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I tifosi all’interno degli stadi mancano tantissimo: anche attraverso la televisione è facile accorgersi del debito di passione solitamente riversata sui calciatori in campo e oggi assente. Sono loro, i custodi dei valori costruiti all’interno di una squadra, e che molteplici figure hanno contribuito a radicare. Tra questi a Crotone annoverano Davide Nicola, attuale tecnico del Toro che sullo Ionio ha costruito una storica salvezza: era il 2016-17, e i calabresi nella stagione precedente avevano conquistato la prima promozione nella massima serie della storia. Ecco, tra i molti spunti che il Covid nega c’è l’applauso che i pitagorici avrebbero riservato a Nicola.

Il quale sempre nelle maglie della salvezza si trova a operare. Questa volta l’obiettivo è da centrare a Torino, con quel Toro di cui pure è tifoso e che qualcosa di unico gli fa emergere, quando si tratta di motivare il gruppo. Compattato anche attraverso quel cerchio a riprodurre un abbraccio collettivo che è un po’ la fotografia del suo percorso. Dedica la maggior parte del tempo a preparare tatticamente le partite, un Nicola che però è massimamente intenso quando deve caricare, sostenere, stimolare nell’orgoglio i propri giocatori. I quali si presentano allo Scida reduci da una rifinitura e appena tre giorni di allenamenti collettivi (in precedenza i granata erano stati costretti a tre giorni di allenamenti individuali al Fila e a cinque di inattività).

«Non sono stati giorni facili, il Covid non è affatto una passeggiata, però adesso si torna a giocare e abbiamo una voglia matta di riprendere il discorso, di continuare il percorso intrapreso – si carica Nicola -: chiedere ai miei calciatori di lavorare a casa è stato equiparabile a pretendere che Hamilton usasse la sua macchina nel giardino di casa. Una seduta individuale qualcosa comunque porta, e poi abbiamo lavorato sulla simulazione di situazioni tattiche e sull’aspetto relazionale. I giorni di stop non sono stati tanti, però un po’ il ritmo te lo fanno perdere». Un ritmo che i granata dovranno in qualche modo ritrovare, per far sì che il Crotone balli là dove più ha evidenziato di essere vulnerabile: se lasciati giocare i calabresi hanno elementi, tra cui Ounas e Messias, in grado di creare pericoli, d’altra parte sono piuttosto permeabili se costretti a interpretare una partita prettamente rivolta alla gestione della fase difensiva.

«Il Crotone rappresenta un’altra tappa del percorso – prosegue il tecnico piemontese -: dobbiamo riproporre ciò che avevamo fatto bene, e migliorare quanto era passibile di correttivi. Di una cosa sono certo: chi giocherà allo Scida darà tutto anche per i compagni che sono alle prese con il Covid. Nella vita accadono mille cose, quindi è importante farsi trovare pronti. Non conta il problema, ma come reagisci al medesimo». In proposito Nicola non potrà contare su Bremer, Nkoulou, Singo, Linetty e Belotti, ma come si è scritto ieri, dopo il via libera seguito alla visita di idoneità sportiva, può almeno convocare Buongiorno, Murru e Baselli (arrivano conferme anche sul centrocampista: tra coloro che sono risultati positivi risulta essere quello più proponibile, a Crotone). «A tutti coloro che salgono sull’aereo per la trasferta ho detto di liberarsi dai cattivi pensieri, non dovremo avere alcun coinvolgimento negativo. Per fortuna possiamo integrare l’elenco dei convocati con tre ragazzi che si sono negativizzati. Il regalo che vorrei? Non conosco questa parola, nel vocabolario granata non esiste: qui i risultati si ottengono con impegno e sacrificio».

Un regalo, Nicola, lo ha comunque ottenuto ieri, quando dopo la seduta di allenamento al Fila ha ricevuto una torta di compleanno da staff e giocatori: «Un gesto che mi ha fatto molto piacere: questa è una famiglia con le sue gioie e i suoi dolori, tanto che ho sentito di condividere la cosa attraverso i social». Uno spazio di serenità che oggi lascia il passo a un’altra prova da affrontare con il coltello tra i denti, anche perché nel frattempo il Cagliari passato da Di Francesco a Semplici ha ottenuto due vittorie nelle ultime due gare, e Spezia e Benevento continuano a conquistare punti: «A noi non cambia niente, dobbiamo soltanto restare concentrati sul nostro obiettivo. Sanabria? Sarà utile fin da Crotone, lo conosco bene e so che cosa può darmi». Infine, il grazie alla Primavera di Cottafava che nella circostanza integra la prima squadra, visti i tanti assenti: «Grazie a Cottafava, martedì loro avranno il derby, ma si sono messi a disposizione e stanno dimostrando di avere tanta voglia di imparare».

E’ arrivato al Toro il 31 gennaio 2021, Antonio Sanabria (25 anni). E subito si è dovuto fermare per il Covid. Non è riuscito neppure a raggiungere i compagni al Filadelfia per salutarli, ma è dovuto stare in isolamento in una camera d’albergo assieme alla sua compagna. Sono stati giorni difficili, interminabili. Ma non è stato solo. I giocatori lo hanno chiamato, così come Nicola che lo ha avuto al Genoa e lo ha voluto fortemente con lui per questa nuova e difficile missione: salvare il Toro da una retrocessione che continua a tormentare gli animi.
Negli ultimi giorni l’attaccante arrivato dal Betis Siviglia si è allenato regolarmente e ha recuperato gran parte del tempo perduto: è vivo, esplosivo e gli ultimi test fisici sono dalla sua parte. Non è ancora al cento per cento della condizione, ma comunque è in grado di giocare, magari a partita in corso quando ci sarà bisogno del suo contributo. E lui non vede l’ora di scendere in campo. Sa bene che il Toro lo considera importante vista la cifra che ha sborsato per prenderlo (7,5 milioni), e sa pure bene che ha bisogno dei suoi gol per risalire in classifica, magari già dalla partita di oggi pomeriggio a Crotone.
Il Toro, tra le altre cose, è da molto tempo che cerca una spalla ideale per Belotti. Sino ad oggi, infatti, chi ha giocato al fianco del Gallo ha quasi sempre deluso. Ci hanno provato Zaza e Verdi, poi è stato preso Bonazzoli che rispetto ai primi due ha avuto meno occasioni per mettersi in evidenza: ma il risultato non è mai sostanzialmente cambiato. Nessuno dei tre, a parte qualche rara eccezione, è riuscito a dare un contributo perlomeno accettabile e per questo è stato preso Sanabria, attaccante su cui Nicola ci ha messo la faccia. E’ pronto a scommettere, sulle sue qualità.
Oggi quasi sicuramente partirà dalla panchina visto che Zaza e Bonazzoli (e Verdi) stanno meglio di lui, ma nelle ripresa troverà molto probabilmente spazio: anche perché il Gallo è ancora indisponibile e quindi i cambi saranno più ristretti di un caffè. Sanabria potrebbe diventare la soluzione giusta per aiutare il Toro a conquistare i tre punti. Perché con il Cagliari che si è messo a correre (sei punti in due partite con il nuovo tecnico Semplici) e le altre che procedono a ottenere punti (ieri pari tra lo Spezia e il Benevento) diventa indispensabile strappare qualche vittoria. I pari non servono più se non per il morale e le statistiche di imbattibilità. E’ vero che rispetto a tutte le rivali il Toro ha due partite in meno, ma sono appuntamenti tutt’altro che scontati: il Sassuolo a Torino e la Lazio a Roma non lasciano tranquilli.
E allora la partita di Crotone, con un Toro incerottato dai molti contagiati che hanno assottigliato la rosa di Nicola, dovrà trovare la forza e l’orgoglio di vincere contro una squadra, anche lei incompleta, ultima in classifica e che arriva da cinque gol (a uno) presi a Bergamo contro l’Atalanta. Quindi, nonostante il cambio di allenatore che ha portato Cosmi al posto di Stroppa, il Crotone è assolutamente alla portata dei granata. E ci mancherebbe non lo fosse, sospirano i tifosi granata.

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