Nicolo Zaniolo e Chiara Nasti, alcuni problemi legali per il calciatore?

Nicolo Zaniolo, promessa del calcio ha appena ufficializzato la nuova relazione con Chiara Nasti, sexy influencer napoletana, indicata fino a pochi giorni fa come possibile fiamma del campione di calcio Neymar. Zaniolo ha un passato sentimentale turbolento: poco prima di Natale ha rotto la relazione con la fidanzata storica Sara Scaperrotta, finendo sotto i riflettori per un presunto flirt con la bellissima Madalina Ghenea.

In quel momento si è scoperto che la ex di lui, Sara, era incinta di un maschietto (pare si chiamerà Tommaso). Sara e Zaniolo non sono sposati, è probabile che sarà lei a crescere il figlio. Zaniolo ha detto che «si farà carico di ciò che gli serve». Ma, oltre a ciò che gli indicano cuore e coscienza, la legge prevede tutele per Sara e Tommaso? E Zaniolo ha doveri da rispettare obbligatoriamente?

Ecco cosa dice la legge.

Dal punto di vista giuridico si tratta di esaminare le tutele previste per la giovane madre e per il figlio nato fuori dal matrimonio. Con la Legge n. 219/2012 è venuta meno l’infelice distinzione fra figli legittimi e illegittimi. Questi infatti sono equiparati. L’equiparazione però non è automatica, ma avviene solo se c’è il riconoscimento del figlio. E questa dichiarazione di riconoscimento da parte dei genitori può essere contestuale all’atto di nascita oppure successiva. Può avvenire con atto pubblico, con testamento, o davanti al Giudice Tutelare. Una volta effettuata, è irrevocabile.

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Cosa accade se il padre non riconosce il figlio? Nella malaugurata ipotesi in cui il padre sia refrattario a dichiarare la parentela, la madre ovvero il figlio maggiorenne possono citarlo in giudizio tramite l’azione di riconoscimento della paternità. Dunque, il figlio nato da una relazione di fatto può vedersi riconosciuto lo status di filiazione in tempi differenti. Per questo, se il riconoscimento è contestuale alla nascita, il minore riceverà il cognome paterno. In caso contrario, gli sarà attribuito il cognome del genitore che per primo ha dichiarato il rapporto di filiazione.
Tutto ciò non esclude che il figlio, raggiunta la maggiore età, abbia la libertà di scelta, potendo optare per il doppio cognome.

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A cosa ha diritto il figlio.

Il nascituro riconosciuto dal padre ha diritto all’assistenza morale e materiale, al pari dei figli nati da matrimonio. Il genitore ha il dovere di partecipare alle spese per l’istruzione e per la formazione del minore. In caso contrario, diviene penalmente perseguibile per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, ai sensi dell’art. 570 c.p. Contrariamente al pensare comune, il mantenimento dei figli non termina col raggiungimento della maggiore età, ma dura fino a quando il figlio raggiunge l’autosufficienza economica.

Quanto tempo con mamma, quanto con papà.

Fattore importante per la vita del minore è il tempo che spenderà coi genitori non conviventi. E ormai cristallizzato il principio della bigenitorialità, ossia il diritto del figlio a mantenere una relazione stabile con entrambi i genitori, sempre che questo non sia lesivo degli interessi del bambino. E pacifico che in presenza di evidenti problematiche, sarà disposto l’allontanamento da un genitore e il Giudice si vedrà costretto a optare per l’affidamento esclusivo del figlio a uno solo dei genitori.

Ma in assenza di problematiche, si applica il principio della bigenitorialità secondo cui, come chiarito dalla Corte di Cassazione con una recente sentenza del 2018 n. 31902, entrambi i genitori saranno presenti in maniera significativa per il figlio, in armonia con le effettive esigenze di vita. In estrema sintesi, il periodo di tempo che il minore trascorrerà coi cari non deve corrispondere a uno schema rigido. Se questo è impraticabile, ovvero se implica un eccessivo sacrificio a scapito del minore, nel suo interesse, andrà bilanciato con le concrete necessità di vita.

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E cosa spetta alla madre?

A differenza dei figli, la madre generalmente non vanta diritti verso l’ex compagno, anche se economicamente più debole. La donna potrà chiamare il padre in giudizio esclusivamente (salvo casi eccezionali in cui può avanzare richieste anche per sé stessa) per far valere i diritti del figlio per l’accertamento e la quantificazione del mantenimento. Fondamentale, quindi, è la dichiarazione di riconoscimento patema, in virtù della quale il legislatore pone sullo stesso piano, con nostro immenso sollievo, i figli nati, sia dentro, sia fuori il matrimonio.

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