Alessia Pifferi, ecco perché l’avvocata e le psicologhe sono indagate nell’inchiesta

Alessia Pifferi è indagata insieme all’avvocata che la difende e alle due psicologhe del carcere di San Vittore per falsificazione dei risultati di un test psicodiagnostico e favoreggiamento. Secondo le intercettazioni dei colloqui avuti in carcere, le psicologhe avrebbero cercato di dimostrare che i reati contestati a Pifferi potessero essere la conseguenza del suo desiderio di costruirsi una vita familiare stabile. Inoltre, avrebbero scavato nel suo passato per determinare un profilo psicologico che potesse “spiegare” il contesto in cui è maturato il delitto. Le intercettazioni hanno evidenziato anche che durante gli incontri le psicologhe si sarebbero soffermate esclusivamente sull’aspetto processuale della vicenda anziché fornirle supporto psicologico dopo la reclusione.

Il processo a carico di Alessia Pifferi riguarda l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato per aver lasciato morire di fame e sete la figlia di 18 mesi. Quando la donna era tornata a casa dopo aver trascorso una settimana dal fidanzato, aveva trovato il corpo senza vita della bambina sul lettino. Gli investigatori ipotizzano che Alessia avesse somministrato tranquillanti alla figlia per evitare che piangesse e che avesse concentrato la sua attenzione solo su sé stessa e i suoi bisogni, considerando la figlia come un peso che poteva ostacolare la sua felicità. La difesa aveva cercato di dimostrare che Alessia fosse affetta da ritardo mentale, ma ora la situazione è tutta da rivedere.

Curiosità:
– Durante gli incontri in carcere con le psicologhe, Pifferi avrebbe insultato gratuitamente gli psichiatri nominati dal pm.
– Le psicologhe avrebbero falsificato i risultati del test psicodiagnostico per far emergere un grave deficit cognitivo di Pifferi.