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Chi vuole un buon agliaio – recitava un proverbio contadino – lo ponga di gennaio. Il primo mese dell’anno, sebbene possa apparire dormiente, determina i raccolti dell’estate. Anche nel calcio vale la stessa regola. Chi vuole essere campione d’Italia a maggio, dovrà seminare al meglio adesso. Sta infatti per cominciare, calendario alla mano, il mese più importante per lo scudetto.

La Serie A è oggi in campo per la prima volta nel 2021 e fino al 31 gennaio metterà in cartello, per le 20 squadre, sei partite, cui aggiungere il turno di Coppa Italia per molte e la Supercoppa italiana per Juventus e Napoli, in programma il 20 a Reggio Emilia. Con 8 match in 27 giorni, bianconeri e azzurri giocheranno una gara ogni tre giorni, in pratica come hanno fatto fino a Natale. Gennaio è il mese che per tutti potrà dire molto sullo scudetto, in mezzo al mercato che cambierà ulteriori equilibri.

Quando andrà in onda il primo turno di febbraio, ventunesimo della Serie A, tante incertezze attuali saranno sciolte.

La Juventus si ritroverà in gennaio gli scontri al vertice che non ha finora avuto. Al momento ha affrontato Roma, Lazio e Atalanta, pareggiando sempre. La gara con il Napoli non si è mai giocata ed è inutile tornarci sopra. Il 6 gennaio, nella serata della Befana, Madama affronterà il Milan a San Siro, quindi il 10 toccherà al sorprendente Sassuolo di De Zerbi e sette giorni dopo si giungerà alla sfida contro l’Inter di Conte, in quello che doveva essere il duello-scudetto.

È la Juve a essere sin qui mancata: gli 11 punti in meno su Sarri e i 13 sull’ultimo Allegri pesano pure di più se si tiene conto del calendario agevole. Ora la Juve ha una strada per riprendersi lo status che l’ha portata a vincere negli ultimi anni: superare le due milanesi negli scontri diretti. È l’unico modo per tornare in corsa, una corsa dalla quale è troppo lontana.

L’Inter, a sua volta, deve sconfiggere a gennaio il nemico più difficile: la sua storia. Un anno fa, pareggiando per tre gare di fila contro Atalanta, Lecce e Cagliari, perse la scia della Juventus e non riuscì più a recuperarla. Gennaio era stato un mese terribile anche per Luciano Spalletti, che nelle due stagioni nerazzurre aveva incontrato più sconfitte che vittorie, compromettendo l’eccellente fatto nei mesi precedenti. Ma è un po’ un’abitudine dell’Inter fare meglio nella prima che non nella seconda parte della stagione, fin dai tempi di Ronaldo. Se Conte batterà questa tradizione, in mezzo alle voci destabilizzanti di cessione della società, avrà scalato l’ultimo gradino. Dure la trasferta sul campo della Roma e la sfida alla Juve in casa, persa nettamente un anno fa.

Anche per il Milan gennaio è decisivo. Sulla carta ha impegni più facili di Inter e Juve, con la quale si ritroverà fra tre giorni al Meazza, ma se passerà indenne il mese – mantenendo questo strabiliante ritmo e magari aumentando pure il vantaggio – allora sarà una fortissima candidata allo scudetto, forse la principale.

Il Diavolo deve stare attento a non perdere punti con Benevento, Cagliari e Torino, unico limiti degli ultimi, formidabili mesi. E poi da febbraio in poi avrà Ibrahimovic al 100%, ultimo tassello per tentare l’impensabile. Una parola di verità gennaio la dovrà esprimere anche sul Napoli, per organico una delle squadre più forti del torneo. Le assenze di Mertens, Insigne per squalifica e di Osimhen (una ferita aperta) hanno frenato la squadra in tutto dicembre, con un punto stentato contro il Torino nelle ultime tre gare del 2020. Troppo pochi. Adesso però si gira pagina e il Napoli ha il calendario più facile di tutti. Ci siamo: il Generale Gennaio ci spiegherà cosa sarà di questo campionato, il più anomalo della storia.

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Il passato è passato, messo in archivio e non va guardato troppo perché il presente è tutto da scrivere. È questo il concetto principale emerso dalla conferenza stampa di Stefano Pioli alla vigilia di Benevento-Milan, dove i riferimenti al 2020 dei rossoneri sono stati tanti e giusti, ma l’allenatore milanista ha voluto mettere il punto finale ad un anno particolare ed estremamente positivo nella sua complessità: «Un anno fa cominciavamo a costruire, adesso le fondamenta ci sono, su quelle dobbiamo avere la motivazione di continuare a crescere, affrontare ogni gara al massimo per cercare di vincere.

Non dobbiamo guardare troppo indietro, perché è già tempo di pensare all’oggi». L’oggi è rappresentato dal Benevento: «E’ una partita difficilissima – dice Pioli – , giocano bene, hanno entusiasmo. Squadre importanti hanno lasciato punti. Sarà una gara sicuramente complicata. Al di là dei numeri ci troveremo una squadra che sta giocando un buon calcio, sta ottenendo risultati importanti ed è ben allenata. Bisognerà approcciare bene e giocare da Milan». La sosta ha aiutato sicuramente i giocatori a recuperare energie fisiche e mentali dopo il grande dispendio dei mesi scorsi e sul tema, Pioli precisa: «La pausa è stata uguale per tutti, a me interessa ci sia equità. Abbiamo finito tutti insieme e iniziamo insieme. La sosta ci ha aiutato, venivamo da un mese fitto di impegni, ma è stata una sosta così corta che non può cambiare le cose in positivo o in negativo. Ci siamo preparati bene».

Durante gli ultimi giorni, ha tenuto molto banco la questione relativa alla partecipazione di Zlatan Ibrahimovic al Festival di Sanremo. Le modalità, a discapito delle indiscrezioni emerse, non sono ancora state ufficializzate e Pioli, sul tema, ha dichiarato: «La realtà è che Zlatan è molto più concentrato a rientrare che a Sanremo, Ibra ha avvisato me e il club prima che diventasse una notizia. E’ talmente attento e professionista per sfruttare questa occasione per dimostrare quanto sia importante e fondamentale».

Ibra e Pioli, prima della conferenza, hanno avuto un colloquio nel quale Zlatan si è raccomandato con l’allenatore in merito alla gara odierna contro il Benevento, a ulteriore testimonianza di come sia concentrato sulla vita della squadra. Da quanto filtra da Milanello, Ibrahimovic sta sempre meglio e il solo pensiero di dover saltare la gara con la Juventus di mercoledì, gli starebbe provocando molto fastidio poiché vorrebbe essere in campo. Su di lui e sugli altri infortunati, Pioli ha fatto il punto: «L’unico convocato sarà Castillejo, tutti gli altri stanno lavorando bene, non sono in grado di dare la tempistica giusta, a parte Gabbia gli altri sono infortuni muscolari. Stanno bene, sono concentrati, oggi però difficile fare previsioni».

I risultati aiutano le squadre, gli allenatori e le società a lavorare meglio e quelli del Milan hanno generato un grande entusiasmo dentro e fuori dal gruppo squadra. E Pioli ha ammesso che questo sia un aspetto: «Da cavalcare. Nel lavoro quotidiano vedo solo grande concentrazione ed applicazione, chiedo ai miei giocatori di fare ancora di più, quello che abbiamo fatto nel 2020 non conta niente.

Io per primo devo fare di più, dobbiamo cercare di diventare ancora più forti. E’ giusto poi gioire quando riusciamo a dare il massimo». Entusiasmo a crescita dal punto di vista mentale, come certificato dalla vittoria sulla Lazio del 23 dicembre: «Tutte le vittorie ci hanno dato fiducia, la Lazio è molto forte, ci ha messo in difficoltà. Superare questi ostacoli significa essere cresciuti anche dal punto di vista mentale. Adesso ci aspettano, ci conoscono, ma – conclude Pioli – anche noi aspettiamo i nostri avversari e mettiamo in ogni partita il nostro potenziale».

Atteso al varco il Milan che oggi a Benevento riparte da capolista, a sorpresa, del campionato. E’ atteso perché quasi nessuno si aspettava di vederlo così in alto in classifica, perché molti sono scettici sulla reale forza della squadra, perché è opinione diffusa che i rossoneri sia in alto per una serie di fortunate coincidenze e non perché siano davvero la squadra più forte. D’altronde, è ormai almeno da un mese che lo scetticismo, ovviamente con esclusione del tifo rossonero, accompagna le prestazioni e i risultati del Milan. E allora, in vista di questa seconda parte del campionato, abbiamo voluto verificare nel dettaglio quelli che sono i punti di forza e quali i punti deboli della squadra di Pioli, quali le certezze e quali i dubbi che accompagneranno il gruppo nelle prossime settimane, presumibilmente decisive per capire fin dove potrà arrivare.

Oggi a Benevento non ci sarà, squalificato, ma è evidente che la crescita esponenziale di Theo Hernandez ne faccia ormai un elemento imprescindibile, oltre che autentico punto di forza dei rossoneri. Una crescita costante e completa, perché il francese oggi ha anche imparato un po’ a difendere, oltre a essere devastante nelle ripartenze e nella corsa. Se Theo è cresciuto in campo, Pioli ha fatto un analogo percorso in panchina, trovando la chiave motivazionale (oltre al modulo sia chiaro non meno importante) per ottenere da quasi tutti i giocatori il loro massimo. Non è un caso che siano davvero tanti coloro che stanno raggiungendo vette di rendimento mai ottenute prima. Così come, in un momento in cui diverse squadre sono attraversate da problematiche societarie, da assestamenti se non addirittura da cambiamenti, il fatto di avere alle spalle una proprietà che dà sicurezze e che potrebbe anche fare nuovi sforzi sul mercato di riparazione, è un altro aspetto positivo. Al pari di un gruppo sempre più coeso, attorno al suo tecnico, dove nessuno si sente escluso, anche quando gioca meno, e però si fa sempre trovare pronto, appena c’è bisogno.

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Il rovescio della medaglia, certamente, esiste. Non come certezze di negatività, ma piuttosto come problematiche da affrontare prima che diventino irreversibili. Ibrahimovic, ad esempio: quando tornerà? E che effetti sulla sua condizione di 39enne, potrà avere uno stop così prolungato? Allo stesso tempo, la questione dei rinnovi di Donnarumma e Calhanoglu, in un modo o nell’altro, dovrà vedere una risposta definitiva in tempi rapidi, così come dovrà essere verificata la tenuta psicologica della squadra, quando i punti cominceranno davvero a pesare per la classifica finale. Un altro possibile handicap, che potrebbe emergere quando le partite torneranno a ripetersi a distanza ravvicinata, può essere rappresentato dalla rosa limitata. Manca un vice Ibra e anche l’idea di privarsi di Krunic, che sembra aver ormai preso spazio in società, creerebbe un altro “buco” in un reparto che già adesso aveva solo quattro elementi.

«Quella di oggi è un’altra partita da sogno». Pippo Inzaghi si appresta a incrociare la fetta più gloriosa del suo passato da calciatore, con il Milan ha collezionato successi di squadra e personali, identificando il suo nome con il gol: in 11 anni con la maglia rossonera 126 reti, realizzate in tutte le competizioni, sino a divenire una delle tante “leggende” del Diavolo di questi ultimi decenni. Ben diverso il suo palmares da allenatore, un titolo italiano al timone della Primavera, troppo breve invece l’esperienza da allenatore della prima squadra. Ma, per il tecnico del Benevento questo match non è il primo in assoluto, ha già affrontato il suo caro, vecchio Milan da tecnico del Bologna, sfida che non ebbe né vinti e né vincitori. «Questa gara non sarà mai come le altre. Per 90 minuti ognuno darà tutto se stesso, io per il Benevento, il Milan cercherà di vincere. Dopodiché, ciascuno tornerà tifoso dell’altro, sarà bello, emozionante così come è stato contro mio fratello e la Lazio, bellissimo sentimentalmente pur se umanamente molto difficile, per fortuna quando inizia la gara badi solo ai tuoi ragazzi e alla partita».

La capolista scende al “Ciro Vigorito” tronfia e con numeri impressionanti: un primato contrassegnato da un’inviolabilità che dura da 14 trasferte. Ma il tecnico giallorosso, pur rispettandone il valore, dispensa fiducia: «Spero solo che ripartiremo da come abbiamo concluso ad Udine, con quella voglia, quella consapevolezza, sapendo che affrontiamo un avversario che sulla carta ti lascia scarse speranze, noi però abbiamo già sovvertito dei pronostici che sembravano proibitivi, come con la Juve e la Lazio». Stefano Pioli accuserà defezioni importanti, ma Pippo Inzaghi non è da meno. La Strega beneficerà del rientro di Hetemaj, rubapalloni prezioso a centrocampo, che dovrebbe essere assecondato dal fosforo di Schiattarella e la sagacia tattica di Ionita; alle loro spalle, una difesa immutata; davanti, il brio di Insigne per azionare i due frombolieri, Caprari, tornato al gol a Udine, oltre a Lapadula, che da 8 turni non timbra il cartellino del gol.

Ancora in emergenza, ancora con l’obbligo di stringere i denti e continuare a vincere. Anche a Benevento. Lo scudetto non prevede soste nemmeno contro l’amico Filippo Inzaghi. Il Milan di Stefano Pioli dovrà fare ancora a meno di Gabbia, di Theo Hernandez (squalificato), di Bennacer e Saelemaekers, oltre a Zlatan Ibrahimovic che vorrebbe esserci già con la Juventus. Vedremo.

Intanto dietro, al fianco di capitan Alessio Romagnoli torna Simon Kjaer. Torna dal primo minuto, senza passare dalla panchina. Un ritorno fondamentale nonostante senza di lui tra Europa League e campionato, il Milan abbia comunque conquistato quattro vittorie e due pareggi. Dentro Kjaer fuori Theo Hernandez squalificato comedetto dal giudice sportivo per un turno. A sinistra toccherà a Diogo Dalot. Sarà la sua seconda gara dal primo minuto in questa Serie A, la seconda al posto del francese.

A completare la difesa guidata da Gigio Donnarumma il confermatissimo Davide Calabria che si piazzerà sulla corsia di destra. In mezzo al campo ancora senza Bennacer e con Krunic disturbato dalle voci di mercato (il Torino insiste per regalarlo a Marco Giampaolo, ma c’è anche il Genoa), il tecnico rossonero in regia si affida ancora a Sandro Tonali alla ricerca di continuità. Con la Lazio ha giocato tutti i novanta minuti come contro la Sampdoria. Ma deve dare di più, può farlo.

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Al suo fianco l’instancabile Frank Kessie. I quattro davanti cambiano ancora una volta in attesa di Re Zlatan: Samu Castillejo andrà in panchina (parola di Pioli) e sulla fascia di destra di adatterà Brahim Diaz. Un ruolo che con la maglia del Milan ha ricoperto per 33 minuti contro l’Udinese a novembre e 7 in precedenza contro lo Shamrock Rovers a settembre. Ruolo da trequartista per Hakan Calhanoglu. Pioli si affida a lui, ai suoi assist (ne ha realizzati già sette in questo campionato) per accendere Rafael Leao (magari come è successo con il Sassuolo) o Ante Rebic che ha ritrovato la via della rete ma non è sufficiente. Dai due attaccanti c’è bisogno di qualche gol in più, almeno fino a quando non tornerà Ibra. Lo svedese ne ha segnati 10, Leao (3) e Rebic (1) insieme appena quattro. Insomma per continuare a giocare per lo scudetto serve l’aiuto di tutti, serve buttarla dentro e continuare a vincere, anche all’ultimo secondo proprio come contro la Lazio.

Un poker alla francese. Il prossimo mercato di gennaio del Milan, come raccontiamo da giorni, verterà principalmente su tre vie: il rinforzo principale arriverà in difesa, dove serve un’alternativa valida ai titolari Kjaer e Romagnoli, da ruotare insieme ai giovani Gabbia e Kalulu (in uscita restano Duarte e Musacchio). Dopodiché, a seconda di quanto spenderà per il difensore, il Milan valuterà le opportunità che nasceranno nel corso di gennaio per cercare un eventuale “vice-Ibrahimovic” e un centrocampista, soprattutto se dovessero arrivare proposte per Krunic. Fra i giocatori sul taccuino di Maldini e Massara, non necessariamente obiettivi per questo mercato, ma anche per quello estivo quando ci sarà più tempo per inserire i nuovi giocatori, soprattutto giovani, ci sono molti calciatori francesi. Quello transalpino è uno dei mercati più floridi degli ultimi anni per quanto concerne giovani talenti; lo stesso Milan ha guardato in Francia, basti pensare al recente arrivo di Kalulu o l’investimento di due estati fa su Leao. Un mercato, quello francese, dove si muove come nel suo giardino di casa il capo scout rossonero, Geoffrey Moncada, “cresciuto” nel Monaco dove scoprì tantissimi ragazzi. Uno fra tutti: Mbappé.

JOLLY DIFENSIVO

Sono diversi i giovani francesi che il Milan ha seguito nel corso degli ultimi mesi. Tornando ai ruoli che Maldini e Massara stanno osservando per rinforzare la rosa di Pioli, il primo nome della lista è ovviamente quello di Mohamed Simakan, centrale difensivo classe 2000 dello Strasburgo. Il difensore era stato cercato dal Milan già a settembre, ma la richiesta del club francese, superiore ai 15 milioni, stoppò la trattativa. Il Milan però non ha smesso di corteggiarlo, il giocatore, abile anche come terzino destro, ha già dato il suo ok al trasferimento, bisognerà però capire se lo Strasburgo abbasserà le proprie richieste, scendendo intorno a 10-12 milioni. Di sicuro, oggi, Simakan è un obiettivo concreto per gennaio, in prima fila per il rinforzo difensivo, davanti al turco Kabak (Schalke 04) e l’Under 21 azzurro Lovato (Verona).

MEDIANO POSSENTE

Per il centrocampo, altro elemento già sondato la scorsa estate, ovvero il possente mediano Boubakary Soumaré, classe 1999 del Lille. Di origini senegalesi, il centrocampista è una colonna delle nazionali giovanili francesi. In questa stagione Soumaré non ha giocato sempre da titolare (10 volte dall’inizio su 20 presenze), per esempio è rimasto fuori dall’undici di partenza nelle due gare di Europa League contro il Milan. Per lui a Lille la situazione rimane incerta e il club rossonero pensa a un prestito con diritto di riscatto.

ASSI DEL TOLOSA

A centrocampo c’è anche un altro profilo che stuzzica molto la fantasia del Milan, volendo anche più di Soumaré, giocatore comunque più pronto per età e fisico. Parliamo di Kouadio Manu Koné, classe 2001 del Tolosa, club dove il Milan segue da tempo anche il talento offensivo Janis Antiste, classe 2002. Koné, colonna della nazionale Under 18 francese, è il perno del centrocampo della squadra dell’Occitania: ha disputato 17 gare nell’attuale Ligue2 (segnando un gol), disimpegnandosi da mediano, da mezzala e a volte anche da trequartista. A differenza del più giovane compagno, Antiste, lui ha avuto modo la scorsa stagione di mettersi già in mostra anche in Ligue1, giocando 13 gare e diventando titolare intorno a gennaio 2020, prima che il campionato venisse poi stoppato a inizio marzo (con la retrocessione del Tolosa). Antiste, che finora ha realizzato 6 reti in 15 gare di Ligue2, la stagione passata invece fece giusto in tempo a esordire, undici minuti finali il 5 febbraio contro lo Strasburgo di Simakan. Entrambi sono talenti di grande prospettiva, probabilmente obiettivi più in ottica estate che gennaio, ma le strade del mercato, si sa, sono infinite.

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