Eurovision 2021, i Maneskin sfidano i migliori cantanti D’Europa

Voglio essere sincero fino in fondo: da una vita, lavoro nel mondo dello spettacolo, nella musica, ma stavolta sono veramente emozionatissimo. E spero di essere all’altezza del compito che mi è stato affidato».

Con queste parole Cristiano Malgioglio  autore di tante magnifiche canzoni, ammette di essere quasi intimidito di fronte alla sua nuova sfida: con Gabriele Corsi, disc jockey, presentatore e attore, conduce la serata finale dell’Eurovision Song Contest sabato 22 maggio su Raiuno.

È un grande evento internazionale, il programma televisivo di musica più visto al mondo, con punte di oltre duecento milioni di telespettatori. Una gara canora nata nel 1956 in cui si sfidano canzoni di trentanove Paesi europei, che l’Italia ha vinto due volte: nel 1964, con Non ho l’età di Gigliola Cinquetti, e nel 1990 con Insieme: 1992 di Toto Cutugno.

Quest’anno, l’evento si svolge a Rotterdam, in Olanda, ma Malgioglio e Corsi presentano la finale “a distanza”, dagli studi Rai di Roma: nella prima mezz’ora appaiono in video e lanciano la serata, poi commenteranno la gara e sentiremo soltanto le loro voci.

«Presentare unii competizione di tale portala è proprio una bella responsabilità», prosegue Malgioglio.

Be’, Cristiano, ma dalla sua parte c’è una vastissima esperienza musicale. E infatti le chiedo subito: perché, secondo lei, l’Italia ha vinto solo due edizioni in sessanta-cinque anni di storia di questa gara?

« È molto diffìcile rispondere a questa domanda. Potrebbe dipendere dal fatto che all’estero da noi si aspettano sempre una “canzone all’italiana”, melodica. Ma allora come si spiega il secondo posto ottenuto da Mahmood all’ultima edizione prima del Covid, con la sua bellissima Soldi! Certo, non era un brano tipico della nostra tradizione musicale. La verità è che l’Eurovision Song Contest è una gara sempre molto aperta, con tante canzoni di qualità elevata. Vincere è molto diffìcile per chiunque».

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Anche quest’anno l’Italia è rappresentata da un gruppo che si distacca dalla nostra tradizione melodica: i Màneskin, scelti come concorrenti perché vincitori dell’ultimo Sanremo. Le piacciono?
«Se mi piacciono? Li adoro.

Sono fortissimi, il loro brano Zitti e buoni è un rock duro, ma piacevole e orecchiabile. Loro mi piacciono perché sono bravi ragazzi e, ai miei occhi, hanno un merito in più: vengono dalla strada, sono partiti dal basso. E poi come si fa a non amare Damiano?».

E ora, Damiano ha fatto parlare anche perché ha presentato la sua fidanzata, rimasta nell’ombra per quattro anni, la modella Giorgia Soleri. «Già, infatti le sue fans sono in subbuglio. Ma se ha voluto uscire allo scoperto, significa che tiene tanto a questa ragazza: mi fa piacere per lui».

La canzone dei Màneskin ha vinto Sanremo e in Italia la conosciamo bene, ma che mi dice degli altri brani in gara? Li ha ascoltati? «Sì, io tifo per i Màneskin. ma anche le altre canzoni in gara mi hanno davvero impressionato per la qualità delle musiche e dei testi. Il brano presentato dalla Russia è meraviglioso, quello dell’Albania mi fa impazzire, la canzone dell’Austria ha un testo commovente, i portoghesi sono geniali. Insomma, ci sono canzoni molto belle».

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Conosceva già il suo compagno di viaggio in questo programma, Gabriele Corsi? «Non ci eravamo mai visti prima, però in questi giorni abbiamo molto legato, e ora è come se ci conoscessimo da sempre. Siamo un po’ come il diavolo e l’acqua santa: io mi lascio andare e tocca a lui tapparmi la bocca».

Dunque, nonostante le loro storie professionali diverse, questa inedita coppia di conduttori è entrata subito in sintonia, e sentiamo allora anche l’altro componente del duo: Gabriele Corsi.
Gabriele, Cristiano Malgioglio dice che siete diventati subito grandi amici: che cosa vi accomuna?

«Un briciolo di follia, siamo entrambi un po’ come cavalli allo stato brado. E poi l’onestà intellettuale: Cristiano dice sempre quello che pensa, senza condizionamenti». Lui dice che siete come il diavolo e l’acqua santa: il diavolo sarebbe lui, al quale lei deve tappare la bocca.

«Grande, Cristiano, è sempre attento e curioso su tutto, dà lui posso solo imparare. Finora, ci eravamo solo incrociati casualmente qualche volta, ora passiamo ore a chiacchierare al telefono: lui mi suggerisce canzoni da ascoltare e starlo a sentire è una bellezza per me».

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L’ha aiutata a prepararsi? «Ci ho messo molto del mio. Ho tenuto fede alla mia fama di “Signor Precisetti”, come il mio personaggio del programma Chiamate Roma Triuno Tritino su Radio Deejay, che conduco con Giorgio Daviddi e Furio Corsetti, i miei due partner del nostro Trio Medusa. Mi sono letto le centottantanove pagine del regolamento della gara. Poi, ho letto tutte le schede di presentazione delle canzoni in gara, le ho ascoltate tutte più di una volta, ne ho letto i testi».

Insomma, ha studiato molto, Gabriele. «Sì, anche perché sono un fan dell’Eurovision Song Contest, lo seguo da anni con Margherita e Leonardo, i miei due figli adolescenti». E ha puntato subito sui Màneskin, che piacciono molto a Malgioglio? «Sì, sono bravissimi, veri “animali” da palcoscenico. Il loro brano, Zitti e buoni, è trascinante e coinvolgente, loro sono molto moderni. Ma è impossibile fare previsioni: pensi che un brano entrato nella storia della musica come Nel blu dipinto di blu di Modugno nel 1958 arrivò soltanto terzo. Inoltre, le regole del televoto prevedono che si possa votare solo per canzoni di Paesi diversi dal proprio: vuol dire che gli italiani non possono votare i Màneskin, quindi tutto dipende da quanto saranno graditi all’estero. E mai come quest’anno la qualità delle canzoni in gara è stata così alta. Ma è il bello di una gara come questa».

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