Alessandro Zan, chi è l’autore della medesima legge?

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare della Legge Zan. Si tratta del disegno di legge che punta ad arginare e combattere l’omotransfobia, ossia le discriminazioni verso l’orientamento sessuale e le disabilità e che si propone di andare a completare e sostituire la legge Mancino, già presente nel codice penale dal 1993, che si limita però a condannare azioni, frasi e slogan contro l’appartenenza razziale e religiosa.

Sebbene sia una proposta garantista e in difesa dei diritti civili (come previsto dalla nostra Costituzione) da un paio d’anni la Legge Zan sta infiammando il dibattito pubblico e politico: approvata a larga maggioranza alla Camera il novembre scorso, se ne attende il voto in Senato per metà ottobre ma l’esito non è affatto scontato, come sa bene Alessandro Zan, l’appassionato attivista e deputato Pd, che ne è promotore e relatore. Come racconta nel suo libro autobiografico Senza paura (Piemme, 16,90 euro), fresco di stampa, il lungo iter della legge che porta il suo nome è lo stesso che ha dovuto percorrere lui nella sua vita.

Classe 1973, Alessandro Zan scoprì di essere omosessuale nella provincia veneta degli anni Ottanta, in una famiglia a stampo patriarcale e con un padre attivista della Lega Nord. In una parola: una fatica pazzesca coronata però da tante vittorie politiche (fu tra i promotori del primo Gay Pride a Padova nel 2002 e si deve a lui l’anagrafe delle coppie di fatto nel 2006 che riconosce l’unione civile tra persone dello stesso sesso) e da ancora più grandi soddisfazioni personali. Nel libro parla di un’adolescenza difficile. Quale fu il dolore più grande? «Fino a una trentina di anni fa, se eri gay non avevi collocazione, non sapevi dove stare.

Ho subito anche atti di bullismo dai miei compagni di scuola perché mi sentivano diverso. E non c’erano i social, nessuno come te con cui confrontarti. A me salvò la vita il Televideo. C’era l’annuncio di un ragazzo che ne cercava un altro. Fu così che diedi il primo bacio». È ancora così per i giovani? «Oggi si hanno molti esempi e punti di riferimento. Ma ci sono contesti sociali in cui se due ragazzi omosessuali si prendono per mano possono venire malmenati, sono notizie di cronaca quotidiana. L’Italia non è un paese inclusivo, siamo tra gli ultimi in Europa, con Polonia e Bulgaria, a non avere una legge che condanni un atto di discriminazione per quello che uno è, che non ha scelto».

Lei stesso è nato in una famiglia patriarcale, ma con suo padre Lamberto alla fine ha vinto. «Si è trovato con un figlio non conforme e per lungo tempo ho subito il suo silenzio. Dopo il mio “coming out” ho lasciato casa, studiavo, facevo politica e lavoravo la sera per non dipendere da lui, a volte non avevo i soldi per comprarmi un’aspirina. Ma alla fine mio padre si è messo in discussione. Ci ha unito la stessa passione politica: era lui che distribuiva i volantini per farmi eleggere. Prima di morire, nel 2016, mi disse: “Perché non ti sposi e fai un bambino?”. Alla fine è prevalso il suo essere un padre a cui interessa solo la felicità di un figlio». Si deve a lei l’anagrafe delle unioni civili.

Ha intenzione di sposarsi? «Nel libro parlo di un grande amore per G., un politico che al tempo era sposato con figli. Un colpo di fulmine, una storia totalizzante durata cinque anni. Ora il mio tempo lo dedico tutto alla politica, non c’è spazio per un amore così. In quanto a un figlio, bisogna pensarci quando si è giovani e io non lo sono più». Prima di lei, altri politici hanno tentato di fare passare una legge simile al ddl Zan. Lei ci sta quasi riuscendo. Qualcosa sta cambiando? «Sì, i tempi sono maturi: i giovanissimi, quelli nati dopo il 2000 sono inclusivi, hanno il rispetto delle differenze. Sono molti gli eterosessuali che sfilano ai Gay Pride o in favore della Legge Zan.

Ma soprattutto, io ho cercato e ottenuto il sostegno di personaggi social, come Fedez o Tiziano Ferro. È stato fondamentale per smuovere le coscienze». Invece, in politica, per fare approvare questa legge forse dovrà mediare, accettare correzioni ed emendamenti. «Sono un politico e so quanto contino il dialogo e il compromesso, ma quando sono in gioco i diritti e la dignità delle persone, non si può mediare. Meglio non avere una legge che averla zoppa».

La legge Zan difende i diritti delle persone, dei cosiddetti “emarginati”, un principio in linea con il cristianesimo. Perché avete avuto anche l’opposizione della Chiesa? «Uno dei punti della legge è quella di istituire una giornata contro la discriminazione sessuale e coinvolgere le scuole, i ragazzi, per una riflessione come si fa il 27 gennaio con la giornata della Memoria. Questo è l’obiettivo. Ma non è stato capito, finora». Ha mai pensato di scrivere direttamente a Papa Francesco? «Sì, ci ho pensato. Ma poi mi sono ricordato che io faccio il parlamentare e, come dice Mario Draghi, viviamo in uno Stato laico». Lei si definisce ateo. Cosa la muove? «Sin da bambino, ho un forte senso di giustizia. E poi credo che ovunque si lotti con amore, alla fine si vinca».

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