Loretta Goggi, aggressioni e insulti dopo l’esibizione

Sono emotiva, scrupolosa, responsabile, cerco di migliorarmi e non prendo mai nulla alla leggera. Amo il mestiere d’artista e lo faccio da sempre con la dedizione, l’umiltà e l’amore dell’artigiano. Spero che tutto questo si veda da come calco la scena da anni.

Da 61 anni. Se l’impegno non è al massimo, non so se si dura tanto…». Loretta Goggi ha la voce squillante. Non sono certo una massa di leoni da tastiera o di criticoni per sport a mettere in dubbio il suo valore, seminando il Web di commenti acidi, di sassolini nei quali, secondo loro, l’artista sarebbe inciampata sul palco dei Seat Music Awards. Hanno criticato il look, il make up e persino l’esecuzione di Maledetta primavera, che festeggia i 40 anni. «Sono attacchi gratuiti, di cattiveria e arroganza indescrivibili», constata.

E sceglie di prenderne le distanze, di non visitare i social. Basta Web. Torniamo alla vita reale. Quella nella quale Loretta, unica giudice di se stessa, se si guarda allo specchio… «vede una donna serena. In pace nel profondo. Posso guardare la mia immagine riflessa con miei occhi, con il mio modo di essere, e mi riconosco sempre. Fiera di come mi sono comportata nella vita. La donna che sono oggi, a quasi 71 anni, è il frutto di esperienze, passioni, dolori, dell’amore e del lavoro.

E sai che cosa ti dico? Oggi mi voglio un po’ più bene». Loretta è versatile, completa, ha fatto teatro, radio, ha scritto libri, è stata la prima imitatrice donna in Tv, la prima a condurre il Festival di Sanremo, nel 1986, e la prima a condurre un quiz da sola, il Loretta Goggi in quiz. Dal 17 settembre è nuovamente seduta al tavolo dei giudici di Tale e Quale Show, il talent di Raiuno condotto da Carlo Conti. Quanto è emozionata? «Tanto, come sempre, anche se è la mia undicesima edizione. Chi l’avrebbe mai detto? Pensa che quando Carlo mi propose questo ruolo, a fine del 2011, ero molto titubante e sulle prime dissi di no. Era mancato mio marito (il coreografo e regista Gianni Brezza, ndr) da qualche mese, mi sentivo svuotata.

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Dopo aver trascorso uniti trentadue anni, 24 ore su 24, in un legame fatto d’amore e sodalizio professionale, senza lui mi è mancata l’aria, è venuto meno il senso di spiccare il volo come accadeva quando stavamo insieme. Gianni era la mia spinta vitale, ritrovarla da sola è stato molto faticoso. Avevo perso la voglia di fare. Era un sopravvivere, più che vivere. Ma la vita va vissuta, nella gioia, ma anche affrontando i dolori (qui Loretta resta un momento in silenzio, ma poi riprende quota, la voce torna vivace e continua, ndr).

Carlo mi invitò a I migliori anni per festeggiare i miei cinquanta di carriera. Seppi tempo dopo che Gianni, una volta, incontrandolo e parlando della mia ricorrenza tonda, gli disse: “Trattamela bene la mi’ Goggi”. Dopo un po’ di mesi Carlo mi chiamò per Tale e Quale Show. Gli dissi di no. “Non ho la testa. E poi non farei mai il giudice, giudicare è un’azione lontana dalla mia natura”». Cosa le fece cambiare idea? «L’idea che Carlo aveva per il mio ruolo. Mi disse: “Sei semplicemente Loretta che parla a un collega con rispetto.

Che lo consiglia, che ne trova punti di forza o sfumature da migliorare”. E poi aggiunse che alcuni concorrenti avrebbero accettato di partecipare se ci fossi stata io in giuria, forte della mia esperienza di cantante e imitatrice. Dissi un sì con poca convinzione, ma molta gratitudine. Da allora Carlo, ogni anno, mi rinnova l’invito: “Se ti va…”. E con lui mi va sempre. Carlo è un amico vero (sorride, ndr)». Il lavoro è stato un buon appiglio per ritrovare grinta e motivazione.

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Cos’altro l’ha aiutata nei momenti più bui? «La fede e la mia famiglia mi hanno aiutata a risalire, a rinascere. La fede mi ha aiutata ad avere speranza, a guardare oltre, a pensare che tutto può evolversi. Senza pregare, senza credere, non so se ce l’avrei fatta a superare il dolore per la perdita di Gianni. Anche se, però, quel senso di dolore resta a far parte di me, non svanisce. È come una cicatrice: ti guardi e vedi che hai un segno. E non sei più la stessa. La fede mi ha aiutato a capire che Gianni c’è, la sua anima c’è e la custodisco dentro di me. Le cose che lui mi ha insegnato, e sono tante, ciò che mi ha trasferito, esiste con me. E si traduce in quello che faccio».

Ed è tanto: Tv, cinema, fiction. «Ho lavorato nel film di Paolo Ruffini, Rido perché ti amo. E in due fiction: Fino all’ultimo battito, su Raiuno, e poi Più forti del destino, su Canale 5». Ha iniziato il suo percorso che era una bambina: cosa l’ha spinta a cimentarsi in tanti ambiti? «La curiosità è stata la mia guida e i pregiudizi mi hanno aiutato a combatterli, dimostrando qualcosa di più di me. Sin da piccola ero silenziosa, ligia, riservatissima. Per questo, quando facevo prosa, a teatro, la mia immagine ingenua ed eterea mi portava ad avere sempre ruoli lievi, senza grande nerbo. Un po’ mi pesava, volevo misurarmi con qualcosa che avesse carattere.

E questo mi ha spinto a muovermi in diverse direzioni. Iniziare con le imitazioni, per esempio, mi ha permesso di far capire agli addetti ai lavori che una donna poteva far ridere. Avevo 20 anni, ero molto timida e insicura, imitare gli altri mi permetteva di far emergere alcune mie doti. Allora non sarei riuscita in altro modo a far conoscere un po’ più di me. Molto, però, lo devo a Gianni». In cosa l’ha aiutata? «Avevo 28 anni e mezzo quando l’ho incontrato e mi ha portato a liberarmi da complessi e insicurezze, stimolandomi a essere sulla scena ciò che ero nella vita: ironica, con senso dell’umorismo, dinamica.

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Mi ha insegnato ad andare a braccio, senza il gobbo, affinché anche piccoli errori o interazioni con la platea potessero essere fonte di spunti. Mi voleva per com’ero, senza sovrastrutture, con poco trucco, anzi mi diceva che ero più bella senza. Adorava la mia spontaneità, non è da poco per chi fa spettacolo. Io sono sempre stata molto autocritica». In che senso? «Non mi sono mai vista bella: mi consideravo un tipo, tutte erano meglio di me ai miei occhi. Oggi ho imparato a volermi più bene, ho fatto pace con il tempo che passa, con le mie fragilità, cercando di renderle punti di forza. L’insicurezza si è trasformata in voglia di combatterla.

E più le cose mi spaventano, più le affronto, e così mi fortifico». Vorrei dirle che lei è molto elegante. «In Tv credo di essere stata un’antesignana nel vestire con abiti di moda e non da soubrette. Mi piace osare con i colori accesi, mi danno energia. E amo scegliere e comprare ciò che indosso: è l’unico modo per far sì che ciò che ti metti ti somigli». Un’ultima domanda: lei ha cantato per una vita l’amore. Potrebbe innamorarsi ancora? «No. Quando vivi un amore così grande, unico, totalizzante non è possibile. C’è qualcuno che magari, con l’età, cerca piuttosto un compagno. Ecco, io penso di averla già: è quella di mio marito, che sento dentro di me, e della fede. Insieme sono davvero una bella compagnia».

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