Intrattenimento

Massimo Ranieri è preoccupato anche per la figlia Cristiana Calone

Vive con apprensione il periodo di pandemia e di distanziamento sociale, Massimo Ranieri. L’artista napoletano è preoccupato anche per la figlia Cristiana Calone (oggi 49, a lato con lui), avuta a 19 anni, riconosciuta solo nel 1995 e con la quale ha riallacciato i rapporti nel
2007.

Il cantante è di nuovo in Tv protagonista del programma di Raitre Qui e adesso. Lo show piace molto: il pubblico ha apprezzato in particolare il duetto di Massimo con il suo popolare collega – oltre che storico rivale di un tempo – Gianni Morandi (75, sotto in giacca).

Canta da sempre l’amore, Massimo Ranieri. E lo fa anche oggi nel suo programma Qui e adesso, giovedì su Raitre in prima serata.

Un lungo racconto tra il palcoscenico e i camerini del Teatro Sistina, dove il popolare artista napoletano accoglie tanti ospiti famosi tra esibizioni canore e aneddoti personali. «È quasi un confessionale, dove incontrarci e parlare di noi», spiega l’artista.

Meglio approfittarne perché Ranieri – che tredici anni fa ha riallacciato i rapporti con la figlia Cristiana, nata dalla relazione giovanile tra lui e Franca Sebastiani – in genere di sé parla poco e malvolentieri. Ma questo per Massimo è un momento di rinascita in cui, proprio alla vigilia dei settant’anni, ripercorre i momenti top della sua lunga carriera.

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Che ha di speciale lo show? «La particolarità è quella di andare in onda dal Teatro Sistina, vuoto e senza pubblico, anche se nei giorni di registrazione a me sembrava pieno. Ho fortissimamente voluto questo spazio come location perché dal punto di vista artistico ci sono nato.

E anche perché volevo dare al pubblico un segnale forte che il teatro è vivo in un momento come questo, con la pandemia che ha azzerato gli spettacoli». Come vive questo periodo? «E come un brutto sogno. Professionalmente mi sento molto fortunato, ma mi addolora tanto soprattutto il pensiero delle maestranze dello spettacolo, a casa senza stipendio, con famiglie e mutui da pagare.

Per il momento è impossibile fare spettacoli dal vivo, ma speriamo nel futuro». Qual è l’aspetto che le manca di più? «Il contatto fisico, anche solo la possibilità di stringere una mano in un semplice incontro di lavoro. Siamo un popolo latino: toccarsi e abbracciarsi è fondamentale. Ecco, io ho nostalgia degli abbracci. Speriamo che con l’anno nuovo arrivi questo benedetto vaccino in modo da poterlo rifare presto».

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Lei canta l’amore, fin dai suoi esordi. È cambiato il modo di vivere e di interpretare in musica i sentimenti? «È diverso. Le nuove generazioni con il rap e la trap, che mi affascinano e incuriosiscono, cantano di amori vissuti con rabbia, magari per una sola sera;’mentre io e i miei colleghi coetanei, con i versi e nella realtà, ci proiettavamo in una dimensione eterna, almeno nelle intenzioni. I nostri erano amori da vivere giorno per giorno, mano nella mano. Penso che questo cambiamento ci faccia sentire incerti nel mondo in cui viviamo».

Come mai questo ritorno? «In realtà’ dopo le tre edizioni di Sogno o son desto, non ci pensavo. Ma il direttore di Raitre. Franco Di Mare, mi ha sorpreso con questa proposta su una rete dove il varietà non è di casa. In un momento così drammatico, la fortuna di poter presentare le canzoni del mio disco e di intrattenermi in confidenza con tanti artisti amici mi è sembrato un dono».

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Tra i giovani talenti musicali chi preferisce? «Ce ne sono tanti. Mahmood, Achille Lauro e Ghali mi interessano molto, hanno una coscienza sociale e politica. Mi ha colpito moltissimo Irama, anche lui ospite nel mio programma, con cui ho cantato La canzone di Marinella di Fabrizio De André. E poi il meno giovane Tiziano Ferro, che ha voluto duettare con me nello scorso Festival di Sanremo. Cantare insieme la mia Perdere l’amore, con cui ho vinto all’Ariston nel 1988, è stata un’esperienza potente e appena si potrà tornare anche negli stadi ci esibiremo insieme.

Era in progetto a giugno, nello stadio di Napoli, ma questo maledetto virus ha fatto saltare tutto». Tornerebbe in gara? «No. per me basta cosi, lasciamo spazio ai giovani. Però, se mi proponessero la conduzione, allora mi piacerebbe. In smoking, al Teatro Ariston… una nuova esperienza». La rivedremo a teatro? «Quando la pandemia finirà. riprenderò le tournée di Sogno o son desto e de il gabbiano di Cechov, che ho lasciato a metà. Poi sto lavorando a un disco per settembre, sempre tra vecchi successi e inediti»

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