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Due vittorie per pensare a un Natale da capolista. D’accordo, il boccino l’ha ancora in mano un Milan che però è martoriato dagli infortuni e ha un calendario che pare il Tourmalet (Sassuolo in trasferta e Lazio a San Siro).

L’Inter dal 22 novembre, giorno della vittoria in rimonta sul Toro (4-2), va di corsa: ha inanellato altri 4 successi e recuperato 4 punti alla capolista, tutti negli ultimi 180’ di campionato. Completare l’opera con Spezia, oggi pomeriggio a San Siro, e mercoledì a Verona, regalerebbe comunque un Natale ricco di speranze per il campionato.

Un’euforia che un po’ inquieta Antonio Conte – ieri silente dopo le tante conferenze stampa in sequenza nelle ultime settimane – però, al di là della scaramanzia, per lui parla la solidità ritrovata da parte di una squadra che nelle ultime 4 giornate ha subìto appena 2 gol mostrando quella cattiveria che pareva aver smarrito nel tentativo di una svolta “giochista” che, oltre non far parte del dna dell’allenatore, rischiava di far evaporare quanto di buono fatto nella coda agostana della stagione, con l’entusiasmante cavalcata fino alla finale di Europa League.

Stante l’infortunio di Alexis Sanchez, toccherà ancora una volta a Romelu Lukaku fare gli straordinari. Fortissimamente voluto da Antonio Conte per farne il centro di gravità della sua Inter, l’attaccante ha ricompensato in pieno la fiducia di chi l’ha sponsorizzato se si considera che nel 2020 “Big Rom” ha segnato 34 gol in 45 partite giocate in maglia nerazzurra. Il belga è icona di questa Inter che ha svoltato in campionato: 5 gol nelle ultime 5 giornate in cui soltanto a Reggio Emilia ha mancato l’appuntamento con il gol ma lì Lukaku era entrato solo nel finale quando la gara era ormai in ghiacciaia. Allargando l’orizzonte, c’è un dato che dovrebbe preoccupare Vincenzo Italiano: quando è partito titolare, il centravanti soltanto a Roma contro la Lazio non ha fatto gol. Tra l’altro, “Big Rom” tra oggi e mercoledì avrà la possibilità di aggiornare la lista degli “scalpi” italiani, considerato che mai ha segnato a Spezia (ovviamente, essendo i liguri la scorsa stagione in B) e Verona.

Lukaku passerà il Natale nella sua residenza a CityLife dove sarà raggiunto da mamma Adolphine e dal figlio Romeo: le varie restrizioni imposte causa Coronavirus hanno azzerato le possibilità di muoversi, certo è che Conte non può che essere felice dall’idea che i suoi restino “sintonizzati” con la realtà milanese.

Anche perché la ripresa, dopo un inizio “morbido” a San Siro con il Crotone e a Genova contro la Samp, riserverà all’Inter tra il 10 e il 17 gennaio una settimana di fuoco tra campionato (trasferta all’Olimpico per affrontare la Roma e quindi derby d’Italia con la Juve a San Siro) e Coppa Italia (al Meazza con la Fiorentina), quasi superfluo sottolineare che per l’Inter, dopo l’eliminazione dalla Champions, è un dovere provare ad arrivare fino in fondo pure in Coppa, ultimo trofeo conquistato dal club nel maggio 2011. Il bersaglio grosso, ovviamente, si chiama però scudetto. E Lukaku, aveva già sdoganato quella parolina già parlando a ruota libera in Nazionale a metà ottobre: «Rispetto al passato siamo più solidi e penso che questo possa aiutarci per far bene quest’anno. L’obbiettivo è diventare campioni d’Italia… Poi vedremo». E pazienza se a Conte, solo parlare dell’argomento, fa venire l’orticaria.

Contro le neo promosse l’Inter della gestione Conte ha un ritmo da schiacciasassi. Nella passata stagione su 18 punti disponibili ne ha incassati 14 contro chi era appena salito in Serie A: 6 contro il Brescia, frutto delle due vittorie ottenute (2-1 all’andata e 6-0 al ritorno); 4 contro il Lecce, battuto per 4-0 alla prima di campionato e che poi ha bloccato l’Inter sull’1-1 al ritorno; infine altri 4 ottenuti contro il Verona, sconfitto all’andata 2-1, ma che poi al ritorno ha imposto un 2-2 ai nerazzurri. Unica nota stonata nel pur ottimo bottino conseguito è che entrambi i pareggi arrivati contro Lecce e Verona nel girone di ritorno, l’Inter li ha subiti in rimonta. In questa stagione invece contro la neo promossa Benevento l’Inter ha dato spettacolo e vinto con un ampio 5-2. Con lo Spezia oggi pomeriggio i nerazzurri cercheranno il bis e dopo la sosta di Natale, il 3 gennaio si confronteranno con il Crotone per confermare la tendenza. Se oggi pomeriggio arriverà un successo, tra l’altro, Conte eguaglierà la striscia di 6 vittorie messa insieme a inizio campionato nella scorsa stagione prima della gara contro la Juve (alla quale seguirono una vittoria col Sassuolo e un pareggio col Parma, poi altri 5 successi di fila). Un record che poi potrebbe anche allungarsi, dal momento che anche a Verona gli interisti andranno per acciuffare i 3 punti e concludere il 2020 senza subire altri rallentamenti.

Un anno fa, proprio in questi giorni, scaldava una panchina a Trapani, in piena rotta di collisione col club. Dopo 45’ anonimi contro il Pisa, in una gara più fischiata dall’esterno che giocata in campo, lo avevano fatto sedere a Pescara, senza neanche togliere una tuta. Poi 9’ col Perugia, e ancora giù fischi, neanche convocato col Crotone. Lo Spezia lo raccolse quando era un giocatore in grande difficoltà, che giocava in salita e controvento, che i trapanesi dovevano per forza cedere e allontanare dalla Sicilia.

Trecentosessantacinque giorni dopo hai un attaccante che viene osservato dal Lione a un paio di squadre di Premier, ha segnato 6 gol in serie A in 657’ giocati ed è una sorta di oggetto del desiderio di tanti, non ultimo il Milan. Che si è mosso per capire fino in fondo se può essere un inaspettato francese a sostituire un immortale svedese al centro dell’attacco rossonero, dopo la ricaduta dell’infortunio di Ibra.

Detta tutta, nel pacchetto vorrebbero anche Martin Erlic, possente centrale croato, nazionale under 21. Nzola è un anti personaggio, un timido fuori dal campo, quanto leone dentro, un po’ solitario; un giocatore atipico, che difficilmente vedrai con Porsche e velina al fianco, uno che viene dalla povertà e che non aveva un’idea precisa di cosa fare da grande, fino a qualche anno fa. Non segue calcio in televisione, vede qualche partita di Champions, ascolta sempre musica di un gruppo parigino che è la colonna sonora della sua vita e che ispira la danza che esegue dopo ogni gol, gli Xvbarbar, hip hop. I suoi, di origine angolana, vivono a Troyes; Angola che lo aveva anche convocato in nazionale un mese fa, scoprendo però che lui non ha neanche il passaporto. Gli hanno consigliato di metter sul comodino della camera da letto, una foto di Vincenzo Italiano, che a Trapani l’ha valorizzato al meglio e che poi l’ha richiesto ad Angelozzi.

Un pò tutor un pò mister. Facendolo prima arrivare in prestito lo scorso gennaio 2020, poi a giugno prendendolo da svincolato dopo il fallimento dei siciliani. Ecco se c’è uno che ci ha creduto, è proprio lui, il siciliano di Karlsruhe; solo a ottobre, dopo averlo preso dal Bodoe, il Milan aveva offerto Hauge, ma il mister ha detto no, e il 18 successivamente ha fatto esordire contro la Fiorentina Mbala. Che ha cambiato la storia della partita, dallo 0-2 al 2-2, sfiorando anche la rete della incredibile rimonta. Nzola è per lo Spezia e per tutta al serie A una sorta di sorpresa assoluta: ha realizzato sei gol in questo campionato con soli otto tiri nello specchio. Tra i giocatori con almeno sei centri all’attivo nella Serie A in corso, è il più giovane (classe 1996).

E’ gestito dai fratelli Doug e Didier Pingisi, abili e intelligenti nel creare situazioni al ragazzo, che poi le ha sfruttate però; due procuratori che non fanno mai un passo più lungo delle loro gambe. Ieri si era diffusa la notizia del possibile interessamento del Milan, ma la risposta immediata è stata chiara e nella logica della crescita del giocatore: «Non è assolutissimamente il momento». Nzola nello Spezia è il punto di riferimento del gioco totale di Italiano e ne è l’immagine più nitida; un centravanti moderno, fisico, con grande corsa, che può giocare anche da esterno, e che lavora con il sinistro tutti i palloni che la squadra fa arrivare nella trequarti avversaria. Giocatore all’olandese, eccezione di una volta, che oggi avrà una verifica olandese da superare, quella di Stefan de Vrij, difensore dell’Inter e della nazionale orange.

Ecco se c’è un banco di prova che può dare luce ancor di più a Nzola è proprio questo. Nell’ottica di quello che Italiano ieri ha chiesto alla squadra: «Dobbiamo dare molto, ricercare qualcosa in più di quello che si pensa di avere. Andare a San Siro a fare gara da squadra, da collettivo. Ma anche a livello individuale ci vuole orgoglio, voglia di non perdere sempre i duelli, di fare risultato. Chi vince più confronti se la porta a casa. Furore agonistico, senza quello andiamo incontro a difficoltà». Undici Nzola, insomma.

Arturo Vidal c’è ma – a meno di sorprese – ripartirà dalla panchina. Chi invece è tornato a casa dopo l’allenamento è Radja Nainggolan. Scelta tecnica: il belga è guarito dal fastidio muscolare patito nei giorni scorsi ma (da un po’) non è più sintonizzato sul progetto. Le prossime dovrebbero essere le ultime partite in nerazzurro per il Ninja, destinato – come voleva – a tornare al Cagliari: dopo Natale i club si ritroveranno per trovare una soluzione che faccia tutti contenti, dopo che Suning si è ammorbidito sul niet al prestito. Se Nainggolan non è più al centro dei pensieri di Conte, altrettanto non si può dire di Vidal che oggi dovrebbe fare le prove generali a partita in corso per essere titolare a Verona, dove sarà indispensabile averlo contro un avversario che finora ha fatto benissimo contro le big.

Mercoledì con lui potrebbe esserci pure Alexis Sanchez: lo staff medico lavora per far sì che il cileno possa essere arruolabile per la panchina, dopo il problema muscolare all’adduttore sinistro avvertito a Cagliari. Difficile, ma non impossibile anche se tutte le precauzioni verranno prese in esame, considerato che in attacco le scelte sono praticamente ridotte a zero (manca pure Pinamonti, pure lui però in uscita), in attesa che il mercato regali un rinforzo a Conte, con Gervinho sempre in pole nelle preferenze, non fosse altro perché con il Parma è restata in sospeso sempre l’idea di uno scambio proprio con Pinamonti. La squadra, che ieri ha fatto ritiro alla Pinetina giocandosi alle 15 il match con lo Spezia, ricalcherà quella che ha battuto il Napoli: intoccabile la maginot difensiva (Skriniar, De Vrij e Bastoni che incrocerà il suo omonimo), l’unico dubbio è a destra dove Hakimi – che col Napoli ha un po’ rifiatato dopo la botta subita a Cagliari – è in vantaggio su Darmian.

Il calendario si sta divertendo a mettere di fronte all’Inter nel giro di pochi giorni le squadre che, più di tutte in questo campionato, hanno intrecci con il passato nerazzurro. Domenica scorsa la sfida in trasferta con il Cagliari del presidente Tommaso Giulini, ex componente del Cda dell’Inter, e di Stefano Filucchi, ex dirigente ai tempi di Massimo Moratti. Domani a San Siro toccherà allo Spezia, che nella stagione 2004-05, è stato di proprietà proprio di Moratti. L’acquisizione è nata quando il sindaco della città ligure e il presidente della provincia chiesero aiuto al petroliere appassionato di calcio, dal momento che la squadra era in grave difficoltà economica. L’appello non era casuale. I politici locali erano a conoscenza del legame affettivo della famiglia Moratti con La Spezia, in particolare con Le Grazie, una frazione di Porto Venere, molto amata da Erminia Moratti, la madre dell’ex presidente nerazzurro. Anche per questo motivo Massimo risponde positivamente alla richiesta in arrivo dal Golfo dei Poeti e salva il club ligure dalla bancarotta. A quel punto gli incroci con il club nerazzurro si moltiplicano. Viene nominato presidente Ernesto Paolillo che poi diventerà amministratore delegato e direttore generale dell’Inter. Nel consiglio di amministrazione dello Spezia entrano anche Piero Ausilio, attuale direttore sportivo nerazzurro, e Accursio Sforza, da sempre vicino al mondo interista. Molti giovani del vivaio di Interello si trasferiscono alla squadra bianconera: Alex Cordaz, Hernan Dellafiore, Nicola Beati, Nicola Napolitano e Riccardo Meggiorini. «Tutti ragazzi che poi hanno giocato in Serie A», dice con orgoglio Paolillo, che è sempre stato attento al lavoro del settore giovanile, anche quando è entrato nella dirigenza dell’Inter. «Non ci siamo limitati a portare sostegno economico – prosegue Paolillo – ma abbiamo introdotto esperienza calcistica e una nuova linfa che è rimasta nell’ossatura della squadra». Al termine della stagione 2004-05 lo Spezia vince la Coppa Italia di Serie C. La società viene ceduta all’immobiliarista di Reggio Emilia, Giuseppe Ruggieri, che un anno dopo la conduce in Serie B. Ma il ricordo più bello per i dirigenti, che hanno vissuto l’avventura dello Spezia prima di passare all’Inter, è l’amichevole giocata allo stadio “Picco” il 3 settembre del 2004: «Portare l’Inter alla Spezia è stato speciale. Ed era pure passata in vantaggio la squadra di casa», racconta con un sorriso Paolillo ripensando al gol di Rizzo al 20’ del primo tempo. Pareggiò Christian Vieri al 26’ della ripresa fissando il punteggio sull’1-1 finale. Sedici anni dopo, quell’amichevole è diventata una partita di Serie A.

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