Ornella Vanoni, un documentario svela il suo lato più intimo

Atmosfere da sogno e sfuriate tra amiche: entro queste due sponde si muove il bel documentario Senza fine, dedicato a Ornella Vanoni, che compie 87 anni il 22 settembre. La regista Elisa Fuksas, figlia del grande architetto Massimiliano, ne ha quasi 50 di meno, ma l’incontro tra le due è folgorante, fa scattare battibecchi, ironia e tenerezza che fluiscono liberamente durante le due settimane di riprese in una clinica di bellezza a Castrocaro e danno vita a un film dal quale emerge la complessa personalità di Ornella.

«Un caratteraccio», sentenzia Elisa, che è consapevole del coraggio necessario per misurarsi con un mito come la Vanoni. «Non mi sono rivolta all’idolo, ma alla donna», spiega. Il risultato è bello e spontaneo. Prima Ornella si lamenta: «Perché ho accettato?», ma poi segue la sua giovane regista, che per la maggior parte del tempo la riprende in costume da bagno, mentre la cantante si sottopone a massaggi e immersioni nelle acque termali.

«Non ha avuto problemi e pudori a spogliarsi e questo già ti fa capire quanto sia libera», prosegue con ammirazione la Fuksas. «È una persona che dice quello che pensa e non si preoccupa delle conseguenze: molto strano in questi tempi in cui siamo tutti ossessionati dal politicamente corretto».

È curioso soprattutto per una donna che inizialmente fu molto timida. «A 20 anni mi iscrissi alla scuola di recitazione del Piccolo di Milano», ricorda la Vanoni. «Strehler mi disse: “Hai talento ma non i nervi per reggere”. Grazie a lui sono cambiata».

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Tra loro nacque una storia d’amore finché lei lo lasciò; scoprì la musica leggera e conobbe Gino Paoli. «E cosa accadde? », chiede la Fuksas in scena: «Un casino», è la risposta senza filtri della diva. La passione li travolse, Paoli scrisse per lei l’indimenticabile Senza fine, che dà il titolo al film.

Ma lui era sposato e lei convolò a nozze con Lucio Ardenzi: «Fu un errore. Quando nel 1962 nacque Cristiano, eravamo già separati». Del figlio ricorda la sofferenza per i lunghi periodi di lontananza. «Mi avevano costretto a ricominciare a lavorare subito dopo la sua nascita, soffrivamo entrambi molto. È da poco che abbiamo recuperato il nostro rapporto e lui mi ha perdonato. Oggi mi dice: tranquilla, non sogno più di tirarti sotto con la macchina!».

L’ironia è uno dei tratti distintivi della cantante. «La base sulla quale abbiamo costruito la nostra amicizia», prosegue Elisa. «Ci siamo divertite a scherzare perché non volevo fare un classico film retrospettivo, con tante immagini di repertorio, piuttosto dare l’idea di qualcosa che sfugge sempre, proprio come Ornella».

Che però, a differenza della sua storica rivale Mina, che si è sottratta allo sguardo del pubblico tanti anni fa, mostra il suo corpo segnato dal tempo e racconta che sta vivendo una bella vecchiaia: «Mi sono liberata di tanti tabù, mi diverto e cerco di far divertire anche gli altri». «Io invece ho il terrore d’invecchiare », ammette Elisa. «Ma vedere lei così tranquilla mi ha molto aiutato». Presentato alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia, il documentario ha strappato risate a scena aperta e una standing ovation finale per la Vanoni.

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«Sono spudorata e per niente formale. Sono anche l’unica donna al mondo che a quest’età ha fatto un disco di inediti», commenta lei, che a febbraio ha pure partecipato al Festival di Sanremo duettando con Francesco Gabbani. «Il film serviva per finire la mia vita come una fiaba». «Ornella è eterna», prosegue Fuksas, che dal padre ha ereditato un occhio speciale per la bellezza, protagonista di tutte le sue inquadrature.

«Il controllo visivo era importante proprio perché la Vanoni è una forza della natura, incontrollabile. Sul set ci sono stati litigi, ritardi, incomprensioni, lamentele da parte sua perché abbiamo girato incessantemente di giorno e di notte. Poi facevamo la pace come due vere amiche.

Lavorare con lei è devastante: una volta non è scesa dalla stanza perché ha detto che non stava bene, invece l’abbiamo trovata al bar che beveva un drink. Anche quando pensi che sei giunto alla fine, lei rispunta ancora più capace di incantarti, come una sirena». La Vanoni è ossessionata dall’acqua: «Preferisce nuotare al camminare, come il suo barboncino Ondina che in scena si tuffa continuamente nelle vasche termali, entra ed esce dalle inquadrature, abbaia, è irresistibile ». Il risultato è un film intimo e spettacolare.

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Quando Ornella Vanoni si è rivista nel documentario cos’ha detto? «Niente. Dapprima era piuttosto scioccata, perché vedersi per 80 minuti sul grande schermo è come fare una seduta di psicanalisi, poi ha detto solo che le è piaciuto. Francamente non ne dubito perché, conoscendola, se non fosse stato così me l’avrebbe detto senza problemi». «Con Elisa non ho recitato», ha commentato Ornella. «Ho fatto me stessa.

In alcuni momenti ho pensato di morire, come quando mi ha fatto girare in piscina dopo cena. “Ma siamo matti?”, le dicevo. Poi mi ha convinto perché Elisa è più matta di me. Sono stata generosa. Come è essere Ornella Vanoni? Convivo con me stessa piuttosto bene, mi conosco a memoria. Sono rinata tante volte. Dopo le grandi depressioni, che non sono mancate, invece di andare in pezzi ne sono uscita con un’idea per un disco o uno spettacolo».

Oggi la cantante ammette di soffrire un po’ di solitudine. Da molti anni non ha più un uomo accanto, dopo aver subito una grossa delusione: «Mi mancano le carezze », confessa con la consueta schiettezza. Si gode la compagnia di amici e nipoti. Elisa l’ha conosciuta quando i produttori le hanno proposto di fare il film. «La cosa più notevole che ho imparato da Ornella? », conclude Fuksas: «L’importanza del coraggio. Un giorno mi ha detto: puoi anche avere molto talento, ma se ti manca il coraggio, non ce la farai».

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