enorme di capitan Belotti e poco altro. Tutti, o quasi, sono in discussione nella seconda Giampa revolution, che deflagrerà questa sera nella tosta trasferta capitolina. Quando diversi nomi di peso si dovrebbero accomodare in panchina, a partire innanzitutto da Sirigu. E non soltanto perché, di norma, il suo nome sia quello ad introdurre la filastrocca dell’undici titolare.

Il portiere sardo, in uno scenario del tutto impensabile fino a poche settimane fa, sta vivendo una stagione tribolata dal punto di vista tecnico, tra tante indecisioni e una partita con l’Udinese (la terza soltanto nel campionato in corso) terminata senza una parata a referto. Ma, soprattutto, conclusa al rientro negli spogliatoio con un ghigno di troppo, immortalato dalle telecamere e mal giudicato dalla tifoseria. Questa sera, allora, spazio alla sua ombra Milinkovic-Savic, apprezzato da Giampaolo nel breve ritiro estivo e già “scaldato” in occasione dei primi due turni di Coppa Italia.

L’assenza dell’ex Psg dalla formazione titolare sarà la più rumorosa, ma non certo l’unica di peso. Si accomoderanno in panchina, infatti, anche Nkoulou e Meité, non a caso due dei tre giocatori sostituiti dal tecnico abruzzese già nell’intervallo dell’ultima uscita. E al terzo, ovvero Zaza, toccherà sorte analoga: l’affaticamento ai flessori della coscia destra denunciato dal centravanti al Filadelfia, con ogni probabilità, ne ha solo anticipato l’esclusione per scelta tecnica.

Spazio al ritorno di Bremer, la cui fisicità sarà fondamentale per tentare di arginare Dzeko. E ad Ansaldi sulla corsia di sinistra, quella opposta rispetto alla fascia presidiata dall’ormai imprescindibile Singo: l’argentino ha infatti smaltito più in fretta di Murru le noie muscolari. Probabile l’avanzamento di qualche metro del jolly Lukic, infine: con il serbo a supporto del Gallo in avanti, si aprirebbero dunque le porte alla seconda da titolare in granata per Gojak. L’unico precedente coincide anche con l’unico successo in campionato, finora: anche la cabala, di questi tempi, non va trascurata.

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